Le previsioni sulle morti per tumore nell'Unione Europea per il 2020: i tassi di mortalità per il tumore della prostata diminuiscono - tranne in Polonia - mentre quelli per il tumore del polmone e del pancreas aumentano nelle donne

Ultimo aggiornamento: 14 settembre 2020

Secondo una ricerca dell’Università degli Studi di Milano, pubblicata su Annals of Oncology, i tassi di mortalità per il tumore della prostata nell’Unione Europea (UE) diminuiranno nel 2020, principalmente grazie a migliorie nella diagnosi e nei trattamenti per questa patologia.

Questo studio è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro.

Nelle ultime previsioni sulle morti per tumore nell'Unione Europea per il 2020, i ricercatori coordinati da Carlo La Vecchia, professore alla Facoltà di Medicina, Università Statale di Milano, hanno mostrato che dal 2015 vi è stata una riduzione del 7% dei decessi per tumore della prostata, con un tasso di mortalità, standardizzato per età, previsto per il 2020 di 10 per 100.000 uomini. Un totale di 78.800 decessi per questo tumore è previsto per quest’anno.

 

La Polonia è l'unico Paese dell'UE dove i tassi di mortalità per il tumore della prostata non stanno diminuendo; i ricercatori prevedono anzi un aumento dal 2015 del 18%. Si è stimato un tasso di mortalità di 15 per 100.000 uomini, con 6.100 decessi previsti.

La Polonia aveva i livelli di mortalità per il tumore della prostata più bassi tra il 1970 e il 1974, poi i tassi sono aumentati fino al 2000, si sono stabilizzati e successivamente sono aumentati fino al 2020. I tassi di mortalità predetti per il tumore della prostata in Polonia risultano quindi ora i più alti. È difficile trovare una spiegazione. È possibile che i recenti tassi, relativamente elevati, siano dovuti a ritardi nell’adozione di moderne tecniche diagnostiche e di trattamento in questo Paese” commenta il prof. La Vecchia, che prosegue sulla situazione europea: "Considerando nel complesso tutta l'UE, il messaggio chiave che deriva dai tassi di mortalità per tumore della prostata è di adottare le più aggiornate tecniche di chirurgia e radioterapia, insieme alle più recenti terapie anti-androgeniche. Ciò può avere un impatto rilevante sulla mortalità per tumore della prostata anche in assenza di cure, dato che una parte degli uomini anziani può sopravvivere abbastanza a lungo da morire per altre cause. Anche il test dell’antigene prostatico specifico, il PSA, può giocare un ruolo, ma al momento è difficile quantificarlo. Questo test ha un impatto maggiore sull'incidenza, ma il suo effetto sui tassi di mortalità non è quantificabile".

Sebbene i tassi di mortalità per tumore della prostata siano in diminuzione, il numero di decessi per questa neoplasia è in aumento a causa dell'invecchiamento della popolazione nell'UE. Nel 2015, 74.998 uomini sono deceduti per questa patologia e nel 2020 si prevedono 78.800 decessi.

 

In generale, questo andamento si riscontra nei tassi previsti di mortalità e nel numero di decessi per tutti i tumori nell'UE e per i dieci principali tumori analizzati. I ricercatori prevedono che i tassi di mortalità per tutti i tumori diminuiranno del 5% negli uomini e del 4% nelle donne tra il 2015 e il 2020, con tassi di mortalità rispettivamente di 130 per 100.000 abitanti e 82 per 100.000 abitanti; il numero previsto di decessi aumenterà invece del 5%, raggiungendo 1.428.800 entro la fine di quest'anno: 798.700 negli uomini e 630.100 nelle donne.

 

I ricercatori hanno analizzato i tassi di mortalità per tumore nei 28 Stati membri dell'UE nel loro insieme e anche nei suoi sei maggiori Paesi - Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito - per tutti i tumori e, nello specifico, per i siti dello stomaco, dell’intestino, del pancreas, del polmone, della mammella, dell’utero (compresa la cervice), dell’ovaio, della prostata, della vescica e per le leucemie, negli uomini e nelle donne. Questo è il decimo anno consecutivo in cui i ricercatori pubblicano queste previsioni. Il professor La Vecchia e i suoi colleghi hanno raccolto i dati sui numeri di morti per tumore dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per un periodo che copre dal 1970 al 2016.

 

Il prof. La Vecchia osserva: “Complessivamente, i tassi di mortalità per tumore in Polonia sono più alti del 28% negli uomini e del 21% nelle donne, rispetto alla media dell’UE. Questo divario tra l'Europa centro-orientale e occidentale è dovuto agli andamenti più sfavorevoli del consumo di tabacco, ma anche auna più lenta adozione di moderne tecniche di prevenzione, gestione e cura di queste patologie”.

“In totale, nell’UE la mortalità per tumore negli uomini sta diminuendo. Più della metà di questo calo è dovuto alla riduzione dei tassi di mortalità dei tumori correlati al tabacco. Questi includono non soltanto il tumore del polmone, che rappresenta oltre un terzo del calo, ma anche i tumori della testa e del collo e della vescica. In altre parole, il generale andamento favorevole è dovuto alla diminuzione di uomini europei che fumano, iniziata qualche decennio fa”.

 

Tuttavia, nelle donne i tassi di mortalità per i tumori del polmone e del pancreas sono in aumento; si prevede una crescita del 6% fra il 2015 e il 2020 dei tassi di mortalità per tumore del polmone (15,1 morti per 100.000 donne e circa 100.000 decessi) e dell'1,2% per il tumore del pancreas (5,6 morti per 100.000 e 46.200 decessi). I tassi di mortalità per il tumore del polmone nelle donne hanno superato, nel 2016, quelli per il tumore della mammella e questa tendenza sta continuando. I ricercatori prevedono che il tasso di mortalità per il tumore della mammella quest'anno sarà pari a 13,5 per 100.000 donne (95.900 morti), in calo del 7,3% rispetto al 2015.

 

La coautrice Eva Negri, della Statale di Milano, commenta: “I tassi di mortalità per il tumore del polmone nelle donne hanno continuato ad aumentare nell'UE nell’ultima decade, sebbene il tasso di crescita stia rallentando. Tra il 2010 e il 2020, nell’UE, i tassi del tumore del polmone nelle donne sono aumentati da circa 13 ad oltre 15 per 100.000. In assenza di un intervento efficace sul consumo di tabacco nelle donne, il tasso raggiungerà probabilmente il valore di 16-17 per 100.000 nel 2030 e si stabilizzerà solo nel decennio successivo”.

"Vi sono alcune differenze tra i vari paesi considerati per quanto riguarda i tassi di mortalità per il tumore del polmone nelle donne. Ad esempio, i tassi francesi e spagnoli stanno aumentando più di quelli britannici o italiani. Di nuovo, questo riflette le abitudini al fumo nelle diverse generazioni di donne nei vari Paesi e sottolinea l'importanza di convincere le donne a smettere di fumare, non solo in Polonia o nel Regno Unito, che hanno attualmente i tassi più alti, ma anche in Francia o Spagna, che hanno ancora tassi relativamente bassi. Questo contribuirà a controllare l'epidemia del tumore del polmone e di altri tumori associati al tabacco  nelle donne”.

Il tabacco rimane la principale causa di mortalità per cancro in Europa, rappresentando circa il 20% del totale dei decessi previsti per tumore; la maggiore diminuzione della mortalità per tumore negli uomini, rispetto alle donne, riflette le differenze nelle abitudini al fumo tra le varie generazione dei due sessi" conclude Eva Negri.

 

I ricercatori prevedono che, rispetto al picco di mortalità per cancro osservato nel 1988, oltre 5,7 milioni di decessi per tumore sono stati evitati nell'UE nel periodo di 32 anni, dal 1989 fino al 2020. Nel solo 2020, si prevedono 406.000 morti per tumore evitate (282.000 negli uomini e 124.000 nelle donne). Per il tumore della prostata, 462.000 decessi sono stati evitati nel corso dei 32 anni e 40.000 nel solo 2020.

 

La Dott.ssa Greta Carioli, prima autrice dello studio, conclude: “Gli andamenti di mortalità del tumore del pancreas rimangono sfavorevoli in tutta Europa. Il controllo del tabacco e iniziative sul controllo del sovrappeso, dell’obesità e del diabete potrebbero migliorare tali tendenze. Non sono stati osservati progressi significativi nella diagnosi e nel trattamento di questo tumore, che ha una prognosi particolarmente sfavorevole. Pertanto sono necessari maggiori investimenti nella ricerca”.