Come nasce un tumore

Cancro è il nome dato a un insieme di malattie con alcune caratteristiche comuni. In tutti i tipi di cancro, alcune cellule del corpo iniziano a dividersi senza fermarsi e spesso a diffondersi nei tessuti circostanti.

Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2020

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La cellula "impazzisce"

Non esiste un'unica malattia di nome cancro, ma tante patologie diverse che rientrano sotto questo nome collettivo, anche se ognuna può avere cause diverse, colpire tessuti e organi differenti, e richiedere specifici esami diagnostici e soluzioni terapeutiche. Esistono però alcune caratteristiche che accomunano tutti i tipi di cancro e che permettono di dare a queste diverse malattie una descrizione comune, almeno in linea generale.

Normalmente le cellule si moltiplicano (o, come dicono gli scienziati, proliferano) seguendo regole abbastanza precise. Per fare un esempio, se ci tagliamo, le cellule della pelle si moltiplicano fino a rimarginare la ferita e poi smettono. Cosa determina l’inizio e la fine di questa proliferazione riparativa? Le regole scritte innanzitutto nel DNA delle cellule, e nei segnali che le cellule si scambiano. Le sequenze di DNA che indichiamo col nome di “geni” contengono istruzioni per fabbricare proteine in grado di eseguire precisi compiti nei vari processi cellulari. Alcune proteine controllano, per esempio, la proliferazione, promuovendola (se sono prodotte a partire da oncogeni) o frenandola (se sono costruite a partire da geni oncosoppressori). Altre proteine, attivandosi, possono indurre la morte di una cellula (il termine tecnico per la morte programmata è “apoptosi”). Questo vale in condizioni normali, ma in una cellula tumorale una parte dei geni, compresi quelli che servono a riparare il DNA, è alterata. La cellula, per usare una metafora, "impazzisce", e inizia a moltiplicarsi in modo abnorme. Le alterazioni genetiche, che in gergo si chiamano “mutazioni”, si accumulano nel tempo: per la formazione di un tumore ne sono necessarie in genere più di una, e per questo il processo di sviluppo tumorale è spesso piuttosto lungo.

Le mutazioni genetiche

Qual è l’origine delle mutazioni geniche che possono dare inizio a un tumore? In rari casi sono ereditarie, ovvero sono già presenti nel DNA dei genitori che le possono trasmettere ai figli. Nella stragrande maggioranza, però, si tratta o di errori casuali, che si verificano durante la replicazione del DNA prima della divisione cellulare, o di lesioni dovute all'esposizione ad agenti chimici, fisici o biologici, come il fumo di sigaretta, l'alcol, alcune sostanze chimiche, i raggi ultravioletti e molti altri. Insieme a tutto questo va anche considerata la predisposizione individuale: gli stessi agenti mutageni possono provocare effetti diversi in persone diverse.

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Un ambiente favorevole

Per nascere e crescere, un tumore ha bisogno che si creino alcune condizioni favorevoli. Un “microambiente” (“micro” perché parliamo di ciò che accade a livello microscopico intorno alla cellula) infiammato, in cui si accumulano sostanze reattive come i radicali liberi, può favorire il danneggiamento del DNA delle cellule (per esempio coloro che soffrono di malattie infiammatorie croniche dell’intestino hanno un rischio un po’ più alto di sviluppare un tumore del colon rispetto a chi non ha questo problema).

Il microambiente tumorale in genere crea ostacoli all’azione del sistema immunitario. Infatti il tumore produce sostanze che “intorpidiscono” le cellule di difesa e ne alterano il comportamento. Così, invece che funzionare come soldati che reagiscono contro l’aggressore, i globuli bianchi agiscono un po’ come maggiordomi che facilitano la sopravvivenza e la crescita delle cellule tumorali, stimolando tra l'altro la formazione di nuovi vasi sanguigni (un processo chiamato “angiogenesi”). I nuovi vasi portano ossigeno e nutrienti senza i quali il tumore morirebbe.

Le metastasi

Sia le cellule di un tumore benigno sia quelle di un tumore maligno tendono a proliferare in maniera abnorme. Tuttavia fra i due vi è un’importante differenza: solo in un tumore maligno – in seguito a ulteriori modificazioni dei geni – alcune cellule tendono a staccarsi, a invadere i tessuti vicini, a migrare dall'organo di origine per colonizzare altre zone dell'organismo, fino a compromettere organi vitali quali le ossa, i polmoni, il fegato, il cervello. Il tumore benigno invece rimane limitato all'organo in cui si è originato. Questo processo prende il nome di “metastatizzazione” e può richiedere un periodo di tempo molto variabile da individuo a individuo e a seconda del tipo di cancro. Le metastasi rappresentano la fase più avanzata della malattia, oltre che la causa del 90 per cento circa dei decessi per cancro.

La risposta della ricerca oncologica

Negli anni sono state condotte moltissime ricerche di laboratorio e cliniche, allo scopo di comprendere e affrontare il cancro. Alcuni ricercatori hanno analizzato il DNA e le componenti genetiche che rendono più suscettibili allo sviluppo tumorale. Altri hanno studiato il microambiente per identificare i punti deboli del tumore e fare in modo che non ci siano più le condizioni favorevoli alla sua crescita. L’immunologia dei tumori ha cercato di potenziare la risposta del sistema immunitario contro questo “ospite” indesiderato.

C'è anche una scienza – l'epidemiologia – il cui obiettivo è identificare, in una popolazione, i nessi di causa ed effetto fra alcune sostanze, o esposizioni, e il rischio di sviluppare un tumore. Grazie agli studi epidemiologici è stato possibile, per esempio, dimostrare che il fumo di sigaretta è il fattore di rischio principale del cancro del polmone o che un'alimentazione poco varia ed equilibrata contribuisce alla probabilità di ammalarsi di alcune neoplasie, come quelle dell'apparato digerente e del seno. Attraverso l’identificazione dei fattori di rischio è possibile cercare di prevenire la malattia. Oggi la prevenzione rappresenta uno degli strumenti più importanti per ridurre il rischio di molti tipi di cancro.

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    Redazione