Ultimo aggiornamento: 10 febbraio 2026
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Facciamo il punto su un fenomeno più comune di quanto si pensi e che può essere estremamente spiacevole per chi lo vive.
Ti è mai capitato di sentirti temporaneamente incapace di muoverti o parlare appena sveglio, o mentre ti addormentavi? Probabilmente si è trattato di una paralisi notturna o paralisi del sonno. Per gli esperti si tratta di una sorta di stato di confine, in cui, appunto, i confini tra la veglia e il sonno sfumano. Così una persona può essere allo stesso tempo consapevole di sé e di ciò che la circonda, uno stato tipico della veglia, restando però fisicamente incapace di interagire con l’ambiente, una condizione caratteristica del sonno. In questo articolo vedremo in cosa consiste la paralisi del sonno, come si manifesta, le possibili cause e come affrontarla.
Scientificamente, la paralisi notturna può essere descritta come una sorta di intrusione: una parte del sonno resta insinuata nello stato di veglia. Tra i sintomi vi può essere un senso di soffocamento, che provoca agitazione e notevole ansia. Tuttavia, cuore, polmoni e tutti gli altri organi vitali continuano a funzionare regolarmente. La difficoltà a respirare è dovuta al fatto che durante il sonno la respirazione è automatica e guidata principalmente dal diaframma. Al risveglio improvviso, il tentativo di assumere il controllo volontario della respirazione fallisce perché i muscoli toracici sono ancora in parte temporaneamente inibiti, creando l’illusione di un’ostruzione. Quando ci svegliamo improvvisamente mentre siamo ancora paralizzati dal sonno, cerchiamo di prendere il controllo del respiro volontario, ma i muscoli del torace non rispondono immediatamente al comando, creando così l’illusione di non riuscire a respirare. In questo stato anche la percezione del tempo è alterata e i secondi sembrano dilatarsi notevolmente, anche se il fenomeno ha una durata molto breve.
Tra le persone che lo sperimentano vi è la convinzione che il disturbo sia estremamente raro. Le stime, per quanto variabili, dicono invece che moltissimi individui hanno vissuto questa esperienza almeno una volta. In alcuni casi il fenomeno è così frequente da incidere sulla qualità della vita.
Il problema sembra nascere da un meccanismo biologico che agisce nel momento sbagliato, generando una tra le cosiddette parasonnie, i disturbi del sonno che possono essere legati a condizioni patologiche o a semplici eventi temporanei. Quando dormiamo, l’attività cerebrale varia, alternando diverse fasi. La fase REM è quella in cui si sogna di più e l’acronimo, dall’inglese “Rapid Eye Movement”, indica i rapidi movimenti oculari che lo caratterizzano. Durante la fase REM, il nostro cervello registra un’intensa attività della corteccia cerebrale e invia un segnale biochimico ai muscoli volontari, inattivandoli. Questo meccanismo fisiologico coinvolge i motoneuroni spinali che controllano i movimenti attraverso il rilascio di glicina e GABA. Verosimilmente, lo stato di atonia (il termine che in gergo indica la perdita di tono muscolare) aiuta a evitare che eventuali movimenti indotti dai sogni possano metterci in pericolo. La paralisi del sonno si può invece verificare quando c’è un errore di sincronizzazione nel passaggio tra veglia e sonno: il cervello torna cosciente quando il sistema di sicurezza che blocca i muscoli è ancora attivo, perché la fase REM non è ancora del tutto conclusa.
Le manifestazioni più impressionanti della paralisi notturna sono alcune allucinazioni che possono verificarsi durante l’addormentamento (ipnagogiche, dal greco “hýpnos”, “sonno”, e “agogós”, “che conduce”) o al risveglio (ipnopompiche, dal greco “hýpnos”, “sonno”, e “pompé”, “invio, spinta”, da “pémpo”, “mando, invio”). Poiché il cervello è in uno stadio ibrido tra sonno e veglia, continua a produrre immagini oniriche vivide, a volte angoscianti, che si sovrappongono alla realtà. Oltre alle visioni, molti riferiscono sensazioni che coinvolgono l’udito o il tatto, come un forte senso di peso sul petto o su altre parti del corpo, o la percezione di suoni. Altri riportano sensazioni di uscita dal proprio corpo, che comportano il vedersi dall’alto, oppure la percezione di volare, galleggiare, o anche illusioni motorie di accelerazione o rallentamento. Tutte queste allucinazioni sono percepite come estremamente realistiche e concrete, il che spiega storicamente i numerosi racconti e opere d’arte, come il quadro “L’incubo” di Johann Heinrich Füssli, legati a presunte esperienze paranormali.
I ricercatori hanno identificato diversi fattori che aumentano il rischio che una paralisi del sonno si verifichi, principalmente legati alla frammentazione e all’irregolarità del sonno, che possono essere favorite dai ritmi frenetici della vita contemporanea. Lo stress, l’ansia e l’uso eccessivo di schermi luminosi prima di dormire disturbano i ritmi sonno-veglia e non favoriscono il riposo fisiologico. Anche l’assunzione di alcuni tipi di farmaci o la presenza di specifiche patologie possono contribuire al fenomeno. La genetica sembra avere un ruolo, come pure la posizione supina, che favorisce i micro-risvegli.
È fondamentale notare che in alcuni casi la paralisi del sonno può essere uno dei sintomi rivelatori della narcolessia, una malattia neurologica caratterizzata da un’intensa sonnolenza diurna, un sintomo che non va mai trascurato.
Per ridurre gli episodi, la strategia più efficace è agire sull’igiene del sonno, in modo da renderlo meno frammentato. Oltre a mantenere orari regolari, è molto utile consumare pasti leggeri ed evitare fumo e alcolici prima di andare a dormire, assicurandosi inoltre che la camera da letto resti silenziosa e buia.
Se ci si ritrova bloccati, è possibile concentrarsi su piccoli movimenti delle dita o del viso per segnalare al cervello il risveglio; anche tentare di rilassarsi e focalizzarsi su pensieri neutri potrebbe essere efficace.
Nella maggior parte dei casi non occorrono interventi medici. Per chi ha invece una qualità della vita compromessa da questo problema, si stanno studiando specifiche terapie farmacologiche e comportamentali. Quando il disturbo è collegato a problemi di salute mentale o a disagio psicologico, un approccio terapeutico mirato potrebbe mitigarne sensibilmente la frequenza.
Anna Rita Longo