Tumore dei testicoli

La diagnosi di questo tumore è relativamente facile e nella maggioranza dei casi il sospetto nasce da un ingrossamento di un testicolo. Scoprire il tumore in stadio iniziale permette la guarigione nel 99 per cento dei casi.

Ultimo aggiornamento: 18 novembre 2020

Tempo di lettura: 6 minuti

Cos'è

I testicoli sono gli organi in cui nell'uomo avviene la formazione degli spermatozoi e di alcuni ormoni maschili (hanno una funzione analoga a quella delle ovaie nella donna). I testicoli sono due, contenuti nello scroto, una borsa di pelle situata direttamente sotto il pene. Il cancro del testicolo è un tumore maschile in cui le cellule tumorali si formano a partire dai tessuti di uno o di entrambi i testicoli. Di norma il tumore colpisce un solo testicolo ma gli uomini che in passato hanno già avuto questa neoplasia hanno un rischio più elevato di sviluppare lo stesso tumore nell’altro testicolo.

La parola all'esperto

L'urologo Francesco Montorsi parla dei tumori dei testicoli e fa il punto sui progressi della ricerca su queste malattie.

Quanto è diffuso

Nel 2020 sono attese 2.300 nuove diagnosi di tumore del testicolo soprattutto tra la popolazione giovanile: è infatti il tumore più diffuso nella fascia d’età tra i 15 e i 40 anni, mentre è molto raro che si manifesti dopo i 60.

La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è complessivamente del 91 per cento circa, ma le strategie messe in atto per diagnosticarlo il prima possibile, e la possibilità di intervenire con trattamenti multidisciplinari offerti dai centri di alta specialità, hanno permesso di raggiungere tassi di curabilità molto elevati: del 99 per cento se la malattia viene scoperta in fase iniziale, del 90 per cento se c’è il coinvolgimento dei linfonodi addominali e di oltre l’80 per cento in casi di metastasi a polmoni, fegato e ossa. Per quanto riguarda la prevalenza, sono circa 63.400 gli uomini viventi in Italia dopo una diagnosi di tumore del testicolo.

I fattori di rischio

Le cause del cancro al testicolo restano sconosciute, anche se diversi fattori di rischio possono favorirlo. Tra questi, il principale è il criptorchidismo, cioè la mancata discesa nello scroto di uno dei testicoli, che resta nell'addome o nell'inguine. Questa condizione aumenta le probabilità di trasformazione maligna delle cellule fino a 10 volte rispetto alla popolazione generale, con un rischio variabile a seconda della sede del criptorchidismo: elevata se il testicolo è nell'addome e più bassa se è nell'inguine. Le probabilità si riducono ulteriormente se l'anomalia viene corretta chirurgicamente prima dei sei anni di età. È importante che il pediatra spieghi ai genitori che il criptorchidismo rappresenta comunque un aumento del rischio per questo tumore in modo tale che il bambino, una volta cresciuto, ne sia consapevole ed effettui regolarmente una volta al mese l’autopalpazione dei testicoli per facilitare la diagnosi precoce nel caso in cui insorgesse il tumore.

Un altro importante fattore di rischio è la sindrome di Klinefelter, dovuta a una anomalia nei cromosomi. Infine, gli uomini che hanno avuto un tumore al testicolo hanno un rischio di 20-50 volte superiore di sviluppare lo stesso tumore nell'altro testicolo.

Vanno considerati anche: una storia familiare positiva per questo tumore, l'esposizione a sostanze che interferiscono con l'equilibrio endocrino (per esempio l'esposizione professionale e continuativa a pesticidi), l'infertilità (gli uomini sterili hanno un rischio di sviluppare il tumore tre volte superiore agli uomini fertili) e il fumo.

Non c'è un solo tumore del testicolo

I tumori testicolari si dividono in due tipi:

Seminomi: rappresentano circa la metà dei casi e sono le forme a decorso più favorevole. Consistono nella trasformazione maligna delle cellule germinali, cioè di quelle che danno origine agli spermatozoi; sono i tumori testicolari più frequenti nella quarta decade di vita e si associano spesso a una variante che coinvolge anche cellule non seminali (in questo caso si parla di forme germinali miste).

Non seminomi: includono differenti forme tra cui i carcinomi embrionali, i coriocarcinomi, i teratomi e i tumori del sacco vitellino, quella parte associata all'embrione che contiene materiale di riserva per il suo nutrimento.

Come si manifesta

Di solito il tumore esordisce con un nodulo, un aumento di volume, un gonfiore o un senso di pesantezza del testicolo. Per questo è importante che gli uomini imparino a fare l'autoesame del testicolo (così come le donne fanno l'autoesame del seno) palpando l'organo di tanto in tanto per scoprire in tempo eventuali anomalie. Anche la brusca comparsa di un dolore acuto al testicolo è tipica di questo tumore, assieme a un rapido aumento del volume dell’organo che può essere provocato da un’emorragia all'interno del tumore. Altro sintomo da non trascurare è il rimpicciolimento del testicolo, che può essere a sua volta un segnale di esordio della malattia.

Prevenzione

Per i tumori del testicolo non esistono programmi di prevenzione organizzati. Gli stessi marcatori tumorali quali alfa-feto proteina e beta-HCG (sostanze che si possono trovare nel sangue in presenza di questo tipo di cancro), utili per la conferma della diagnosi e per seguire nel tempo l'evoluzione della malattia, non servono per la diagnosi precoce. Data tuttavia la giovane età della popolazione a rischio, va sottolineata l'importanza dell'autopalpazione del testicolo, con attenzione verso qualsiasi modifica dell'anatomia o della forma dello scroto. Adulti e ragazzi dovrebbero conoscere dimensioni e aspetto dei loro testicoli, esaminandoli almeno una volta al mese dopo un bagno caldo, cioè con il sacco scrotale rilassato. Ogni testicolo andrebbe esaminato facendolo ruotare tra pollice e indice alla ricerca di noduli anomali, che dovrebbero essere immediatamente fatti esaminare dal medico. Questa abitudine può consentire una diagnosi precoce. È importante insegnare ai ragazzi questa manovra anche perché l'esame dei testicoli previsto in passato in occasione del servizio militare obbligatorio non viene più svolto dopo l’abolizione della leva.

Diagnosi

Dopo l’esame obiettivo da parte dello specialista, la diagnosi del tumore viene effettuata tramite un’ecografia testicolare e/o un ecocolordoppler per valutare l’estensione della lesione e per differenziare il tumore da lesioni benigne come le cisti. Oltre a questi esami, si dosano alcuni marcatori, cioè sostanze presenti nel sangue prodotte dalle cellule tumorali o indotte dalla presenza del tumore: tali marcatori sono l’alfa-feto proteina (αFP), la beta-HCG (βHCG) e la latticodeidrogenasi (LDH). In caso di sospetta positività, si procede all’intervento chirurgico con una piccola incisione a livello inguinale per asportare la lesione, che viene molto spesso studiata nel corso dell’operazione stessa: se c’è conferma che si tratta di un tumore si procede subito con l’asportazione del testicolo. Successivamente un esame istologico approfondito stabilisce le caratteristiche del tumore e il paziente viene sottoposto a ulteriori indagini, come la TAC del torace e dell’addome, per verificare la presenza di metastasi, ovvero se alcune cellule tumorali si sono diffuse in altre parti dell'organismo. Sulla base dei risultati il team multidisciplinare stabilirà i trattamenti specifici per il singolo paziente.

Evoluzione

Il cancro del testicolo è classificato nei seguenti stadi:

  • stadio I, con tumore circoscritto al testicolo;
  • stadio II, con tumore diffuso ai linfonodi dell'addome;
  • stadio III, quando il tumore si è diffuso oltre ai linfonodi, anche con metastasi a distanza in organi quali polmoni e fegato.

Le terapie

I trattamenti disponibili sono diversi a seconda del tipo di tumore e della sua estensione. Il riscontro di marcatori tumorali (αFP, βHCG e LDH) è importante non solo, come abbiamo visto, per la diagnosi, ma anche per il trattamento, perché consente di stabilire la terapia più adatta al singolo caso e di monitorarne l’efficacia.

Il paziente con tumore del testicolo può avere problemi di fertilità e deve essere informato che può preservarla, conservando campioni di liquido seminale raccolto prima dell'intervento chirurgico in una banca del seme.

Ecco in sintesi i trattamenti disponibili:

  • Per diversi casi in cui il tumore viene diagnosticato quando è ancora in fase iniziale, l’intervento di rimozione del testicolo può essere l’unico tipo di trattamento necessario, a cui seguirà una sorveglianza attiva che consiste nell’eseguire controlli del sangue e indagini ecografiche e radiografiche nel tempo. Tecnicamente l’intervento si definisce orchiectomia, si esegue attraverso un’incisione inguinale e prevede l’asportazione di testicolo, epididimo e funicolo spermatico con i rispettivi vasi sanguigni.

Dopo l'asportazione del testicolo, durante lo stesso intervento o successivamente, viene inserita una protesi in silicone (analoga al testicolo per consistenza, forma e dimensioni) che consente di mantenere l'aspetto estetico dello scroto. In altri casi alla chirurgia si associano chemioterapia e/o radioterapia. In caso di diffusione del tumore oltre i testicoli sarà necessario un secondo intervento. Se il tumore ha raggiunto i linfonodi si può ricorrere a un intervento di rimozione dei linfonodi addominali.

  • Chemioterapia. L’utilizzo della chemioterapia dipende dal tipo di tumore, dalle dimensioni e dallo stadio; sia i seminomi che i non-seminomi rispondono particolarmente bene alla chemioterapia, trattamento che ha cambiato radicalmente le prospettive di sopravvivenza a questi tipi di tumore, prima spesso incurabili. Può essere somministrata per prevenire le ricadute (chemioterapia precauzionale) e quando sono coinvolti altri organi a distanza.
  • Radioterapia. È particolarmente efficace nei seminomi; le forme non-seminomi non sono sensibili a questo tipo di trattamento.

Le informazioni di questa pagina non sostituiscono il parere del medico.

  • Autori:

    Agenzia Zoe