Mesotelioma

Il mesotelioma maligno è un tumore raro che colpisce più frequentemente gli uomini ed è associato soprattutto all'esposizione all'amianto.

Ultimo aggiornamento: 9 febbraio 2026

Tempo di lettura: 7 minuti

Cos'è

Il mesotelioma è un tumore che ha origine dalle cellule del mesotelio, ovvero la membrana che riveste, come una sottile pellicola, gli organi interni. A seconda dell'area che ricopre, il mesotelio assume nomi diversi: viene chiamato pleura nel torace, peritoneo nell'addome, pericardio nello spazio attorno al cuore e tunica vaginale nella zona attorno ai testicoli.

Nel mesotelio possono svilupparsi anche tumori benigni, come per esempio i tumori adenomatoidi e il mesotelioma cistico benigno, che in genere vengono rimossi chirurgicamente e non richiedono ulteriori trattamenti.

Quanto è diffuso

Il mesotelioma maligno è un tumore raro che colpisce prevalentemente gli uomini. Secondo i dati più recenti del rapporto “I numeri del cancro 2025” a cura di AIOM, AIRTUM, Fondazione AIOM e PASSI, nel 2024 sono state stimate in Italia circa 1.779 nuove diagnosi, 1.328 negli uomini e 451 nelle donne, pari, rispettivamente, a quasi l’1% e lo 0,3% di tutti i tumori diagnosticati.

Il 90% dei mesoteliomi è dovuto all’esposizione ad amianto, un materiale che è stato utilizzato soprattutto negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. Poiché intercorrono di solito alcuni decenni tra l’esposizione all’amianto e l’eventuale insorgenza del mesotelioma, ci si attende che il picco del numero di diagnosi verrà raggiunto in questo decennio. Per legge, dato che spesso si tratta di una malattia da esposizione professionale, tutti i casi di mesotelioma vengono segnalati al Registro nazionale mesoteliomi (ReNaM) nell’ambito di un sistema nazionale di sorveglianza.

Chi è a rischio

Come anticipato, il principale fattore di rischio per il mesotelioma è l'esposizione all'amianto. Con il termine amianto o asbesto si indica una famiglia di minerali appartenenti alla classe dei silicati, con struttura fibrosa e molto resistenti al calore. Le fibre di amianto, oltre mille volte più sottili di un capello umano, possono essere inalate e danneggiare le cellule. Se si depositano nei polmoni, le fibre di amianto possono dare origine ad altre malattie oltre al mesotelioma, tra cui l'asbestosi, una fibrosi del tessuto polmonare che impedisce la corretta espansione dell'organo, e il tumore polmonare.

La maggior parte dei mesoteliomi interessa persone che sono entrate in contatto con l’amianto sul posto di lavoro. Tuttavia, anche l’esposizione non professionale, per esempio quella di tipo ambientale, all’asbesto e ad altre fibre minerali asbestiformi aumenta il rischio di mesotelioma. I familiari dei lavoratori esposti all’amianto sono anch’essi a rischio, dal momento che le fibre di amianto si possono depositare sui vestiti ed essere trasportate dal posto di lavoro a casa: in tal caso si parla di esposizione passiva all’asbesto.

Come anticipato, il periodo di latenza, ossia il tempo che intercorre tra l’esposizione all’amianto e la comparsa del mesotelioma, è molto lungo, pari a circa 40-50 anni. Il rischio aumenta all'aumentare della durata dell'esposizione e della quantità di fibre di amianto inalata.

Altri fattori di rischio meno comuni per il mesotelioma sono l’esposizione alle radiazioni ionizzanti o al diossido di torio, utilizzato fino al 1950 come mezzo di contrasto per le immagini radiografiche. Esistono infine rari casi di predisposizione familiare al mesotelioma da esposizione all’asbesto legate a mutazioni del gene BAP1.

Tipologie

A seconda del distretto corporeo in cui hanno origine, i mesoteliomi si suddividono in:

  • mesotelioma pleurico: si sviluppa nella cavità toracica ed è il tipo più diffuso (circa 3 casi su 4);
  • mesotelioma peritoneale: si sviluppa nell'addome e rappresenta la quasi totalità dei restanti casi di mesotelioma;
  • mesotelioma pericardico: si sviluppa dalla membrana che riveste il cuore ed è estremamente raro;
  • mesotelioma della tunica vaginale: si sviluppa dalla membrana che riveste i testicoli ed è molto raro.

A seconda delle caratteristiche delle cellule, si distinguono 4 sottotipi istologici di mesotelioma pleurico:

  • epitelioide, il più comune (70-85% dei casi) e quello con una migliore prognosi;
  • sarcomatoide o fibroso (10% dei casi), più aggressivo rispetto a quello epiteloide;
  • misto o bifasico (10-25% dei casi), più aggressivo rispetto a quello epiteloide;
  • desmoplastico, il più raro (meno del 2% dei casi) e il più difficile da diagnosticare.

La classificazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) distingue inoltre tra mesotelioma diffuso e mesotelioma localizzato: nel secondo caso il tumore si presenta come massa singola senza evidenza clinica o istologica. Infine, nella classificazione del 2021 è stato introdotto anche il mesotelioma in situ, una forma iniziale del tumore in cui è presente una proliferazione non ancora invasiva di cellule mesoteliali neoplastiche.

Sintomi

I primi sintomi con cui si presenta il mesotelioma pleurico, spesso legati all’accumulo di liquido nella cavità pleurica (versamento pleurico), sono di tipo respiratorio: fiato corto (dispnea) e tosse. Possono essere presenti anche dolore nella parte bassa della schiena o a un lato del torace e sintomi più aspecifici, come debolezza muscolare.

Dolore addominale, perdita di peso, nausea e vomito sono, invece, i sintomi più comuni in caso di mesotelioma peritoneale. Il volume dell’addome può aumentare a causa dell’accumulo di liquido nel peritoneo (ascite).

Prevenzione

L’azione più efficace per prevenire il mesotelioma è evitare o limitare al massimo l’esposizione all’amianto. In Italia la lavorazione e l’utilizzo dell’amianto sono vietati dal 1992. Apposite leggi obbligano a verificarne la presenza negli edifici pubblici, come per esempio le scuole, e regolano le modalità di smaltimento di tale materiale pericoloso. La rimozione dell’amianto va infatti affidata a tecnici specializzati che provvederanno a controllare i materiali di fabbricazione e a eliminare correttamente le parti non a norma. La rimozione "fai da te" è da evitare nel modo più assoluto.

In Italia esistono programmi di sorveglianza per i lavoratori che sono stati esposti all’amianto e per coloro che lo sono tuttora per ragioni professionali. Questi programmi hanno principalmente lo scopo di ricostruire la storia lavorativa e informare i soggetti esposti, e le loro famiglie, dei rischi e di alcuni aspetti medico-legali, come la possibilità di ricevere un indennizzo. A oggi non esistono programmi di screening per la diagnosi precoce del mesotelioma rivolti a persone asintomatiche.

Diagnosi

Se un paziente presenta sintomi sospetti che possono indicare la presenza di un mesotelioma, per prima cosa il medico deve accuratamente informarsi sull’eventuale esposizione all’amianto.

Successivamente verranno effettuati degli esami di diagnostica per immagini per confermare l’eventuale diagnosi. Se la radiografia eseguita inizialmente fa sospettare la presenza del tumore, viene fatta seguire dalla tomografia computerizzata (TC) con mezzo di contrasto, con cui si può valutare anche l’eventuale diffusione del tumore ad altri organi. La TC può essere associata alla tomografia a emissione di positroni (PET) per valutare l’aggressività del mesotelioma.

L’esito della diagnostica per immagini va necessariamente confermato dalla biopsia. In questo caso, la tecnica di riferimento maggiormente utilizzata è la biopsia pleurica, effettuata tramite toracoscopia video-assistita (VATS), durante la quale viene introdotta nella cavità toracica una sonda dotata di videocamera. Nel caso in cui la VATS sia controindicata, può essere effettuata una biopsia percutanea, in cui un ago sottile viene inserito sottopelle con l’ausilio della TC, per prelevare piccole porzioni di tessuto da analizzare successivamente al microscopio. La VATS, seppure più invasiva, consente di prelevare una maggiore quantità di tessuto e permette quindi una diagnosi più accurata. Per distinguere con certezza il mesotelioma da altri tipi di tumore, i campioni prelevati con la biopsia possono essere sottoposti ad analisi immunoistochimiche, per verificare eventuali proteine o altre molecole presenti sulla superficie delle cellule, o per individuare i geni più tipicamente espressi dal mesotelioma. Tali informazioni possono essere utili, oltre che per precisare la diagnosi, anche per la scelta delle cure più appropriate.

In casi selezionati la conferma della diagnosi può basarsi sull’identificazione, al microscopio, di eventuali cellule tumorali nel liquido presente nel torace (toracentesi), nell'addome (paracentesi) o nella cavità attorno al cuore (pericardiocentesi).

Evoluzione

Determinare lo stadio di un tumore, ovvero quanto la malattia sia estesa, è essenziale per decidere il tipo di terapia. Per il mesotelioma vengono individuati 4 stadi (I-IV) sulla base dei criteri TNM che tengono conto dell'estensione del tumore (T), dell'eventuale coinvolgimento dei linfonodi (N) e delle metastasi (M).

Come per la maggior parte dei tumori, anche per il mesotelioma più basso è lo stadio e maggiori sono le probabilità di successo dei trattamenti. Spesso però la diagnosi di questo tumore arriva quando la malattia ha già superato gli stadi iniziali ed è più difficile da curare. Per questo motivo la prognosi è spesso negativa. Secondo i dati più recenti di AIRTUM, a 5 anni dalla diagnosi sono ancora vivi l’11% degli uomini e il 14% delle donne colpiti dal mesotelioma.

Come si cura

Trattandosi di un tumore raro e difficile da curare, è importante che i pazienti colpiti da mesotelioma si rivolgano da subito a centri specializzati.

Il trattamento standard del mesotelioma pleurico epitelioide è rappresentato dalla chemioterapia con un derivato del platino, per esempio il cisplatino, in associazione a pemetrexed, un agente antifolato che inibisce la crescita delle cellule tumorali.

Sulla base dei risultati di importanti sperimentazioni cliniche, la combinazione di anticorpi monoclonali – ipilimumab, inibitore del recettore CTLA-4, e nivolumab, che blocca il recettore PD-1 – è recentemente diventata il trattamento standard per i mesoteliomi di tipo non-epitelioide. Il trattamento di seconda linea del mesotelioma pleurico è rappresentato invece dalla chemioterapia.

A gennaio 2025, AIFA ha ufficializzato l’inserimento di nivolumab tra i farmaci a totale carico del Servizio sanitario nazionale per i pazienti con mesotelioma pleurico o peritoneale con sottotipo istologico epitelioide precedentemente trattato.

I farmaci chemioterapici possono essere somministrati per via sistemica, con un’iniezione endovenosa che li trasporta in tutto l’organismo, oppure direttamente nella cavità toracica o addominale. La somministrazione localizzata è usata soprattutto nei pazienti con mesotelioma peritoneale e permette di colpire il tumore con dosi più alte di chemioterapico, che a volte viene riscaldato per aumentarne l’efficacia (chemioterapia ipertermica), limitando così gli effetti collaterali al resto dell'organismo.

Nella maggior parte dei casi il ricorso alla chirurgia non ha intento curativo, ma palliativo, ossia è mirato alla riduzione dei sintomi. In linea di massima i mesoteliomi in stadio iniziale sono operabili, ma l’effettiva rimozione dipende dal sottotipo tumorale, dalla posizione, dalle dimensioni e dalle condizioni generali del paziente. Inoltre, la chirurgia va inserita all’interno di approcci terapeutici integrati che comprendano anche la chemioterapia, con o senza radioterapia, per consentire un migliore controllo localizzato della malattia.

Le informazioni presenti in questa pagina non sostituiscono il parere del medico.

Autore originale: Agenzia Zoe

Revisione di Amalia Forte in data 9/02/2026

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