Ultimo aggiornamento: 12 giugno 2026
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Il punto su un problema diffuso che nella maggior parte dei casi è un disturbo benigno, ma può anche essere un campanello d’allarme. Cos'è, quali sono i sintomi, quali sono le cause, come si diagnostica e quali sono i rimedi.
Non sempre il riposo notturno è caratterizzato da silenzio e quiete: i rumori più o meno intensi prodotti da una persona che russa sono familiari a molti. Ma si tratta solo di un fastidio per chi cerca di dormire vicino, oppure nell’atto del russare si può nascondere qualcos’altro? In 5 brevi punti esaminiamo alcune nozioni importanti sul russare.
L’atto del russare, detto russamento o roncopatia, è un fenomeno acustico che deriva dalla vibrazione dei tessuti molli delle vie aeree superiori durante il sonno. In condizioni normali, il passaggio dell’aria attraverso il naso e la faringe avviene in modo silenzioso, poiché i muscoli mantengono aperte le cavità. Durante il riposo, però, il tono dei muscoli che sostengono le vie aeree si allenta fisiologicamente. In alcune persone il rilassamento è tale che il lume della faringe tende a restringersi sensibilmente, costringendo l’aria a muoversi a velocità maggiore e in modo turbolento. Tale turbolenza fa vibrare strutture come il palato molle, l’ugola e la base della lingua, producendo il caratteristico rumore.
L’intensità del russamento varia in funzione del grado di restringimento, della conformazione del cranio e della posizione assunta durante la notte. Per esempio, la posizione supina (a pancia in su) tende ad aggravare il fenomeno poiché la forza di gravità favorisce la caduta all’indietro della lingua, che riduce ulteriormente lo spazio per il passaggio dell’aria.
Il russare è un fenomeno molto comune: si stima che una quota significativa di adulti ne soffra abitualmente. Il russamento non riguarda chi ha il ciclo mestruale, perché ormoni tipici delle mestruazioni, quali estrogeni e progesterone, agiscono come “tonificanti” naturali per i muscoli della gola, aiutando a mantenere le vie aeree ben aperte durante il sonno. Di conseguenza, chi produce questi ormoni ai livelli tipici dell’età fertile (come accade fino alla menopausa) russa mediamente meno. Quando però i livelli ormonali calano per ragioni mediche o di età, la protezione svanisce e i tessuti diventano più inclini a cedere e vibrare.
La frequenza del disturbo aumenta progressivamente con l’età, a causa di cambiamenti strutturali e funzionali dei tessuti, che perdono la loro elasticità naturale. Sebbene in molti casi il russamento sia un evento occasionale senza conseguenze cliniche gravi, quando diventa una costante può interferire pesantemente con la qualità del sonno, non solo per chi russa ma anche per chi condivide l’ambiente notturno. Questo aspetto ha una rilevante dimensione sociale e relazionale, portando spesso a tensioni o a una percezione di scarso benessere psicologico.
Le cause del russamento sono numerose e spesso coesistono nello stesso individuo. Le caratteristiche anatomiche delle vie aeree superiori hanno un ruolo centrale: un palato molle eccessivamente allungato, tonsille voluminose o una mandibola retratta possono favorire il restringimento meccanico del passaggio dell’aria. Inoltre, le ostruzioni nasali dovute a deviazioni del setto, polipi o infiammazioni croniche aumentano la resistenza al flusso dell’aria, inducendo la persona a respirare con la bocca, una condizione che facilita la vibrazione dei tessuti. Anche il sovrappeso rappresenta un fattore critico, poiché l’accumulo di tessuto adiposo nella regione del collo esercita una pressione esterna che riduce il calibro delle vie aeree.
L’assunzione di alcol o di farmaci sedativi prima di dormire rilassa eccessivamente la muscolatura faringea, aumentando le probabilità di russare. Nei bambini, il fenomeno è spesso legato all’ipertrofia di tonsille e adenoidi e può comparire già in età precoce, richiedendo un’attenzione particolare per evitare complicazioni nello sviluppo.
Il russamento è spesso innocuo, ma non deve essere considerato solo un fastidio sonoro: può essere una delle spie di un problema da non trascurare, la sindrome da apnee ostruttive del sonno (OSAS). In questa condizione, il restringimento delle vie aeree diventa così severo da provocare episodi ripetuti di ostruzione completa o parziale del flusso respiratorio. Questi eventi causano una riduzione ciclica dell’ossigenazione del sangue e scatenano brevi risvegli spesso inconsci che frammentano il sonno.
Le conseguenze sulla vita quotidiana sono rilevanti: sonnolenza diurna improvvisa, difficoltà di concentrazione, irritabilità e un aumento del rischio di incidenti stradali o sul lavoro. Sul lungo periodo, lo stress sistemico causato dalle apnee è associato a un rischio maggiore di ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari, come infarto e ictus, e alterazioni metaboliche come il diabete. Nei bambini un russamento persistente con apnee potrebbe influenzare negativamente lo sviluppo cognitivo e comportamentale a causa della scarsa ossigenazione cerebrale durante le ore notturne.
La valutazione corretta del russamento richiede un approccio clinico rigoroso che consideri la frequenza del sintomo, la presenza di stanchezza diurna e i fattori di rischio individuali. Quando si sospetta un disturbo respiratorio, l’esame più importante è la polisonnografia. Questo test permette di registrare diversi parametri durante il sonno, tra cui il flusso respiratorio, l’ossigenazione del sangue, l’attività cardiaca e quella cerebrale, fornendo un quadro preciso della serietà del problema e delle sue caratteristiche.
Il trattamento è dipende dalle cause identificate. Interventi sullo stile di vita, come la riduzione del peso corporeo, l’esercizio fisico e la limitazione dell’alcol soprattutto serale, sono spesso risolutivi nei casi più lievi. Nelle forme associate ad apnee ostruttive medie o gravi, si ricorre frequentemente alla terapia con pressione positiva continua (CPAP), attraverso un macchinario che, tramite una maschera, eroga aria a pressione costante mantenendo aperte le vie aeree. In casi selezionati, possono essere indicati dispositivi orali che portano in avanti la mandibola o interventi chirurgici mirati a rimuovere gli ostacoli anatomici.
Nonostante l’efficacia delle terapie, il russare rimane spesso un problema sottodiagnosticato perché considerato erroneamente un fenomeno normale dell’invecchiamento e un sintomo poco rilevante. Affrontare il problema se è abituale, specialmente quando è indice di apnee notturne, è invece cruciale per il benessere nel lungo periodo, per eliminare la frammentazione del sonno, ridurre il rischio di gravi patologie cardiovascolari e metaboliche, e persino per la prevenzione e la terapia oncologica. I dati della letteratura scientifica suggeriscono infatti che l’ipossia intermittente, cioè la carenza ciclica di ossigeno tipica delle apnee, possa stimolare la vascolarizzazione dei tumori e facilitarne la progressione, sebbene i nessi causali siano ancora oggetto di approfondimento da parte della ricerca. In generale occuparsi della qualità della propria respirazione notturna è molto importante per la salute.
Anna Rita Longo