Si può curare il cancro con la graviola?

No, i risultati oggi disponibili sul possibile effetto anticancro degli estratti e derivati della graviola non permettono di inserire tali sostanze tra le terapie oncologiche, anche a causa dei possibili effetti collaterali.

Ultimo aggiornamento: 29 marzo 2022

Tempo di lettura: 5 minuti

In breve

  • Le presunte virtù curative della graviola, una pianta che cresce nella foresta pluviale tropicale, non sono dimostrate.
  • Nessuno studio clinico in esseri umani ha finora verificato in modo sistematico gli effetti anticancro che alcuni attribuiscono agli estratti della graviola.
  • Gli ingredienti attivi della graviola, le acetogenine annonacee, hanno mostrato la capacità di uccidere cellule tumorali in esperimenti molto preliminari, in laboratorio, ma possono anche causare danni significativi al sistema nervoso, provocando sintomi simili a quelli del Parkinson.

La graviola (detta anche guanàbana o corossole) è il frutto di una pianta tropicale, Annona muricata, ma spesso questo nome è usato per indicare gli estratti di tale frutto con presunte attività curative. La pianta è diffusa nella foresta pluviale di Africa, America del sud e Sudest asiatico. In molti Paesi occidentali è possibile acquistare composti a base di graviola sotto forma di capsule o di tè, mentre l’industria alimentare utilizza la graviola nella preparazione di gelatine, caramelle e gelati.

Gli studi fitochimici hanno identificato le acetogenine annonacee tra gli ingredienti della graviola con potenzialità di principio attivo. La pianta ne contiene circa 70 diverse varianti, mentre nell’intera famiglia delle Annonacee ne sono state identificate oltre 500. Oltre alle acetogenine, la graviola contiene altre molecole (oltre 200) che potrebbero avere un effetto attivo sull’organismo, come per esempio flavonoidi e alcaloidi isochinolinici.

Nei Paesi di origine della graviola, i frutti, la corteccia, le foglie e le radici di questa pianta sono usati talvolta nella preparazione di rimedi tradizionali per combattere infezioni virali e parassitarie, reumatismi, artrite, ipertensione, insonnia e infiammazioni. I risultati di alcune ricerche hanno confermato che estratti della pianta possono avere qualche effetto positivo in queste malattie. Per quanto riguarda il cancro, al momento non esistono prove di efficacia e di tollerabilità a sostegno dell’uso della graviola come terapia antitumorale negli esseri umani.

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L'origine di questa ipotesi

In alcuni studi si è osservato che alcuni estratti di graviola hanno la capacità di uccidere in laboratorio cellule di tumore coltivate in vitro o in animali come topi e ratti. Gli studi sono stati condotti in particolare in cellule di tumori di pancreas, polmone, mammella, colon, testa-collo e del sangue e in animali di laboratorio con alcuni di questi tumori. Altre ricerche hanno mostrato un effetto preventivo della graviola, che riesce in alcuni casi a ridurre il rischio che una lesione pre-tumorale diventi maligna. I meccanismi d’azione degli estratti di graviola sono diversi e non ancora del tutto chiari: si va dalla morte cellulare programmata (apoptosi) al blocco della capacità delle cellule di migrare in altre aree, passando attraverso modifiche del metabolismo cellulare e a effetti anti-ossidanti e anti-infiammatori.

Questi ed altri potenziali meccanismi d’azione ed effetti sulla salute sono stati descritti in dettaglio in uno studio i cui risultati sono stati pubblicati nel 2018. Nell’articolo pubblicato gli autori sottolineano che per comprendere l’eventuale ruolo della graviola nella terapia anti-cancro negli esseri umani sia necessario condurre studi clinici ben progettati.

Per quanto riguarda gli esseri umani, infatti, sono disponibili al momento i risultati di pochissimi studi che descrivono casi di singoli pazienti con tumore che hanno tratto beneficio dall’uso di graviola. Tali dati riflettono casi aneddotici e mancano del rigore e della potenza statistica per giustificare l’uso in clinica della graviola contro i tumori. La ragione per cui non sono stati finora condotti studi per verificare in modo sistematico gli eventuali effetti anticancro degli estratti della graviola negli esseri umani sono i probabili, gravi effetti collaterali di tali sostanze sul sistema nervoso.

I rischi da non sottovalutare

Su Internet sono presenti molti siti che magnificano le virtù anticancro della graviola. Questi siti però travisano un'osservazione che ha in effetti una base scientifica, ma decisamente ancora molto preliminare, ed enfatizzano solo i possibili effetti curativi, sottovalutando i rischi.

I risultati anticancro finora ottenuti in cellule e animali di laboratorio, seppure promettenti, dovrebbero essere valutati anche negli esseri umani, per confermare l’eventuale efficacia e per chiarire gli eventuali effetti tossici. Dati tuttavia i probabili effetti tossici sul sistema nervoso, non è detto che tali studi siano fattibili.

Come ricordano infatti alcuni esperti della Cleveland Clinic, in Ohio, su una pagina web dedicata, ad alte dosi la graviola può causare sintomi simili a quelli del Parkinson, come rigidità muscolare, cambiamenti della personalità, lentezza dei movimenti, problemi con i movimenti oculari e con deambulazione ed equilibrio. Da non dimenticare poi che i composti presenti negli estratti e nei tè a base di graviola possono interferire con alcuni trattamenti, inclusi farmaci contro ipertensione e diabete.

Da tenere conto vi è anche il fatto che migliaia di composti che si dimostrano promettenti in laboratorio si comportano diversamente nell'organismo umano, dove entrano in gioco molte altre variabili.

Gli studi negli esseri umani sono anche essenziali a verificare eventuali dosi e modalità di somministrazione. Per i prodotti di origine vegetale è infatti dimostrato che piante coltivate in diverse aree possono contenere quantità e tipi anche molto differenti di molecole e sostanze attive, e questo vale anche per la graviola. Una ragione in più per non “prendere alla leggera” il consumo di questi prodotti.

Nessuna sostanza, naturale o sintetica, è di per sé salutare o dannosa, sicura o tollerabile. L’unico modo di conoscere le eventuali proprietà e la possibile sicurezza di un composto è effettuare, ove possibile, una rigorosa sperimentazione scientifica prima in laboratorio e poi in clinica.

In conclusione

Su Internet ci sono molti siti che magnificano le virtù anticancro della graviola. Questi siti purtroppo travisano un'osservazione che ha qualche base scientifica, molto preliminare, e diffondono così informazioni e speranze al momento infondate.

Quando c'è di mezzo la salute è fondamentale capire che qualsiasi osservazione promettente deve essere testata e messa alla prova con scrupolo, sia sul versante dell'efficacia sia su quello dei rischi. È da tempo noto, infatti, che ciò che negli esperimenti di laboratorio funziona in modo incoraggiante non sempre funziona nello stesso modo nell’organismo umano, dove entrano in gioco molte altre variabili.

Inoltre, il caso degli estratti di graviola conferma che anche il consumo di sostanze naturali può comportare pericoli o effetti collaterali. Pertanto, prima di affidare a queste sostanze le proprie speranze di guarigione, occorre sapere che solo le cure sottoposte al vaglio di una rigorosa sperimentazione scientifica offrono sufficienti garanzie di efficacia e sicurezza.

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