Tumore del rene

Il rene può essere colpito da malattie molto comuni, come l’ipertensione arteriosa, il diabete e la calcolosi. Talvolta i reni possono arrivare a sviluppare delle vere e proprie lesioni solide di tipo tumorale.

Ultimo aggiornamento: 7 aprile 2021

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Cos'è

I reni sono due organi pari, posti simmetricamente nella parte posteriore dell'addome, a livello lombare.

Hanno la forma di due fagioli, delle dimensioni di un pugno, e contengono formazioni tubulari che filtrano il sangue trattenendo le sostanze di rifiuto prodotte dall'organismo. Queste sono poi espulse con le urine, che sono il prodotto finale della filtrazione renale.

In genere il cancro del rene si origina proprio dalla proliferazione incontrollata di cellule che rivestono l'interno di questi tubuli, anche se talvolta può aver inizio anche da altri tessuti o dalla capsula che riveste esternamente l'organo stesso.

Quanto è diffuso

I tumori del rene e delle vie urinarie rappresentano una proporzione variabile tra il 2 e il 5 per cento (a seconda dell’età) di tutti i tumori e nel genere maschile hanno una frequenza quasi doppia rispetto a quello femminile. Le stime di AIRTUM (Associazione italiana registri tumori) parlano di 13.500 nuove diagnosi di all'anno (9.000 negli uomini e 4.500 nelle donne). Si stima che il rischio di sviluppare un tumore del rene sia pari a 1 su 38 negli uomini e a 1 su 89 nelle donne.

La probabilità di sviluppare questo tumore cresce con l'aumentare dell'età e il picco massimo di insorgenza è intorno ai 70 anni.

In Italia ogni anno muoiono circa 3.700 persone a causa del tumore del rene.

Chi è a rischio

Il principale e il più diffuso fattore di rischio è il fumo di sigaretta: il numero di sigarette fumate ogni giorno e il numero di anni di esposizione sono direttamente proporzionali all'aumento del rischio di questa malattia.

Altri due fattori di rischio molto importanti sono l’obesità e l’ipertensione arteriosa. Fumo e obesità hanno un ruolo preponderante, rispettivamente, nel sesso maschile e in quello femminile.

Anche l'esposizione cronica ad alcuni metalli e sostanze particolari (come cadmio, fenacetina e trielina) può costituire un fattore di rischio, tuttavia i dati in proposito sono a oggi controversi.

Esistono poi delle forme ereditarie e famigliari molto rare – come, ad esempio, la sindrome di von Hippel-Lindau, trasmessa con il gene VHL.

Prevenzione

Al momento attuale non è possibile prevenire il tumore del rene, se non evitando fattori di rischio come il fumo. L'esecuzione annuale di un'ecografia dell'addome (pur non essendo raccomandata da alcuna linea guida perché non risponde ai criteri di costo-efficacia richiesti da uno screening) può favorire la diagnosi precoce non solo del tumore al rene, ma anche di altri visceri (fegato, pancreas, vescica). Questo tipo di sorveglianza va però eventualmente consigliata dal medico sulla base del rischio individuale del paziente.

Tipologie

I tumori a cellule renali comprendono un’ampia gamma di varianti istologiche. Le più frequenti sono il carcinoma a cellule chiare (70-80 per cento dei casi), il carcinoma renale papillare (10-15 per cento) e il carcinoma cromofobo (5 per cento).

In una piccola percentuale di casi (2 per cento) il carcinoma può essere multiplo o bilaterale, cioè manifestarsi in entrambi i reni.

Un altro tipo di tumore del rene, più raro, è costituito dai sarcomi, nelle loro varie forme (liposarcomi, leiomiosarcomi, rabdomiosarcomi, angiosarcomi, fibrosarcomi) che originano in tessuti diversi (nella capsula oppure nelle strutture che circondano il rene).

Nei bambini il tumore del rene più tipico è il nefroblastoma o tumore di Wilms.

Sintomi

Il tumore renale localizzato non dà sintomi specifici e la diagnosi è di solito incidentale, cioè avviene per caso durante esami eseguiti per altri motivi.

Il tumore del rene è generalmente asintomatico se non in fase avanzata. I sintomi classici sono tre: una massa palpabile nell'addome, sangue nelle urine (ematuria) e dolore localizzato a livello lombare.

Ci sono, poi, i sintomi definiti “sistemici” o “paraneoplastici” che interessano tutto l'organismo e sono causati da sostanze prodotte dal tumore del rene. Si tratta per esempio di perdita di peso, marcata stanchezza, febbriciattola, anemia, ipertensione e ipercalcemia.

Il cancro del rene può dare metastasi, attraverso i vasi linfatici regionali o – più frequentemente – i vasi sanguigni. Le metastasi si trovano principalmente nel polmone (nel 50-60 per cento dei casi), nel fegato (nel 30-40 percento dei casi) e nelle ossa (in circa il 30-40 per cento dei casi), ma possono colpire saltuariamente anche il surrene, l'altro rene, il cervello, la milza, l’intestino e la cute.

Diagnosi

L'esame clinico consente di solito solo diagnosi tardive. Fondamentali per la diagnosi di un tumore del rene sono le tecniche di diagnostica per immagini.

Tramite ecografia è possibile distinguere una massa di natura solida (più preoccupante) da una cisti (in genere ripiena di liquido). Invece la tomografia computerizzata (TC) o la risonanza magnetica (RM), oltre a consentire di distinguere la natura della massa, offrono ulteriori informazioni sull'estensione locale della malattia e su eventuali metastasi.

Circa il 60 per cento delle diagnosi di tumore del rene sono “diagnosi incidentali”: la presenza del tumore viene scoperta per caso, quando il paziente si sottopone ad accertamenti medici, tipicamente a un’ecografia dell’addome, per altri motivi.

A oggi non esistono ancora marcatori tumorali utili per la diagnosi del tumore del rene.

Evoluzione

Per descrivere il tumore del rene, la sua sede ed estensione, nonché il coinvolgimento di altre strutture o organi, si utilizza la classificazione internazionale basata sul sistema TNM.

A seconda dello stadio di gravità i tumori del rene sono classificati in:

  • stadio I: il tumore è limitato al rene con diametro massimo di 7 cm;
  • stadio II: il tumore è confinato al rene, ma con diametro > 7 cm;
  • stadio III: il tumore non è più confinato al rene, ma non ha ancora dato metastasi a distanza;
  • stadio IV: il cancro ha dato metastasi a distanza (in polmoni, fegato, ossa…).

In Italia, il 71 per cento dei pazienti è vivo a distanza di 5 anni dalla diagnosi di tumore del rene. La prognosi migliora se la diagnosi è precoce: più di 95 pazienti su 100 a cui viene diagnosticata una piccola massa renale sono vivi dopo 5 anni.

Quando il tumore è diagnosticato in stadio iniziale, la ricaduta (recidiva) dopo le cure è poco frequente, inferiore al 10 per cento nei primi 10 anni dalla diagnosi. Al contrario, quando viene diagnosticato tardivamente ed è già localmente avanzato o metastatico ha un andamento molto più aggressivo: la probabilità di avere una ripresa di malattia è superiore al 50 per cento nei primi 5 anni.

Come si cura

La chirurgia è il trattamento standard del tumore del rene localizzato.

La nefrectomia radicale consiste nell’asportazione dell’intero rene. In caso di neoplasie di piccole dimensioni confinate al rene si può optare per la chirurgia conservativa, che consiste nel rimuovere unicamente il tumore, risparmiando il resto dell’organo.

In casi particolari, quali tumori di piccole dimensioni, malattia bilaterale o neoplasie difficilmente aggredibili chirurgicamente, una delle opzioni praticabili è la terapia focale, ossia l’ablazione della massa usando il freddo (crioablazione) o il caldo (termoablazione). Eccezionalmente, soprattutto nei pazienti anziani con tumori di piccole dimensioni, si può ricorrere alla sorveglianza attiva: il paziente viene monitorato periodicamente per accertare eventuali variazioni nel tumore e intervenire con tempestività.

Il tumore renale metastatico non viene trattato con la chemioterapia classica, ma con le terapie a bersaglio molecolare e con l’immunoterapia. Attualmente lo standard di terapia prevede la combinazione di un farmaco immunoterapico con un farmaco biologico a bersaglio molecolare, che riconosce e agisce su specifiche molecole che contribuiscono a inibire l’angiogenesi (cioè la formazione dei vasi sanguigni) e quindi la crescita del tumore.

I farmaci immunoterapici utilizzati fanno parte dei cosiddetti “inibitori dei checkpoint immunologici”, anticorpi monoclonali che “tolgono il freno” ai linfociti, un tipo di globuli bianchi in grado di distruggere le cellule tumorali.

Le informazioni di questa pagina non sostituiscono il parere del medico.

  • Autori:

    Agenzia Zoe