Tutti i tipi di amianto sono cancerogeni?

Sì, tutti i minerali indicati con il nome amianto (o asbesto) possono provocare soprattutto mesoteliomi, oltre ad altri tumori, se ne vengono inalate le fibre.

Ultimo aggiornamento: 28 settembre 2026

Tempo di lettura: 8 minuti

In sintesi

  • Il nome amianto, o asbesto, è utilizzato per indicare 6 diversi minerali della classe dei silicati.
  • Se inalate, le polveri contenenti fibre di amianto causano il mesotelioma, un cancro relativamente raro delle membrane sottili che rivestono il torace e l'addome, tumori del polmone, della laringe e dell'ovaio.
  • In Italia la produzione, la vendita e l’uso dell’amianto sono vietati dal 1992; tuttavia esistono ancora nazioni in cui può essere estratto e lavorato per l’esportazione.
  • In alcuni studi, finanziati dalle industrie dell’amianto, si sostiene che il crisotilo, il tipo di amianto più comune, non sia cancerogeno.
  • L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) si è espressa chiaramente: tutti i tipi di amianto sono cancerogeni.

Con il nome amianto si indicano 6 diversi minerali appartenenti alla classe dei silicati: actinolite, amosite, antofillite, crisotilo, crocidolite e tremolite. In base alla composizione chimica, questi silicati sono suddivisi in 2 gruppi. I silicati, che contengono calcio e magnesio, sono detti anfiboli e comprendono actinolite, amosite (detta anche amianto bruno), antofillite, crocidolite (amianto blu) e tremolite. Il crisotilo (amianto bianco) è invece un silicato di magnesio che appartiene al gruppo del serpentino. La caratteristica fondamentale dell’amianto è di essere composto da fibre molto sottili, flessibili e resistenti. Il termine asbesto è sinonimo di amianto e non è raro sentirlo nominare anche come eternit, anche se in realtà si tratta di materiali diversi. Eternit è infatti il nome commerciale, derivato da quello di un’azienda produttrice, di un materiale costituito da cemento mescolato a fibre di amianto, il cosiddetto cemento-amianto, che è noto anche con altri nomi commerciali, come per esempio Fibronit.

Versatile, ma pericoloso

Le parole amianto e asbesto derivano dal greco e fanno riferimento a importanti proprietà del materiale. Significano, rispettivamente, “incorruttibile” e “che non brucia”. Il basso costo e il fatto che l’amianto sia resistente alla degradazione e al calore ne hanno favorito il successo commerciale. È stato usato per moltissime applicazioni industriali e civili, soprattutto in edilizia, dove ne sono state sfruttate le caratteristiche di buon isolante termico e acustico. Inoltre, le fibre di amianto che si ottengono per macinazione del minerale da cui è composto venivano filate e utilizzate per produrre tessuti resistenti al fuoco e dunque agli incendi.

Purtroppo, questo materiale così versatile si è rivelato molto pericoloso perché le fibre di amianto possono infatti causare tumori del polmone, soprattutto del mesotelioma. Quando vengono inalate, le fibre entrano infatti in profondità nei polmoni e altri organi, e poiché sono resistenti alla degradazione, non vengono eliminate dall’organismo. La presenza delle fibre crea uno stato di infiammazione persistente che induce dei danni a carico del DNA delle cellule e ne favorisce la trasformazione tumorale. A seconda del tipo di cellule coinvolte, le conseguenze possono essere diverse. Se vengono danneggiati i tessuti polmonari, si sviluppa un tumore del polmone; se lo sono le cellule della pleura (la membrana che avvolge il polmone) si forma un mesotelioma pleurico, e così via. Il processo che porta dalla prima lesione alla malattia è in genere molto lungo. Possono passare anche 40-50 anni dall’inizio dell’esposizione all’amianto prima che compaia il cancro, in particolare il mesotelioma.

La pericolosità dell’amianto è legata alla liberazione delle sue fibre nell’aria. Un manufatto contenente amianto è tanto più pericoloso quanto più è friabile. Il rivestimento di alcune tubazioni, per esempio, può essere ridotto in polvere dalla semplice pressione delle dita. Meno pericoloso è l’amianto detto “in matrice compatta” come, per esempio, il cemento-amianto o il vinil-amianto, usato per le pavimentazioni. La pericolosità aumenta se il manufatto non è in buono stato o è danneggiato. Per questo non è consigliabile, né legale, improvvisare opere di bonifica fai-da-te in presenza di manufatti che contengono amianto, come tettoie o pavimentazioni. Non è sufficiente indossare una mascherina per proteggersi e si rischia di diffondere e trasportare in giro fibre rimaste tra i capelli o sui vestiti, esponendo al pericolo i propri familiari e altre persone. Per legge bisogna rivolgersi a ditte specializzate e autorizzate.

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In Italia la produzione e l’installazione di materiali contenenti amianto è vietata dal 1992 e dal 1994 è proibito anche importarli e venderli. Tale divieto comporta l’obbligo non di rimuovere l’amianto, ma di comunicarne la presenza alle autorità sanitarie. Se un manufatto contenente amianto, come una canna fumaria o una copertura di cemento-amianto, è danneggiato, bisogna rivolgersi a una ditta iscritta all’Albo gestori ambientali. I tecnici abilitati, dopo una valutazione della pericolosità della situazione, si occuperanno dell’incapsulamento del manufatto, tramite trattamento con vernici apposite che impediscono la liberazione di fibre. Oppure possono rimuoverlo e smaltirlo. Purtroppo, occorreranno ancora decenni per dismettere tutto l’amianto ancora presente nel nostro Paese.

La situazione internazionale

L’amianto è stato bandito dalla maggior parte delle nazioni, ma non da tutte. È ancora prodotto in diversi Paesi ed è utilizzato soprattutto in quelli a reddito medio e medio-basso. La produzione è ancora elevata, ma in calo: si stima che nel 2023 siano state estratte 1,3 milioni di tonnellate di amianto (nel 2020 erano oltre 2 milioni). Attualmente i produttori principali sono la Russia (circa il 50% della produzione totale), il Kazakhstan, il Brasile e la Cina.

L’abolizione dell’amianto è stata in un certo senso selettiva. Mentre la pericolosità degli anfiboli è stata per lo più accettata, quella del crisotilo è stata messa in discussione da persone ed enti che hanno però conflitti di interesse con l’industria. Nel 2018 l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti aveva nuovamente autorizzato l’utilizzo dell’amianto crisolito come materiale per l’edilizia, revocando il divieto in vigore dal 1989, in base ai desideri della prima amministrazione Trump. Nel 2024 il divieto è stato però reintrodotto dall’amministrazione Biden. Tuttavia, sono in corso diverse cause legali sul tema.

L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) di Lione, in base alle prove ottenute in numerosi studi scientifici di elevata qualità, ha incluso tutte le forme di amianto nella lista delle sostanze sicuramente cancerogene per gli esseri umani (Gruppo 1). Nella letteratura scientifica sono tuttavia presenti alcune pubblicazioni in cui si afferma che il crisotilo, se opportunamente regolato, non è associato a rischi elevati di cancro. La tesi che viene sostenuta dagli autori è che le fibre di crisotilo, avendo caratteristiche diverse da quelle degli altri tipi di amianto, sarebbero eliminate dall’organismo e per questo non potrebbero causare tumori. In uno studio tedesco del 2017 è stato invece dimostrato che è possibile individuare nei polmoni le fibre di crisotilo anche molti anni dopo l’esposizione all’amianto.

L’OMS raccomanda di sviluppare profili nazionali sull’amianto (National Asbestos Profile, NAP) quali strumenti per eliminare le malattie correlate all’amianto. A livello globale, infatti, le esposizioni professionali all’amianto hanno causato, nel periodo tra il 2000 e il 2016, oltre 200.000 decessi annui. A novembre 2023 il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea hanno firmato una normativa (Direttiva (UE) 2023/2668) volta a migliorare la sicurezza sul lavoro dei lavoratori esposti all'amianto.

Nella tesi “difesa ABC”, dall’inglese “anything but chrysotile” ossia “tutto ma non il crisotilo”, si sostiene che il crisotilo non sia cancerogeno. Fin dagli anni Trenta del Novecento, infatti, enti legati alle industrie, tra cui la Quebec Asbestos Mining Association (QAMA) e l’International Chrysotile Association (ICA), hanno sostenuto studi a sostegno della sicurezza del crisotilo. Secondo tali enti e studi, i casi di cancro nelle persone esposte al crisotilo per motivi professionali sarebbero in realtà state dovute a cause alternative, come contaminazioni del materiale con altri tipi di amianto o altre sostanze. La revisione di questi studi da parte di esperti indipendenti ha però messo in luce che i dati su cui si basavano erano stati manipolati e che i metodi di campionamento e di analisi erano scelti in modo da ottenere risultati utili a sostenere la tesi dell’innocuità del crisotilo.

Nel 2014 più di un centinaio di scienziati hanno scritto alla rivista Current Opinion in Pulmonary Medicine chiedendo che venisse ritrattato un articolo in cui si affermava che “la valutazione degli studi di tossicologia ed epidemiologia sul crisotilo indicano che può essere usato in sicurezza”. L’autore, David M. Bernstein, aveva omesso di menzionare il proprio conflitto di interesse: aveva ricevuto compensi come consulente dall’ICA e da altre società legate all’industria dell’amianto.

Nel 2015 2 scienziati inglesi, Fred Pooley e John Hoskins, hanno pubblicato un articolo intitolato “Rivalutazione critica del crisotilo di Balangero e rischio mesotelioma”. Balangero è un comune vicino a Torino nel cui territorio è stata attiva, dal 1904 fino al 1990, una cava di crisotilo. Tra i lavoratori della cava è stato registrato un aumento di mortalità per mesotelioma rispetto a quanto atteso. Nello studio inglese i ricercatori hanno messo in discussione che i tumori registrati a Balangero fossero dovuti a un’esposizione all’amianto e hanno sostenuto che, in ogni caso, la causa non fosse il crisotilo, ma altre forme del minerale. Il professor Corrado Magnani, docente di epidemiologia dell’Università del Piemonte orientale, e altri scienziati italiani hanno scritto una lettera all’editore della rivista Epidemiology Biostatistics and Public Health, criticando l’articolo e smontando, punto per punto, gli elementi su cui si basava. Per esempio, nell’articolo degli autori inglesi si dichiarava che nella cava di Balangero venivano trasferiti anche sacchi contenenti altri tipi di amianto, ma non vi era alcuna prova a sostegno di tale affermazione. Si sosteneva anche che i lavoratori di Balangero facessero i pendolari tra la cava e Casale Monferrato, la città in cui aveva sede l’Eternit, una fabbrica in cui si è prodotto per decenni cemento-amianto e dove si sono manifestati moltissimi casi di mesotelioma. A prescindere dal fatto che le località distano circa 100 chilometri e che i tempi e i costi di spostamento sarebbero stati proibitivi, dai registri non risulta che nessun minatore di Balangero abbia mai lavorato nella fabbrica di Casale Monferrato. In seguito, è emerso che Pooley e Hoskins hanno lavorato come consulenti per l’industria dell’asbesto.

In un articolo pubblicato a inizio 2026 sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione, gli autori hanno illustrato, in un cosiddetto “case study”, un nuovo caso di esposizione certa, prima ignorata. Un’infermiera addetta alla sterilizzazione di strumenti in un ospedale, che ha utilizzato guanti anticalore contenenti crisotilo, ha ricevuto una diagnosi di mesotelioma pleurico. I guanti hanno rappresentato la sola causa certa di esposizione professionale dell’infermiera, durata circa 4 anni, e il caso è stato riclassificato come esposizione professionale certa, aggiungendo un altro tassello che conferma la pericolosità del crisotilo.

La situazione in Italia

In Italia il Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM) raccoglie dal 2002 informazioni sull’incidenza dei tumori associati all’amianto e sulle fonti di esposizione e, sebbene il divieto risalga a più di 30 anni fa, l’eredità sanitaria dell’amianto rimane attuale. L’Italia è infatti tra i Paesi europei con il maggior carico di malattie associate all’amianto, con circa 1.500 decessi all’anno per mesotelioma.
Si stima che oltre 19.000 persone moriranno nel periodo 2020-2034, con un maggiore impatto sulle generazioni più anziane, dovuto alla riduzione dei casi nei soggetti più giovani grazie all’introduzione del divieto nel 1992. Le esposizioni lavorative e ambientali del passato continuano però a produrre effetti sanitari a causa della lunga latenza delle patologie e della persistenza sul territorio di materiali contenenti amianto.

A febbraio 2026 sono stati pubblicati i risultati del progetto SEPRA (Sorveglianza Epidemiologica, Prevenzione e Ricerca sull’Amianto), in cui gli esperti hanno analizzato l’impatto sanitario dell’esposizione all’amianto in Italia. Nella ricerca si è anche valutata la distribuzione temporale e spaziale della mortalità per mesotelioma e la stima degli anni persi e degli anni vissuti con disabilità per mesotelioma. I risultati sono inseriti in un supplemento dedicato ai tumori professionali che, oltre a questi dati, raccoglie diversi articoli che riguardano proprio l’amianto, aggiornando il quadro da molteplici punti di vista. Le evidenze epidemiologiche attuali mostrano con chiarezza che l’amianto continua ad avere un impatto rilevante sulla salute della popolazione italiana.

In conclusione

L’amianto è un materiale che viene ancora utilizzato in molte parti del mondo, malgrado esistano solide prove della sua azione cancerogena a livello dei polmoni e del mesotelio (pleura e peritoneo). Nonostante in alcuni studi finanziati dall’industria dell’amianto si sostenga che il crisotilo non sia cancerogeno, la maggior parte delle ricerche e la classificazione della IARC lo hanno incluso tra le forme cancerogene di cui andrebbe ovunque vietato e abolito l’uso, come è stato fatto in Italia dal 1992.

Per saperne di più

La monografia della IARC sull’amianto (in inglese)

La pagina sul sito dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) dedicata all’amianto (in inglese).

Autore originale: Agenzia Zoe

Revisione di Rachele Mazzaracca in data 28/09/2026

  • Agenzia Zoe

    Agenzia di informazione medica e scientifica