Ultimo aggiornamento: 9 dicembre 2025
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I marcatori tumorali (anche conosciuti come marker tumorali), più recentemente classificati tra i marcatori biologici (biomarker), sono sostanze, per lo più proteine, facilmente rintracciabili nel sangue con un semplice prelievo di sangue venoso. Si tratta di frequente di molecole che possono essere prodotte anche dalle cellule non tumorali in assenza di malattia. Tuttavia, le cellule cancerose, moltiplicandosi in genere più velocemente, possono rilasciarne nel sangue quantità maggiori rispetto alla norma. Tali livelli anomali, di conseguenza, possono essere un campanello d’allarme per intercettare la malattia. I marcatori tumorali sono dunque impiegati nella diagnosi di alcuni tipi di cancro, nella valutazione prognostica e soprattutto nel monitoraggio della risposta ai trattamenti farmacologici.
Nella fase diagnostica i marcatori tumorali possono indirizzare verso una diagnosi di tumore oppure confermarla, ma da soli non sono mai sufficienti a stabilirla con certezza. Devono essere sempre considerati insieme all’esito di altri esami clinici e strumentali. Quando un tumore è presente ed è stato diagnosticato, l’andamento dei marcatori può invece essere utile a misurare la risposta a un trattamento e a seguire l’evoluzione della malattia.
Il monitoraggio dei livelli di alcuni specifici marcatori tumorali è un metodo semplice e poco invasivo per seguire nel corso del tempo l’andamento della malattia, o per permettere di cogliere precocemente una ripresa dopo una remissione.
Data la complessità dei tumori, non esistono tuttavia marcatori che siano sempre attendibili, né un marcatore unico e specifico per tutte le forme di cancro.
È inoltre importante sottolineare che nessuno dei marcatori e dei test attualmente disponibili è consigliato come strumento di screening per la diagnosi precoce di un tumore, soprattutto in assenza di segni o sintomi che facciano sospettare la malattia. Alcuni di questi marcatori possono infatti risultare positivi per ragioni diverse dal cancro, dando così esiti falsi positivi. Viceversa, è possibile che un tumore, soprattutto se di piccole dimensioni, non faccia cambiare significativamente i livelli di un marcatore, dando così un risultato falso negativo. Inoltre, va ricordato che non tutte le persone affette da un certo tipo di tumore presentano necessariamente valori elevati del relativo marcatore tumorale, e che per determinati tipi di cancro non sono stati ancora identificati marcatori tumorali specifici.
Oggi conosciamo alcuni marcatori che sono prodotti solo dalle cellule di un organo, ma non sono necessariamente specifici di un particolare tipo di tumore. Per esempio, il PSA, ovvero l’antigene prostatico specifico, viene prodotto dalla ghiandola prostatica e la sua concentrazione nel sangue può aumentare in uomini con carcinoma della prostata, ma anche in caso di iperplasia prostatica benigna, infezioni o infiammazioni della ghiandola prostatica. Anche i livelli del marcatore CA 125, o antigene tumorale 125, possono aumentare in caso di carcinoma dell’ovaio, ma anche a causa di condizioni benigne come l’endometriosi o i fibromi uterini.
Altri marcatori possono aumentare in presenza di più tipi di tumore. Il CEA, o antigene carcino-embrionario, è una sostanza che si può trovare nel sangue di pazienti che hanno il cancro del colon, altri tipi di cancro o malattie benigne, o in quello di persone che fumano tabacco. L'alfafetoproteina (AFP), normalmente prodotta dal feto, può suggerire la presenza di un tumore primitivo del fegato o di un tumore delle cellule germinali, localizzate nell’ovaio o nel testicolo, quando si trova ad alta concentrazione in uomini adulti e donne non in gravidanza.
Date queste premesse, il dosaggio dei marcatori deve essere richiesto dal medico dietro una specifica motivazione clinica, altrimenti il paziente che decidesse autonomamente di eseguire questo tipo di test, per curiosità o scrupolo personale, potrebbe interpretarne i risultati in modo fuorviante.
L'oncologo Francesco Perrone parla dei marcatori tumorali.
Sono indicati solo in presenza di una diagnosi già accertata di tumore o nel caso in cui altri esami abbiano destato un forte sospetto di malattia. Inoltre, sono indicati, a giudizio del medico, per monitorare l’andamento di una malattia neoplastica diagnosticata, trattata o in corso di trattamento.
No.
L’analisi di specifici biomarcatori tumorali viene eseguita partendo da un semplice prelievo di sangue e pertanto non occorre essere accompagnati.
L'esame può provocare solo il lieve disagio legato al prelievo di sangue.
No.
No.
Pochi secondi se non si incontrano difficoltà a trovare la vena. L'analisi di laboratorio può richiedere alcuni giorni.
No.
Si può subito riprendere la propria vita normale.
Le informazioni di questa pagina non sostituiscono il parere del medico.
Autore originale: DNA Media Lab
Revisione di Sofia Corradin in data 9/12/2025
DNAMediaLab