Ultimo aggiornamento: 23 giugno 2026
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Le evidenze disponibili finora non consentono di affermare che assumere probiotici aiuti a prevenire o a guarire il cancro.
I probiotici sono microrganismi vivi, per lo più batteri o alcuni lieviti (che sono invece funghi), presenti naturalmente in tutti gli organismi umani e in alcuni alimenti (soprattutto fermentati, tra cui yogurt con fermenti vivi, kefir, crauti, kimchi e miso) e integratori. In particolare, soprattutto i batteri dei generi Lactobacillus e Bifidobacterium si possono trovare in prodotti commerciali (che in genere non sono farmaci) disponibili in supermercati, farmacie e altri negozi specializzati.
Alcuni di questi probiotici possono apportare alcuni benefici alla salute dell’ospite se le dosi e le modalità di somministrazione sono adeguate (meglio se assunti su indicazione del medico per alleviare uno specifico problema). Perché si abbiano questi effetti i probiotici devono essere vitali al momento del consumo.
L’azione di questi microbi si svolge principalmente a livello dell’intestino, tramite interazioni sia con le cellule dell’apparato digerente, sia con il resto del microbiota intestinale, un ecosistema complesso composto da miliardi di microrganismi. Nell’insieme, questa comunità microbica ampia e articolata contribuisce ad alcuni processi vitali dell’organismo e stimola l’azione del sistema immunitario. Ancora non ne conosciamo tutte le funzioni.
Una dieta poco varia e non equilibrata, stress, diversi tipi di malattie, il sovrappeso e l’obesità, oltre all’uso di alcuni farmaci, possono alterare l’equilibrio nel microbiota (disbiosi) e causare alcuni disturbi. Tra questi vi sono per esempio risposte infiammatorie che, se persistenti, possono contribuire allo sviluppo di neoplasie, principalmente gastrointestinali. In questo contesto i probiotici possono contribuire a mantenere o a ristabilire l’equilibrio microbico, competendo con eventuali microrganismi patogeni, rafforzando la barriera intestinale e influenzando alcune funzioni metaboliche e immunitarie. Gli effetti dei probiotici dipendono dai ceppi assunti, dalle dosi, dalla durata del trattamento e dalle caratteristiche delle persone o del loro microbiota.
Le evidenze attuali non permettono di affermare che i probiotici possano prevenire il cancro negli esseri umani. Tuttavia, la ricerca scientifica ha permesso di identificare alcuni meccanismi biologici potenzialmente rilevanti. In diversi studi sperimentali di laboratorio, gli scienziati hanno osservato che alcuni ceppi probiotici possono influenzare processi coinvolti nella carcinogenesi, come la proliferazione cellulare, la morte programmata delle cellule e l’infiammazione cronica. Tali effetti sono in gran parte attribuiti ai cosiddetti postbiotici, ovvero alcune componenti o prodotti dei microrganismi probiotici, tra cui parti della loro struttura cellulare, metaboliti e molecole di segnalazione, che possono regolare le funzioni fisiologiche sia dell’ospite, sia di altri microbi.
Una delle prime osservazioni in questo senso risale agli studi di Sherwood L. Gorbach, medico e microbiologo della Tufts University di Boston (Massachusetts, USA), e del ricercatore suo allievo Barry Goldin. Negli anni Ottanta ipotizzarono una possibile associazione tra una dieta arricchita con lattobacilli e una riduzione dell’incidenza del tumore del colon-retto. Sebbene l’osservazione fosse basata sui risultati di ricerche preliminari di laboratorio, e non ancora su studi con pazienti, ha avuto un ruolo importante nell’aprire la strada alle successive ricerche sul rapporto tra microbiota e rischio oncologico.
Diverse ricerche sostenute da AIRC hanno approfondito questi aspetti. In una in particolare, guidata da Maria Rescigno all’Humanitas University di Milano, gli scienziati hanno dimostrato che esistono batteri presenti nel nostro microbiota che potrebbero prevenire lo sviluppo dei tumori. Tuttavia, le evidenze finora ottenute negli esseri umani restano più limitate e indirette. Gli studi in merito, come riassumono revisioni sul tema come quella di Lu e colleghi del 2021, hanno suggerito che i probiotici potrebbero avere un ruolo nell’influenzare il microbiota intestinale e ridurre l’infiammazione locale, fattore associato al rischio di tumore del colon-retto, e influenzare la risposta alle terapie oncologiche. Ma a oggi le evidenze disponibili non sono sufficienti per prescrivere raccomandazioni.
Il microbiota intestinale contribuisce alla salute dell’intestino, per esempio attraverso la produzione di metaboliti benefici che aiutano a mantenere l’integrità della mucosa intestinale e a controllare l’infiammazione. Tuttavia, alcune alterazioni del microbiota intestinale possono favorire la produzione di sostanze potenzialmente dannose e uno stato di infiammazione cronica. Assumere probiotici – se sopravvivono al passaggio nel canale digerente e non sono eliminati – può contribuire a riequilibrare il microbiota, influenzando indirettamente alcuni processi biologici coinvolti nella risposta immunitaria e nell’infiammazione associata ai tumori. Tuttavia, le evidenze disponibili derivano in larga parte da studi sperimentali o preliminari di laboratorio e non sono ancora sufficienti per definire un ruolo diretto dei probiotici nella prevenzione dei tumori negli esseri umani.
Durante le terapie oncologiche, molti pazienti sperimentano effetti collaterali a carico dell’apparato gastrointestinale, come diarrea, dolore addominale, gonfiore e infiammazione della mucosa intestinale (mucosite). In questo contesto, i probiotici e i postbiotici sono stati studiati come possibile supporto per migliorare la gestione dei sintomi e la qualità della vita. Una revisione degli studi in merito pubblicata nel 2025 sull’American Journal of Clinical Oncology ha analizzato l’uso dei probiotici come terapia adiuvante nei pazienti oncologici, evidenziando un possibile effetto nel ridurre la frequenza e la gravità della diarrea associata ai trattamenti antitumorali (in particolare nei pazienti sottoposti a chemioterapia o radioterapia pelvica). Oltre alla mitigazione della diarrea, alcuni studi hanno indagato il possibile ruolo dei probiotici nel ridurre la mucosite orale o intestinale. In diverse sperimentazioni randomizzate, i pazienti trattati con specifici ceppi di probiotici hanno mostrato una tendenza a una minore severità dei sintomi gastrointestinali, anche se con differenze tra protocolli e popolazioni studiate.
In una revisione di studi pubblicata nel 2025 sulla rivista BMC Gastroenterology gli autori hanno sottolineato che i probiotici possono agire attraverso diversi meccanismi potenziali, tra cui la capacità di influenzare la risposta infiammatoria, il rafforzamento della barriera intestinale e l’equilibrio del microbiota durante le terapie oncologiche. Pur riconoscendone il potenziale in contesti selezionati e sotto supervisione medica, le linee guida internazionali, come quelle della Multinational Association of Supportive Care in Cancer (MASCC), finora non raccomandano l’uso routinario dei probiotici nel corso delle cure.
I microrganismi che abitano l’intestino umano hanno un ruolo essenziale nella stabilità e nelle funzioni di quest’organo essenziale del nostro apparato digerente: per esempio, aiutano a demolire alimenti di cui altrimenti non potremmo nutrirci e contribuiscono inoltre alla motilità dell’intestino. Sopravvivono in questo ambiente anche grazie al fatto che il sistema immunitario intestinale è particolarmente tollerante nei loro confronti, e questo è in parte dovuto al contributo dei microbi stessi nella regolazione della risposta immunitaria. I probiotici interagiscono infatti con le nostre difese stimolando alcune cellule immunitarie, come i linfociti T e le cellule dendritiche, e influendo sulla produzione di citochine. Diversi studi hanno anche mostrato che la composizione del microbiota intestinale può influenzare la risposta alle immunoterapie. In particolare, una maggiore diversità microbica è stata associata a una risposta più efficace ai trattamenti.
I probiotici sono generalmente considerati prodotti sicuri per la popolazione sana. Tuttavia, il loro utilizzo nei pazienti oncologici richiede attenzione, in particolare nei soggetti immunodepressi. Un altro aspetto molto importante da considerare è la qualità dei prodotti. Non essendo farmaci, pochi di questi prodotti sono stati valutati in studi clinici controllati e le indicazioni che si trovano sulla confezione e al suo interno non sono passati dal controllo né dall’autorizzazione da parte di un’autorità regolatoria. Anche per questo non tutti gli integratori disponibili in commercio contengono i ceppi dichiarati, vivi o nelle quantità indicate e il loro contenuto può variare da confezione a confezione.
I probiotici rappresentano un promettente ambito di ricerca per i loro possibili effetti sul microbiota e per il possibile aiuto ai pazienti per mitigare alcuni effetti collaterali delle terapie oncologiche. Le prove disponibili attualmente non sono però sufficienti per raccomandarne l’uso preventivo o terapeutico. Questo in ogni caso deve avvenire con la supervisione del medico.
I probiotici sono microrganismi vivi, per lo più batteri o lieviti, presenti naturalmente nell’organismo umano e in alcuni alimenti e integratori. Si trovano per esempio negli alimenti fermentati come yogurt con fermenti vivi, kefir, crauti, kimchi e miso. Per produrre i loro effetti, questi microrganismi devono essere vitali al momento del consumo.
I probiotici possono contribuire a mantenere o ristabilire l’equilibrio del microbiota intestinale, competendo con i microrganismi patogeni, rafforzando la barriera intestinale e influenzando alcune funzioni metaboliche e immunitarie. I loro effetti dipendono però dai ceppi assunti, dalle dosi, dalla durata del trattamento e dalle caratteristiche individuali della persona e del suo microbiota.
Le evidenze scientifiche disponibili oggi non permettono di affermare che i probiotici possano prevenire il cancro negli esseri umani. Studi sperimentali di laboratorio hanno identificato alcuni meccanismi biologici potenzialmente rilevanti, come l’influenza sulla proliferazione cellulare e sull’infiammazione cronica. A oggi non esistono raccomandazioni cliniche sull’uso di probiotici a scopo preventivo.
Alcuni studi indicano che i probiotici possono aiutare a ridurre la frequenza e la gravità della diarrea associata a chemioterapia o radioterapia pelvica, e potrebbero attenuare la mucosite orale o intestinale. Le linee guida internazionali, come quelle della MASCC, non raccomandano però ancora l’uso routinario dei probiotici durante le terapie oncologiche.
I probiotici sono generalmente sicuri nella popolazione sana, ma il loro uso nei pazienti oncologici richiede attenzione, in particolare nei soggetti immunodepressi. Un altro aspetto rilevante è la qualità dei prodotti: non essendo farmaci, molti integratori probiotici non sono valutati in studi clinici controllati e non tutti contengono i ceppi dichiarati, vivi e nelle quantità indicate. Per questo motivo è importante assumerli solo sotto supervisione medica.
L’assunzione di probiotici durante i trattamenti per il cancro va sempre valutata caso per caso e con la supervisione del medico oncologo. È un parere necessario anche per via della qualità variabile dei prodotti commerciali e dell’assenza di un processo di controllo paragonabile a quello a cui sono sottoposti i farmaci. Nei pazienti immunodepressi è necessaria particolare cautela, perché l’uso di microrganismi vivi può comportare rischi specifici.
Fabio Di Todaro