Ultimo aggiornamento: 5 marzo 2026
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La biopsia liquida è una tecnica di laboratorio innovativa e in continua evoluzione che consente di ottenere, finora sperimentalmente, informazioni sul tumore attraverso un semplice prelievo di sangue. A differenza di una biopsia tradizionale, per cui occorre asportare un frammento di tessuto tumorale, in questo caso basta un campione di sangue nel quale si cercano cellule tumorali circolanti (CTC) e piccolissime porzioni di materiale rilasciato dalle cellule tumorali, come il DNA tumorale circolante (ctDNA) e altre molecole. La biopsia liquida può essere eseguita anche su altri fluidi biologici, come le urine o il liquido cefalorachidiano. L’obiettivo dell’esame è comprendere meglio le caratteristiche biologiche del tumore e la sua evoluzione nel tempo per aiutare i medici a prendere decisioni terapeutiche più mirate. La biopsia liquida, infatti, fa parte di quella che oggi chiamiamo oncologia di precisione, ovvero l’insieme di tecniche che aiutano gli oncologi ad adattare ciascuna terapia alla specificità molecolare del tumore di ciascun paziente, puntando a una maggiore efficacia e a una minore tossicità rispetto ad altri tipi di terapie.
La biopsia liquida non è un esame diagnostico. Diversi tentativi e sperimentazioni cliniche in corso hanno finora dato risultati preliminari deludenti, con troppi falsi positivi e falsi negativi, per l’uso di questo esame per la diagnosi precoce di diversi tipi di cancro. Dunque, a oggi questo approccio ancora sperimentale non può essere utilizzato da solo per dire se una persona ha un tumore, quale sia il tipo di tumore e quale sia l’organo di origine. Ma se al momento non può sostituire gli esami anatomopatologici standard necessari per confermare la presenza di una neoplasia, può essere in certi casi utile a integrare le informazioni ricavate da questi esami.
L’uso maggiore e per ora più affidabile è in alcuni tipi di tumore in stadio avanzato o metastatico, soprattutto per capire come sta evolvendo la malattia e per guidare le scelte terapeutiche. Esempi di applicazione della biopsia liquida in oncologia clinica riguardano alcuni tumori in stadio avanzato per i quali esistono farmaci mirati, come:
In questi contesti, l’analisi del ctDNA può aiutare a identificare mutazioni specifiche che si possono sfruttare come bersagli di farmaci mirati. Per esempio, nel carcinoma mammario metastatico si possono ricercare mutazioni come quella del gene ESR1. Questa mutazione può emergere in alcuni tipi di tumore metastatico della mammella, in particolare quelli ER+/ HER2-, dopo il trattamento iniziale, ed è associata alla resistenza alla terapia endocrina. Dato che di recente l’AIFA ha approvato la rimborsabilità di elacstrant, un farmaco ormonale specifico mirato contro la mutazione ESR1, eseguire la biopsia liquida in questo contesto può indirizzare in modo mirato la scelta della terapia più adatta.
I ricercatori che lavorano in quest’ambito stanno lavorando perché la biopsia liquida diventi uno strumento che permetta ai medici di osservare “in tempo reale” l’evoluzione del tumore, individuando anche un eventuale sviluppo di resistenza ai trattamenti in corso così da poter modificare se possibile la strategia terapeutica. Sono in corso anche alcune sperimentazioni relative ad altri tipi di tumore, come quello del colon.
Nelle applicazioni attuali della biopsia liquida, l’elemento principale analizzato è il DNA tumorale circolante (ctDNA): piccolissimi frammenti di DNA liberati dalle cellule tumorali nel sangue. Questi frammenti possono contenere mutazioni geniche caratteristiche del tumore e della sua evoluzione.
Tecniche altamente sensibili come il sequenziamento di nuova generazione (NGS, Next-Generation Sequencing) o la PCR digitale permettono di identificare queste mutazioni anche quando sono presenti in concentrazioni molto basse nel sangue, restituendo così dati preziosi sulla biologia molecolare della malattia senza ricorrere a un prelievo di tessuto.
Anche se la biopsia liquida ha un potenziale enorme, non è ancora uno strumento diagnostico perché la quantità di ctDNA presente nel sangue può essere molto bassa, soprattutto nelle fasi iniziali o in tumori di piccole dimensioni, rendendo poco affidabile la diagnosi in assenza di altre informazioni cliniche e laboratoristiche. Per questo motivo, la biopsia liquida viene usata in contesti di ricerca clinica, per studiare le sue potenzialità, o in ambito clinico in integrazione ad altri esami diagnostici e strumentali. Serve soprattutto a completare il quadro clinico fornito da immagini ed esami istologici.
La biopsia liquida si esegue esattamente come un normale prelievo di sangue venoso periferico. Il sangue viene raccolto poi in provette e il campione inviato ai laboratori specialistici dove si utilizzano tecnologie avanzate. Per il paziente, quindi, la procedura richiede poco tempo, non è necessario il ricovero o l’accompagnamento e non richiede la somministrazione di farmaci o mezzi di contrasto. Il gesto è identico a un comune esame del sangue: ciò che cambia, insieme alla finalità del prelievo, è soltanto il metodo impiegato in laboratorio per analizzare il campione.
La biopsia liquida è uno degli esami meno invasivi nel percorso di monitoraggio oncologico. I rischi e i possibili effetti collaterali sono gli stessi di un normale prelievo di sangue, quindi lieve dolore o fastidio al momento dell’inserimento dell’ago, un possibile piccolo livido nel punto del prelievo e raramente capogiri o senso di debolezza. Non comporta i rischi associati a interventi chirurgici o biopsie tissutali e, nella maggior parte dei casi, è ben tollerata. Va inoltre sottolineato che la biopsia liquida è facilmente ripetibile nel tempo, il che rende possibile monitorare dinamicamente l’evoluzione della malattia senza esporre i pazienti a procedure invasive.
Sulla biopsia liquida ci sono molte ricerche in corso. Alcune hanno l’obiettivo di affinare le capacità di questo strumento utile a monitorare la malattia e ad adattare le terapie in tempo reale. Da altre ci si aspetta un passo in più: lo sviluppo di una tecnologia in grado di rilevare molti tipi di tumori prima che si manifestino con sintomi o lesioni visibili agli esami tradizionali. Questo traguardo, chiamato test di rilevazione precoce multi-cancro, è uno degli obiettivi più ambiziosi nello studio delle biopsie liquide: si cercano segnali di diversi tipi di cancro nel sangue in modo così sensibile che potenzialmente si potrebbe individuare la malattia anni prima della diagnosi clinica. Tuttavia, per ora questa applicazione resta sperimentale, con risultati ancora modesti che non ne giustificano un’approvazione come programma di screening di popolazione per la diagnosi precoce.
Un altro filone di ricerca molto attivo riguarda la tecnologia analitica che sta alla base della biopsia liquida. Strumenti sempre più sofisticati, come il sequenziamento di nuova generazione (NGS), PCR digitale e approcci multi-omici che combinano DNA, RNA e proteine, stanno aumentando la sensibilità e la precisione dell’esame. Queste tecnologie potrebbero permettere di distinguere segnali molecolari molto deboli da “rumore” di fondo nel sangue e di tracciare con maggiore dettaglio l’evoluzione del tumore nel tempo. L’integrazione di intelligenza artificiale e algoritmi di apprendimento automatico applicati ai dati genomici, inoltre, è un ulteriore passo avanti: queste tecniche possono aiutare i ricercatori a interpretare grandi quantità di informazioni biologiche e a identificare schemi predittivi che possono suggerire risposte terapeutiche o resistenze prima che siano evidenti clinicamente.
La biopsia liquida è una tecnica di laboratorio per l’analisi di un campione di sangue o di altro fluido corporeo per individuare frammenti di DNA tumorale circolante (ctDNA) o cellule tumorali rilasciate dal tumore. È utilizzata soprattutto per ottenere informazioni molecolari sulla malattia e orientare le scelte terapeutiche.
La biopsia liquida serve principalmente a monitorare l’evoluzione di alcuni tumori in fase avanzata o metastatica e a identificare eventuali mutazioni che possono essere bersaglio di farmaci mirati. Non sostituisce gli esami diagnostici tradizionali, ma può integrarli.
No, attualmente la biopsia liquida non è un esame per la diagnosi precoce dei tumori. I risultati disponibili mostrano ancora dei limiti, per cui non può essere utilizzata da sola per stabilire la presenza di un tumore.
Oggi la biopsia liquida trova applicazione soprattutto per aiutare a scegliere terapie mirate per alcuni tipi di neoplasie in stadio avanzato, come il tumore del polmone, il tumore della mammella e il tumore della prostata resistente alla castrazione.
L’analisi si concentra principalmente sul DNA tumorale circolante (ctDNA), cioè frammenti di DNA rilasciati dalle cellule tumorali nel sangue o altri fluidi corporei. Tecniche come il sequenziamento di nuova generazione (NGS) e la PCR digitale permettono di individuare mutazioni anche se il DNA è presente in quantità molto basse nel campione.
La biopsia liquida si esegue con un normale prelievo di sangue venoso periferico. Il campione viene poi analizzato in laboratorio con tecnologie avanzate. È un esame poco invasivo, non richiede ricovero ed è generalmente ben tollerato.
Al momento no. Sono in corso ricerche sui cosiddetti test multicancro per la rilevazione precoce, ma i risultati attuali non giustificano l’uso della biopsia liquida come programma di screening nella popolazione generale.
Le ricerche mirano a rendere la biopsia liquida più sensibile e precisa, per monitorare meglio l’evoluzione del tumore e individuare precocemente eventuali resistenze alle terapie. Sono allo studio anche test di rilevazione precoce multi-cancro e nuove tecnologie, per esempio strumenti di intelligenza artificiale. Al momento queste applicazioni restano sperimentali.
Sofia Corradin