Ultimo aggiornamento: 24 febbraio 2026
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La risonanza magnetica (RM) è una tecnica diagnostica per immagini che consente di ottenere rappresentazioni dettagliate delle strutture del corpo umano mediante l’utilizzo di campi magnetici generati da un grande magnete. A differenza della tomografia computerizzata (TC), non comporta esposizione a radiazioni ionizzanti. È in grado di fornire immagini multiparametriche e tridimensionali delle parti interne del corpo e viene utilizzata per la diagnosi di una grande varietà di condizioni patologiche perché permette di visualizzare gli organi interni, in particolare i tessuti molli e le articolazioni, ma si può utilizzare anche per lo scheletro. Per queste caratteristiche la risonanza magnetica trova applicazione in numerosi ambiti clinici, tra i quali neurologia, neurochirurgia, urologia, traumatologia, ortopedia, gastroenterologia, cardiologia e oncologia.
In oncologia viene utilizzata per la diagnosi, la stadiazione e la valutazione della risposta ai trattamenti di diversi tipi di tumore.
Per eseguire l’esame, al paziente viene chiesto di stendersi su un lettino che scorre all’interno di un’apposita macchina e gli viene domandato di restare fermo e rilassato per tutta la durata dell’esame.
Se è previsto, può essere iniettato per via endovenosa un mezzo di contrasto. Il più comune è il gadolinio. In questo caso sarà necessario qualche minuto per far sì che si distribuisca omogeneamente nel corpo. L’utilizzo del mezzo di contrasto consente, dopo la sua infusione, di aumentare l’intensità del segnale di alcuni tessuti.
Non vi è una controindicazione specifica durante la gravidanza. Tuttavia, anche se non è stata provata la sensibilità dell’embrione ai campi magnetici e di radiofrequenza utilizzati per queste indagini, per un principio di cautela la risonanza magnetica è sconsigliata alle donne gravide, soprattutto durante il primo trimestre.
I portatori di pacemaker cardiaco, neurostimolatori e clip intracraniche per aneurisma non devono sottoporsi a risonanza prima di aver accertato la compatibilità dei suddetti dispositivi medici, poiché i campi magnetici prodotti dall’apparecchiatura potrebbero alterarne il funzionamento.
L'esame potrebbe anche essere controindicato ugualmente per chi, a seguito di incidenti o di interventi chirurgici, ha nel corpo altre strutture metalliche di vario tipo, specialmente se in prossimità di organi vitali, per evitare che i campi magnetici prodotti dalla macchina possano provocarne lo spostamento o il surriscaldamento. Tipicamente si tratta di protesi, chiodi e viti applicate in ortopedia, ma esistono anche altri dispositivi in uso in altri rami della chirurgia, come per esempio in interventi di angioplastica su arterie e vene, realizzati con materiali che potrebbero rendere rischioso l'esame. Le protesi del cristallino impiantate per la cataratta prima della metà degli anni Ottanta del secolo scorso o le valvole cardiache metalliche costituiscono ulteriori motivi di controindicazione all’esecuzione della risonanza magnetica.
Anche se recentemente sono stati messi a punto e introdotti nella pratica chirurgica nuovi materiali che non interferiscono con l’indagine, è bene segnalare ogni tipo di operazione subita in passato. In caso di necessità il medico potrà contattare la struttura dove è stato eseguito l'intervento per accertarsi della compatibilità del materiale utilizzato oppure sottoporre il paziente a una radiografia preliminare per escludere la presenza di materiale metallico.
Sempre per il rischio di avere nel corpo piccole schegge metalliche anche senza esserne consapevoli, è opportuno che chiunque abbia lavorato come tornitore, saldatore, carrozziere, addetto alla lavorazione di vernici metallizzate, oppure abbia subito incidenti di caccia o sia stato vittima di un’esplosione, informi gli operatori.
Infine, anche se oggi esistono strumenti a campo aperto, chi soffre di claustrofobia (paura dei luoghi chiusi) potrebbe avere delle reazioni ansiose all’interno della macchina. Si raccomanda pertanto di comunicare al personale sanitario se in passato si è avuto questo tipo di problemi, per esempio dentro ascensori o in luoghi molto stretti. Il disagio provocato dalla chiusura nella macchina è oggi molto minore di un tempo, per la disponibilità di apparecchiature ventilate, più ampie e aperte. Nella maggior parte dei casi è sufficiente cercare di rilassarsi e pensare ad altro, ma è importante restare immobili e non parlare per non interferire con l’esecuzione dell’esame. In ogni caso è opportuno che chi soffre di forme gravi di claustrofobia, epilessia o altri disturbi psichiatrici, segnali il problema agli operatori. In caso di necessità è possibile ricorrere a una leggera sedazione, spesso utilizzata anche allo scopo di tenere fermi a lungo i bambini.
No, nei giorni precedenti l’esecuzione di una risonanza magnetica, qualunque sia la parte del corpo da esaminare, non è richiesta una preparazione particolare. Per la somministrazione del mezzo di contrasto occorre un digiuno di almeno 6 ore, ma non è necessario interrompere eventuali terapie in corso, come per esempio farmaci per la pressione o per il cuore.
Per evitare reazioni avverse nei soggetti allergici che devono comunque sottoporsi all’esame con somministrazione di mezzo di contrasto paramagnetico (gadolinio) sono previsti specifici protocolli di profilassi.
Per quanto riguarda l’allattamento, il Ministero della salute ha rilasciato una nota con la quale chiarisce che l’allattamento al seno, dopo che la madre si è sottoposta a una risonanza magnetica, è sicuro a qualunque età gestazionale. Tra tutti i mezzi di contrasto, solo quelli a base di gadolinio appartenenti a una categoria specifica detta “ad alto rischio di fibrosi sistemica nefrogenica” (gadopentetato dimeglumina, gadodiamide e gadoversetamide) dovrebbero essere evitati per prudenza. In tutti gli altri casi, che rappresentano la maggioranza, il bambino può riprendere immediatamente l’allattamento al seno.
Il giorno dell'esame si consiglia di indossare indumenti senza ganci o bottoni automatici, spille, chiusure lampo o altre parti metalliche, che andrebbero in ogni caso tolti prima dell'esecuzione dell'indagine. Si consiglia di prestare molta attenzione anche ai punti metallici applicati in tintoria, che spesso restano attaccati alle etichette perché difficilmente visibili.
Per evitare inconvenienti, comunque, il paziente viene di norma invitato a togliersi tutti i vestiti a esclusione della biancheria intima, purché priva di parti metalliche, e a indossare un camice, fornito dal personale, e calzari monouso.
Occorre togliere gioielli e piercing, fermagli per capelli e cinture, occhiali e orologio, ma anche eventuali lenti a contatto, apparecchi per l’udito, protesi dentarie mobili, cinti sanitari, busti e parrucche. Non è consentito portare con sé cellulari, carte di credito o altre tessere magnetiche che potrebbero essere smagnetizzate.
In alcuni casi, per esempio quando si indaga il distretto testa-collo, potrebbe essere richiesto di rimuovere il trucco dal viso e dagli occhi. Per questo motivo sarebbe consigliabile non truccarsi oppure portare con sé il necessario per la pulizia del viso.
È possibile presentarsi all’esame autonomamente, in quanto non è richiesta alcuna assistenza né durante l’esecuzione né al termine della procedura. Al termine dell’indagine, il paziente può rientrare a casa guidando senza alcuna limitazione. Il mezzo di contrasto, qualora somministrato, viene eliminato prevalentemente per via urinaria entro 24 ore.
Subito dopo la somministrazione del mezzo di contrasto, in conseguenza dell’ingresso del gadolinio nel circolo sanguigno, possono manifestarsi lievi e transitori disturbi, quali brividi, nausea e cefalea.
L'esecuzione di una risonanza magnetica non è mai dolorosa, se si esclude la piccola puntura richiesta dall’eventuale iniezione del mezzo di contrasto nel braccio.
Gli unici fastidi che si possono avvertire durante l'esecuzione dell’esame derivano dal forte rumore provocato dalla macchina e dal senso di claustrofobia che, soprattutto in passato, era provocato dal rimanere chiusi in un grande cilindro per il tempo necessario all’esame.
Per rimediare al rumore di solito vengono forniti al paziente cuffie o tappi per le orecchie, non è invece consentito l'utilizzo di dispositivi elettronici.
Nel corso dell'esame talvolta è possibile avvertire un senso di riscaldamento in alcune parti del corpo, che va segnalato agli operatori solo se diventa eccessivo.
È possibile anche che il campo magnetico generato dalla macchina, stimolando le cellule nervose del paziente, provochi la contrazione involontaria o la sensazione di pulsazione in alcuni muscoli in varie parti del corpo. Tali stimolazioni sono innocue. Se diventano troppo fastidiose è consigliabile avvertire l’operatore, con cui si è sempre in contatto tramite un campanello di allarme e un interfono situati all’interno dell'apparecchiatura.
A sua volta, l’operatore che esegue l'esame vede e ha sotto controllo in ogni istante il paziente e può quindi sempre intervenire in caso di necessità.
Nella sede di tatuaggi, soprattutto se eseguiti molti anni fa, quando era più diffuso l’impiego di pigmenti metallici, possono verificarsi delle irritazioni cutanee.
Nel rispetto delle cautele sopra descritte, l’unico possibile rischio durante l’esecuzione della risonanza magnetica è rappresentato dall’eventuale insorgenza di una reazione allergica alla sostanza utilizzata come mezzo di contrasto. Tale evenienza è generalmente molto rara e, nella maggior parte dei casi, di lieve entità, soprattutto se confrontata con le reazioni avverse ai mezzi di contrasto a base di iodio impiegati negli esami con radiazioni ionizzanti.
In ogni caso è fortemente raccomandato informare il personale sanitario qualora in passato si siano verificate reazioni allergiche di questo tipo o in presenza di gravi disfunzioni renali.
Le reazioni allergiche possono manifestarsi con sintomi lievi, quali prurito, nausea e vomito. Solo in casi eccezionali possono insorgere reazioni più gravi, che il personale è comunque adeguatamente preparato a gestire.
La risonanza magnetica non prevede l’uso di sostanze radioattive né di radiazioni ionizzanti come quelle dei raggi X. Sfrutta piuttosto campi magnetici di alta intensità e onde a radiofrequenza simili a quelle utilizzate per la radio e la televisione, che si concentrano soprattutto nelle cellule degli organi da esaminare più ricche di acqua. Allo stato attuale delle conoscenze non c’è ragione di ritenere che la risonanza magnetica possa provocare danni, nemmeno a distanza di tempo.
Le donne portatrici di mezzi contraccettivi intrauterini come la spirale dovrebbero consultare il ginecologo per valutare l’opportunità di eseguire, dopo l’esame, un’ecografia di controllo, per accertarsi che il dispositivo non si sia spostato sotto l’effetto dei campi magnetici. Il rischio potrebbe essere, in tal caso, una ridotta efficacia dell’effetto contraccettivo della spirale e una possibile gravidanza indesiderata.
La durata di una risonanza magnetica dipende dall’estensione della zona del corpo da esaminare e solitamente varia tra i 25 e i 65 minuti. Alcune persone possono trovare difficile rimanere completamente immobili per tutto il tempo, come richiesto per garantire la buona riuscita dell’esame. È comunque possibile chiedere al tecnico di fare brevi pause tra una sequenza e l’altra per sgranchirsi.
A meno di indicazioni diverse da parte del personale che ha eseguito l’esame, non occorre un periodo di osservazione al termine dell’indagine: ci si può rivestire subito e tornare a casa.
A eccezione delle donne che allattano e che hanno ricevuto uno dei mezzi di contrasto classificati come “ad alto rischio di fibrosi sistemica nefrogenica”, tutti gli altri pazienti possono riprendere immediatamente le normali attività senza alcuna limitazione.
Le informazioni di questa pagina non sostituiscono il parere del medico.
Autore originale: DNA Media Lab
Revisione di Sofia Corradin in data 24/02/2026
DNAMediaLab