Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2026
Tempo di lettura: 10 minuti
Il termine “Aloe” designa un genere di piante appartenenti alla famiglia Asphodelaceae, che comprende oltre 500 specie. La più studiata a fini terapeutici e utilizzata a scopo cosmetico è l’Aloe vera, nota anche con il nome scientifico di Aloe barbadensis Miller. Questa pianta è caratterizzata da foglie a forma di lance, che contengono al loro interno un gel trasparente e un lattice giallastro appena sotto la superficie delle foglie. Il gel di Aloe è costituito per la maggior parte da acqua, ma contiene anche altre sostanze, tra cui polisaccaridi complessi, amminoacidi, sali minerali e vitamine. Molte di queste sostanze sono state studiate per le loro potenziali proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e immunomodulanti, ovvero capaci di regolare il sistema immunitario. È proprio questo gel che viene impiegato nei prodotti cosmetici e nei trattamenti topici per la pelle irritata, secca o lesa. Il lattice giallastro, invece, è una sostanza più viscosa contenente composti noti come antrachinoni, tra cui l’aloina e l’emodina, che hanno un effetto lassativo. Per questo motivo i prodotti destinati all’uso alimentare o cosmetico prevedono l’utilizzo solo del gel. Dato che l’Aloe vera contiene oltre 200 composti bioattivi, inclusi flavonoidi, steroli, acidi fenolici e antiossidanti, è difficile capire quali di questi possano avere potenziali effetti clinici rilevanti.
L’associazione tra Aloe vera e cancro nasce dal fatto che alcune delle sue componenti bioattive hanno mostrato effetti promettenti in esperimenti di laboratorio. In particolare, l’emodina contenuta nelle foglie di Aloe vera è stata studiata in numerosi esperimenti con cellule in coltura, per verificare se possa influenzare processi chiave della biologia cellulare come la proliferazione delle cellule, il ciclo cellulare e l’apoptosi, ovvero la morte programmata delle cellule.
L’apoptosi è un meccanismo fisiologico fondamentale. In condizioni normali le cellule danneggiate attivano vie biochimiche che ne determinano la morte, evitando così l’accumulo di cellule danneggiate che nel tempo possono portare all’insorgenza del cancro. Nelle cellule tumorali, molte di queste vie sono inattivate, permettendo alle cellule maligne di sopravvivere e proliferare in modo incontrollato.
Oltre all’emodina, alcuni polisaccaridi presenti nel gel di Aloe, come l’acemannano, sono stati studiati per la loro potenziale capacità di influenzare la risposta immunitaria. In studi preclinici, l’acemannano sembra infatti stimolare cellule immunitarie come i macrofagi, aumentando la produzione di citochine, molecole che regolano la risposta immunitaria. Questo ha contribuito a formulare l’ipotesi per cui l’Aloe potrebbe aiutare a contrastare il cancro, attraverso l’attivazione di alcuni aspetti della risposta immunitaria antitumorale. Tuttavia, è importante precisare che si tratta di osservazioni biologiche effettuate in laboratorio, che non necessariamente producono effetti clinici negli esseri umani. Gli studi preclinici servono infatti a generare ipotesi e a identificare possibili meccanismi d’azione, ma i loro risultati da soli non bastano a dimostrare che una sostanza sia un trattamento efficace o sicuro per i pazienti. Per questo occorrono studi clinici.
In esperimenti di laboratorio, l’emodina, sostanza contenuta in alcune specie di Aloe vera, è stata valutata in cellule di carcinoma gastrico umano, mostrando che l’esposizione a tale molecola può portare all’attivazione delle caspasi, proteine coinvolte nel processo di apoptosi, e all’arresto del ciclo cellulare nelle fasi di preparazione alla divisione cellulare.
Esperimenti analoghi, effettuati in cellule di carcinoma orale, hanno mostrato che l’emodina è in grado di stimolare l’attività di proteine che favoriscono l’apoptosi e di ridurre la capacità delle cellule danneggiate di sopravvivere e migrare.
Secondo i risultati di un altro studio, l’emodina è in grado di indurre il processo di apoptosi nelle cellule cancerose del colon-retto.
Tuttavia, questi risultati non dimostrano che l’Aloe vera possa produrre i medesimi effetti terapeutici anche negli esseri umani. Le concentrazioni di emodina e altri composti utilizzati negli esperimenti di laboratorio sono, infatti, spesso molto superiori a quelle raggiungibili con l’uso quotidiano di prodotti commerciali contenenti Aloe. Inoltre, in laboratorio gli effetti misurati di tali sostanze in cellule in coltura possono differire, anche di molto, rispetto a quanto avviene negli esseri umani.
Gli studi preclinici includono anche prove in animali di laboratorio, trattati con estratti o composti specifici dell’Aloe vera per valutarne gli effetti sulla proliferazione dei tumori. In alcuni esperimenti, l’uso di estratti purificati ha mostrato riduzioni della massa tumorale o effetti positivi su alcuni aspetti della risposta immunitaria. Tuttavia, i risultati sono stati spesso eterogenei e non sempre riproducibili.
Ricercatori del National Toxicology Program (Ntp), un dipartimento del ministero della salute statunitense, hanno condotto studi a lungo termine su estratti non decolorati di Aloe vera somministrati per via orale ad animali di laboratorio. L’esposizione ad alte concentrazioni di estratto di Aloe vera ha portato a un aumento di adenomi e carcinomi del colon, rispetto agli animali non esposti, suggerendo che alcuni componenti della pianta, se utilizzati in forma non purificata e ad alte dosi, potrebbero avere un potenziale cancerogeno.
I risultati degli studi tossicologici sono rilevanti perché evidenziano che una molecola biologicamente attiva può avere effetti diversi a seconda del contesto, della dose e della forma in cui viene somministrata. Vanno però interpretati anche con qualche cautela.
Quando si passa agli esseri umani, la quantità e la qualità delle evidenze disponibili sull’Aloe vera precipitano rapidamente. Al momento non sono disponibili risultati di studi clinici solidi, controllati e replicabili, che dimostrino che l’Aloe vera possa essere usata per curare o prevenire il cancro negli esseri umani.
Tra i risultati più citati vi sono quelli pubblicati nel 2009 di una sperimentazione clinica in cui pazienti con tumori metastatici hanno ricevuto un preparato a base di Aloe vera in aggiunta alla chemioterapia. I ricercatori hanno riportato alcuni segnali di miglioramento dello stato generale dei pazienti e della qualità di vita. Lo studio presentava però importanti limiti metodologici, tra cui l’utilizzo di un campione di pazienti troppo piccolo e ha quindi prodotto risultati statisticamente non significativi, con cui non è stato possibile trarre conclusioni affidabili sui potenziali effetti terapeutici dell’Aloe vera.
In altre sperimentazioni cliniche è stato valutato l’uso topico del gel di Aloe vera per alleviare alcuni effetti collaterali delle terapie oncologiche, come la mucosite orale che può manifestarsi nei pazienti sottoposti a radioterapia o chemioterapia. Molti di questi studi hanno però preso in esame campioni troppo ridotti di pazienti, o hanno utilizzato protocolli eterogenei, e per questi problemi metodologici i risultati sono difficilmente generalizzabili.
Per questo motivo anche la charity britannica Cancer Research Uk ha sottolineato che “non esistono prove cliniche solide che l’Aloe vera curi il cancro” e che i suoi benefici percepiti sono, al massimo, palliativi e non confermati da studi controllati.
L’uso diffuso dell’Aloe vera come rimedio naturale per scottature e irritazioni ha portato molti a pensare che la pianta e i suoi estratti siano completamente innocui. Questa percezione può però essere fuorviante perché molte sostanze di origine naturale possono avere effetti farmacologici rilevanti e addirittura interagire con i farmaci che si assumono, tra cui antidiabetici, anticoagulanti e alcuni trattamenti oncologici, modificandone l’assorbimento.
In particolare, il lattice contenente antrachinoni, presente nelle foglie di Aloe vera, ha un forte effetto lassativo e l’uso prolungato di tale sostanza può portare a crampi addominali, diarrea cronica e squilibri elettrolitici, con potenziali effetti anche su cuore e reni.
Queste osservazioni sono state tenute in considerazione anche dalle autorità regolatorie, tra cui l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che ha espresso preoccupazioni riguardo all’uso di integratori alimentari contenenti antrachinoni, giungendo a raccomandare restrizioni sul loro impiego a causa dei potenziali effetti genotossici e cancerogeni.
L’Aloe vera è una pianta ampiamente utilizzata in ambito cosmetico come rimedio per irritazioni, scottature e piccole lesioni della cute. La ricerca ha dimostrato che alcuni componenti presenti all’interno delle foglie di Aloe vera, tra cui l’emodina e determinati polisaccaridi, possono avere alcuni effetti positivi contro alcuni tipi di tumori in esperimenti condotti in cellule in coltura e animali di laboratorio.
Tuttavia, i risultati di efficacia degli studi preclinici non possono essere traslati automaticamente anche agli esseri umani. Gli studi clinici con volontari umani, pubblicati finora, sono infatti pochi, metodologicamente limitati e non sostengono l’uso dell’Aloe vera come trattamento preventivo o curativo del cancro.
Viceversa, esistono segnali di possibili effetti avversi associati ad alcuni estratti non purificati e per questo il loro utilizzo deve essere sempre discusso con un medico, soprattutto nei pazienti oncologici, in quanto possono interagire con alcune terapie e addirittura avere effetti cancerogeni.
Autore originale: Agenzia Zoe
Revisione di Fabio Di Todaro in data 7/09/2026
Agenzia Zoe