Ultimo aggiornamento: 30 giugno 2026
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L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato che circa il 30-40% dei casi di cancro può essere prevenuto lavorando sui principali fattori di rischio modificali. Tra questi vi sono seguire un’alimentazione varia ed equilibrata, ricca di alimenti vegetali come frutta, verdura, cereali integrali e legumi, e povera di carni rosse e processate, alimenti ricchi di grassi e zucchero, evitare, se possibile, gli alcolici, fare esercizio fisico regolarmente. L’attività fisica, in particolare, non aiuta solo a prevenire il cancro, ma può avere un ruolo fondamentale sia durante le terapie oncologiche, sia al termine del percorso di cure.
In questo articolo risponderemo alle domande:
“Sei malato, forse dovresti riposarti.” Una frase che tante persone con diagnosi di tumore si sentono dire da parenti e amici. Eppure, forse sarebbe più giusto dire: “Sei malato, se puoi cerca di muoverti un po’”.
Secondo una recente revisione, pubblicata nel 2025, mantenersi attivi contribuisce sia alla prevenzione dei tumori, sia ad affrontare meglio il percorso terapeutico dopo aver ricevuto una diagnosi di cancro. L’esercizio fisico aiuta infatti a mantenersi in forze, a superare meglio le terapie e ha inoltre un effetto positivo anche dal punto di vista psicologico, come si può osservare in un testo sulle linee guida dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).
Eppure, ancora oggi quasi 4 pazienti oncologici su 10 (il 38% circa) sono sedentari per diversi motivi, tra cui il contesto socioeconomico, la presenza di altre patologie mediche debilitanti o condizioni scarse di salute dopo i trattamenti. Spesso a limitare l’esercizio fisico incidono anche problemi di mobilità, dolore, ansia e depressione, come evidenziano i risultati di uno studio condotto su un gruppo di pazienti di oltre 50 anni, con tumore al seno, residenti in comunità coreane.
Inoltre, spesso i medici non forniscono ai pazienti raccomandazioni dettagliate sulle modalità con cui praticare attività fisica dopo una diagnosi di tumore o durante le terapie.
Secondo uno studio condotto nel Regno Unito, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Supportive Care in Cancer nel 2021, solo il 52% circa dei pazienti oncologici riceve indicazioni sull’attività fisica da praticare. Di questi, inoltre, solo il 30% ottiene anche informazioni specifiche sul tipo di attività da svolgere e appena il 14% è stato indirizzato ad altre informazioni o a uno specialista per suggerimenti mirati.
Svolgere attività fisica riduce ansia, depressione, dolore, aumenta inoltre la forza fisica e l’energia e contribuisce al benessere psicofisico. Oltre che essere uno strumento di prevenzione primaria si inizia a considerare l’esercizio fisico anche come uno strumento fondamentale nel percorso di cura.
Lo spiegano gli esperti della Società americana di oncologia medica (ASCO), secondo i quali l'attività motoria contribuirebbe anche al mantenimento della mobilità e dell’autonomia, alla riduzione del rischio di cadute, al miglioramento della qualità del sonno e al controllo del peso corporeo, un fattore decisivo nella prevenzione di molti tumori e delle recidive.
Già nel 2010, durante una conferenza dell’American College of Sports Medicine, da alcuni esperti era stato confermato che i pazienti oncologici possono praticare attività fisica in sicurezza. Le successive linee guida – aggiornate circa 10 anni dopo e pubblicate sulla rivista Medicine & Science in Sports & Exercise – includono l’esercizio fisico come raccomandazione standard per chi ha ricevuto una diagnosi di tumore.
Rimanere attivi ha un impatto anche sull’esito clinico: migliora la sopravvivenza dei pazienti, aumenta l’efficacia delle terapie e riduce il rischio di sviluppare altri tumori o malattie croniche, tra cui problemi cardiovascolari e diabete.
Gli esiti dello studio clinico CO.21 CHALLENGE Trial, presentati in occasione del congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), a giugno 2025, hanno mostrato che seguire un programma strutturato di esercizio fisico dopo i trattamenti ha ridotto del 28% circa il rischio di recidiva o di sviluppare un nuovo tumore, e del 37% circa il rischio di prognosi negativa. Nello studio sono stati coinvolti circa 900 pazienti con carcinoma del colon-retto ad alto rischio in stadio avanzato.
Lo studio PREFERABLE-EFFECT è stato invece condotto con un gruppo di donne di età media di 55 anni, affette da cancro alla mammella metastatico. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Medicine nel 2024, hanno mostrato che svolgere attività fisica può portare a una riduzione della stanchezza dovuta ai trattamenti, a una diminuzione degli effetti collaterali delle terapie e, più in generale, a un miglioramento significativo della qualità della vita. Nello studio, in cui sono state coinvolte soprattutto pazienti con metastasi ossee, i ricercatori hanno anche contribuito a dimostrare che l’esercizio fisico è sicuro ed efficace anche in questo contesto clinico.
Infine, secondo una revisione sistematica pubblicata sulla rivista The Breast nel 2019, condotta sui dati di quasi 25.000 pazienti seguite dopo un tumore alla mammella, le donne più attive presentavano un rischio di morte per tumore di circa il 40% inferiore rispetto a quelle meno attive.
Tuttavia, saranno necessarie ulteriori ricerche scientifiche per chiarire meglio i nessi di causa ed effetto di queste osservazioni epidemiologiche.
Occorre premettere che le certezze in quest’ambito sono ancora molte. Tuttavia, diverse indicazioni suggeriscono che muovere il corpo permetta di consumare energia, ridurre la sedentarietà e attivare numerosi processi biologici che sostengono lo stato di salute complessivo. Grazie ai dati finora raccolti, la comunità scientifica concorda nel riconoscere il ruolo dell’esercizio fisico nell’influenzare sia l’insorgenza sia la progressione di un tumore e nel migliorare la risposta alle terapie.
L’esercizio fisico moderato-intenso è associato a molteplici processi biologici che possono ridurre il rischio di sviluppare un tumore o, in caso di malattia già in corso, di andare incontro a una recidiva. Gli effetti positivi sono molteplici e i più conosciuti includono:
Per i pazienti oncologici esistono programmi specifici di attività fisica. Per esempio, nell’ambito dello studio CHALLENGE, citato sopra, sono stati messi a punto programmi su misura per pazienti, che sono stati sviluppati e monitorati per un periodo di tempo di circa 3 anni.
Più in generale, l’attenzione verso l’attività fisica – da intendersi non in sostituzione dei trattamenti oncologici, ma come parte dello standard di cura – è in costante crescita. La “exercise oncology” è, a questo proposito, una disciplina emergente, il cui obiettivo è definire programmi strutturati di esercizio fisico, a partire dalle evidenze scientifiche sull’importanza di svolgere attività fisica durante il percorso di cura.
Su questa spinta è nato anche il Cancer & Exercise Program Directory, un programma sostenuto dall’American College Sports Medicine (ACSM) all’interno del movimento Moving Through Cancer, che si impegna ad affiancare pazienti e medici nella ricerca di programmi di riabilitazione ed esercizio fisico. La piattaforma è disponibile online e raccoglie oltre 2.300 programmi di attività fisica supervisionati, disponibili principalmente negli Stati Uniti e solo 2 in Italia. Tali programmi sono concepiti come un supporto per il personale medico specializzato nell’assistenza ai pazienti oncologici.
A oggi, le linee guida internazionali raccomandano agli specialisti di prescrivere ai pazienti l’esercizio fisico e ne promuovono l’integrazione all’interno dei percorsi di cura. Tuttavia, in Italia e in molti altri Paesi il ricorso all’attività fisica durante la fase dei trattamenti è ancora difficile e limitata per diverse ragioni.
Da un lato è necessario migliorare la comunicazione tra medico e paziente e il ricorso alle linee guida internazionali da parte degli oncologi, affinché ogni paziente segua un corretto stile di vita durante le cure. A tal fine sarebbe utile che il paziente, con l’aiuto del medico, adottasse una strategia pianificata, che preveda il raggiungimento di specifici obiettivi. Nonostante ciò, spesso questo non è possibile a causa dei limiti logistici del Servizio sanitario nazionale, tra cui la mancanza di tempo per un adeguato approfondimento durante le visite oncologiche.
Il problema non è soltanto la mancanza di tempo. Gli operatori sanitari, che dovrebbero essere figure cruciali nel promuovere l’importanza di svolgere attività fisica durante il percorso terapeutico, spesso non hanno ricevuto in proposito una formazione adeguata, né hanno sufficienti informazioni sull’esercizio fisico come strumento riabilitativo dopo la malattia. Risulta quindi fondamentale pensare a programmi specifici di aggiornamento per gli oncologi medici e l’istituzione di figure specializzate, come oncologi fisioterapisti o professionisti sportivi formati nelle cure oncologiche, ai quali i pazienti possano essere indirizzati.
I programmi a oggi integrati nel Servizio sanitario – prima, durante e dopo le terapie – si sono dimostrati efficaci. Nonostante ciò, in Italia la loro implementazione è ancora estremamente limitata, riducendo così la possibilità che l’attività fisica venga prescritta dall’oncologo. Di conseguenza, oggi gli specialisti fanno riferimento alle linee guida dell’OMS, valide per la popolazione generale.
Tali raccomandazioni prevedono, per gli adulti, di svolgere almeno 150 minuti a settimana (o 30 minuti al giorno) di attività fisica moderata, da adattare a come ci si sente e alla propria mobilità, o 75 minuti di allenamento intenso 2 volte a settimana. Tali linee guida, tuttavia, sono generiche e dunque non specificano frequenza, intensità, durata e progressione specifiche per i pazienti oncologici. In ogni modo, l’attività consigliata combina esercizi aerobici con un lavoro di forza muscolare ed esercizi di equilibrio, e include:
Sebbene le ricerche indichino che fare attività fisica è generalmente sicuro per i malati oncologici e comporti molti benefici, nei programmi di esercizio occorre tenere conto di alcuni fattori: condizioni specifiche dei pazienti, del tipo di tumore, dei trattamenti in corso e dei loro effetti secondari sull’organismo. Per questa ragione è importante chiedere sempre al proprio oncologo come e quanto muoversi ed eventualmente rivolgersi a un ulteriore specialista (per esempio un medico fisiatra o un fisioterapista) per una prescrizione più adattata o una supervisione degli esercizi fisici.
Anche durante un trattamento oncologico è possibile fare esercizio in sicurezza, prestando attenzione e monitorando i segni di sovraccarico. Dolori ossei, instabilità, insorgenza di febbre o eccessivo affaticamento sono segnali da non sottovalutare. In quel caso è sempre utile rivolgersi al proprio medico curante.
Durante le terapie è fondamentale integrare l’esercizio mantenendo un’intensità moderata e aumentare gli sforzi in modo progressivo in base alla tolleranza del proprio organismo e alle disposizioni date dagli specialisti.
Per situazioni specifiche o stati clinici particolari restano valide le indicazioni generali e sarà l’oncologo a definire le modalità e intensità di esercizio fisico da svolgere.
Autore originale: Agenzia Zoe
Revisione di Denise Cerrone in data 30/06/2026
Agenzia Zoe