È sensato scegliere il tipo di dieta in base al proprio gruppo sanguigno?

No, non ci sono a oggi prove scientifiche che confermino benefici per la salute legati alla cosiddetta “dieta dei gruppi sanguigni”.

Ultimo aggiornamento: 4 aprile 2019

Tempo di lettura: 7 minuti

In breve

  • Secondo la “dieta dei gruppi sanguigni”, proposta per la prima volta ormai oltre 20 anni fa, ciascuna persona dovrebbe scegliere cosa portare in tavola in base al proprio gruppo sanguigno: A, B, 0 o AB.
  • Conoscere il proprio gruppo sanguigno è importante dal punto di vista medico, ma non è mai stato dimostrato un legame tra uno specifico gruppo ed effetti dei cibi sulla salute.
  • Né studi specifici, né revisioni sistematiche della letteratura hanno finora dimostrato benefici della dieta dei gruppi sanguigni sulla salute.
  • In certi casi chi segue questo regime alimentare dichiara di sentirsi meglio, verosimilmente perché modifica la propria alimentazione quotidiana, rendendola più simile a quella che gli esperti considerano una dieta salutare (indipendentemente dal tipo di gruppo sanguigno).

Una storia lunga più di 20 anni

L’idea di seguire una dieta specifica a seconda del proprio gruppo sanguigno nasce nel 1996 con la pubblicazione del libro Eat Right 4 Your Type (La vera dieta dei gruppi sanguigni. Come scegliere gli alimenti per raggiungere il peso ideale, vivere più sani e più a lungo, Sperling & Kupfer 2016). L’autore è il naturopata statunitense Peter D’Adamo. Il libro, tradotto in decine di lingue, ha venduto oltre 7 milioni di copie nel mondo ed è arrivato anche in Italia, dove il regime alimentare dei gruppi sanguigni è noto soprattutto nella versione proposta da Piero Mozzi, medico e autore, a sua volta, di libri popolari.

Le premesse della dieta – che prende in considerazione il sistema di classificazione del sangue chiamato AB0 – mescolano biologia ed evoluzione e partono dalla considerazione che i diversi gruppi sanguigni sono comparsi nella storia evolutiva umana in momenti differenti. L’autore ne deduce che tali comparse successive riflettano il tipo di dieta che i nostri antenati seguivano in quel periodo. Così per esempio il gruppo 0 è indicato da D’Adamo come il più antico, prevalente negli esseri umani che vivevano come cacciatori-raccoglitori e si sarebbero cibati soprattutto di carne e meno di vegetali, mentre il gruppo A sarebbe arrivato più tardi, quando l’alimentazione sarebbe stata soprattutto a base di frutta e verdura coltivati. Infine il gruppo B sarebbe stato diffuso nelle popolazioni di nomadi allevatori che avrebbero consumato in abbondanza latte e latticini. E il gruppo AB? Una mescolanza tra gli altri prima descritti.

Secondo quanto sostengono i fautori della dieta lanciata da D’Adamo, i diversi antigeni presenti sulla superficie dei globuli rossi del sangue, e scoperti anche nell’intestino, sarebbero espressione dell’evoluzione umana e responsabili della diversa capacità di digerire i vari alimenti da parte di un individuo. Ciascuno di noi dovrebbe quindi mangiare tenendo conto di questo fattore, per poter ottenere più benefici dal cibo e vivere in salute e più a lungo. Tanta carne e pochissimi cereali per il gruppo 0, via libera ai vegetali per il gruppo A e a latte e derivati per il gruppo B, mentre le persone di gruppo AB potrebbero scegliere una dieta “intermedia” tra quelle degli altri gruppi.

Dal punto di vista scientifico, però, non vi sono prove che i diversi gruppi sanguigni siano stati una conseguenza dei diversi stili alimentari, né che i diversi antigeni possano influire sulle proprietà nutrizionali degli alimenti.

L’importanza dei gruppi sanguigni per la salute

Sull’importanza dei gruppi sanguigni per la salute non ci sono dubbi, ma in un altro campo rispetto all’alimentazione. Le trasfusioni di sangue salvano tante vite, a patto che il sangue di donatore e ricevente siano compatibili: in caso contrario l’organismo può avere reazioni gravi e anche fatali. Conoscere il proprio gruppo sanguigno è importante anche quando si diventa genitori, per essere certi che il gruppo della madre e quello del bambino siano compatibili (in caso contrario i medici possono prendere le dovute precauzioni per evitare che insorgano problemi alla nascita). Ci sono anche studi che associano un particolare gruppo sanguigno a determinate caratteristiche fisio-patologiche o al rischio di sviluppare alcune malattie. Non vi sono invece studi sul ruolo del gruppo sanguigno nella dieta.

Peraltro, il sistema di classificazione del sangue AB0, che identifica appunto 4 gruppi sanguigni differenti in base alle specifiche molecole presenti sulla superficie delle cellule del sangue, è il più conosciuto, ma non è l’unico. Esiste anche il fattore Rh, caratterizzato inizialmente in una scimmia chiamata Rhesus (da cui la sigla Rh), che può essere espresso (Rh+) o non espresso (Rh-) sul globulo rosso e che può anch’esso dare problemi di compatibilità.

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Il gruppo sanguigno è determinato dai geni che si ereditano dai genitori e sono una caratteristica immutabile nel corso della vita di ciascun individuo (a meno di un trapianto di midollo osseo da donatore con gruppo sanguigno differente). Gli studi di nutrigenomica (la scienza che studia il rapporto fra genoma e dieta) e di nutrigenetica (la scienza che valuta in che modo i geni di ognuno di noi reagiscono alle molecole presenti nei cibi) hanno mostrato che il cibo che mangiamo può avere molteplici effetti sul DNA. Tuttavia ridurre tutte le variabili sul tema ai 4 gruppi sanguigni è limitato e fuorviante. Le caratteristiche individuali che possono influenzare la nostra relazione con gli alimenti sono innumerevoli e non sono collegate in maniera diretta al gruppo sanguigno.

Oggi la dieta dei gruppi sanguigni è considerata inattendibile dalla medicina e i benefici per la salute che da essa deriverebbero non sono stati confermati in studi clinici. In particolare gli esperti sottolineano che mancano in letteratura dimostrazioni chiare delle basi scientifiche dalla dieta. In altre parole le teorie di Eat Right 4 Your Type, il libro pubblicato ormai più di 20 anni fa, non sono sostenute da solidi risultati sottoposti al giudizio della comunità scientifica con il metodo cosiddetto della “revisione tra pari” (peer review).

Inoltre, in una revisione sistematica della letteratura pubblicata nel 2013 sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition, gli autori concludono che “non esistono prove fattuali a sostegno dei presunti benefici della dieta dei gruppi sanguigni sulla salute”. Bisogna precisare, però, che di tutti gli studi inizialmente presi in considerazione dai ricercatori, solo uno ha dimostrato di avere le carte in regola in termini di qualità per essere incluso nell’analisi finale.

L’anno successivo, i risultati di uno studio condotto con quasi 1.500 persone, pubblicati sulla rivista Plos One, hanno portato più o meno alle stesse conclusioni: seguendo un regime alimentare in base a un determinato gruppo sanguigno si possono avere benefici per la salute in realtà indipendenti dal gruppo sanguigno stesso. In altre parole gli autori hanno osservato che, per esempio, seguire una dieta ricca di frutta e verdura (quella consigliata alle persone di gruppo A) migliora i fattori di rischio cardio-metabolici, ma il miglioramento si osserva anche se chi segue questa dieta è di gruppo B o di qualsiasi altro gruppo. Ultimo, ma solo in ordine di tempo, uno studio pubblicato nel 2018 sul Journal of Nutrition che ha coinvolto persone in sovrappeso, quindi con maggior rischio cardiovascolare rispetto alla popolazione generale. Ebbene, ancora una volta le analisi hanno evidenziato che in molti casi sono stati osservati miglioramenti in parametri importanti per cuore e vasi, come misure migliori di pressione sanguigna o di girovita, ma tali progressi non avevano alcun legame con il gruppo sanguigno. “I nostri risultati suggeriscono che la teoria alla base di questa dieta non sia valida” concludono gli autori del lavoro.

La sana alimentazione è universale

Se davvero la dieta dei gruppi sanguigni è inattendibile, come mai molte persone che la seguono dichiarano di stare bene e anche gli studi clinici dimostrano che seguire un regime progettato per un certo gruppo migliora in effetti molti parametri di salute? La risposta è molto semplice. Chi decide di seguire la dieta dei gruppi sanguigni, a qualunque gruppo appartenga il suo sangue, spesso modifica la dieta quotidiana dando un taglio netto a zuccheri e prodotti lavorati, cereali raffinati e cibi grassi e aumentando il consumo di frutta e verdura o la varietà degli alimenti portati in tavola. Ma queste, a ben vedere, sono le regole dell’alimentazione sana ed equilibrata che gli esperti consigliano a tutta la popolazione per migliorare la salute e invecchiare bene, tenendo alla larga sovrappeso, obesità e molte altre patologie croniche che con l’alimentazione hanno un legame stretto, incluso il cancro.

In conclusione

La dieta dei gruppi sanguigni è popolare ed è oggetto di dibattiti nonostante non ci siano studi che ne abbiano dimostrato la validità. Anzi, la letteratura scientifica sembra dimostrare il contrario, ovvero che i benefici che si possono ottenere seguendo l’alimentazione consigliata in questa dieta non abbiano nulla a che vedere con il gruppo sanguigno. Una cosa è certa: seguire una dieta varia e bilanciata, ricca in frutta, verdura e cereali integrali e povera in carne, grassi animali, zuccheri semplici e prodotti raffinati è una buona strategia per la salute. Ma le ragioni dei benefici non vanno cercate nelle caratteristiche del sangue, e non serve nemmeno scomodare i nostri antenati cacciatori, allevatori o agricoltori.

  • Autori:

    Agenzia ZOE