Dai laboratori dell’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara emergono nuove risposte per il carcinoma mammario.

Prosegue con grandi risultati lo studio sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Ministro della Salute e Fondazione “Umberto Veronesi”.

 

Negli ultimi anni il gruppo di ricerca guidato dalla professoressa Emma Di Carlo, ordinario di Anatomia Patologica presso il Dipartimento di Medicina e Scienze dell’Invecchiamento dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, ha condotto una serie di studi sui meccanismi cellulari e molecolari responsabili della progressione del cancro e delle recidive tumorali. Queste ultime sono prevalentemente la causa di morte dei pazienti oncologici. Complessivamente questi risultati aprono la strada all’utilizzo dell’IL30 non solo come marcatore di malignità e di progressione tumorale, ma anche s soprattutto come nuovo bersaglio molecolare per lo sviluppo di una moderna ed efficace immunoterapia delle forme più aggressive di tumore mammario. Le ricerche sostenute da Fondazione AIRC, con la partecipazione del Ministero della Salute e della Fondazione Umberto Veronesi, hanno messo in primo piano l’analisi del ruolo di una molecola immunoregolatoria, l’Interleuchina-30 (IL-30), nella metastatizzazione del carcinoma prostatico e mammario. Lo studio condotto nei laboratori di Anatomia Patologica e Immuno-Oncologia del “Center for Advanced Studies and Technology” (CAST) dell’Università “d’Annunzio”, si è avvalso della collaborazione di una rete internazionale di scienziati che operano presso l’Università della California a San Diego (USA); il Roswell Park Cancer Institute di New York (USA), la Jinan University di Guangzhou (Cina), l’Istituto San Raffaele di Milano e l’Università di Palermo.

“I primi risultati – spiega la professoressa Di Carlo – hanno rivelato che l’espressione di IL-30 caratterizza i tumori prostatici di alto grado e stadio e che l’eliminazione selettiva del gene codificante l’IL-30, con la tecnologia CRISPR/Cas9, nelle cellule tumorali o nelle cellule del sistema immunitario, contrasta lo sviluppo tumorale e riduce l’insorgenza di metastasi. I dati più recenti – aggiunge la professoressa Di Carlo – rivelano che l’espressione di IL-30 coinvolge anche i tumori mammari, soprattutto il tumore triplo-negativo, che sembra contenere il maggior numero di cellule staminali tumorali. Queste cellule producono IL30 che, sia direttamente sia attivando l’espressione di oncogeni e mediatori immunosoppressori, sostiene l’espansione del comparto staminale del tumore, responsabile della disseminazione metastatica. I profili di espressione genica, ottenuti da un’estesa coorte di pazienti, hanno evidenziato una grave immunosoppressione associata ai tumori ad alta espressione di IL-30. La sperimentazione di laboratorio di IL-30 quale bersaglio molecolare, con tecniche di genetica molecolare, – prosegue la professoressa Di Carlo – ha permesso di ottenere un'inibizione della proliferazione tumorale, una “riabilitazione” delle cellule T e NK e ha posto un “freno” alla metastatizzazione, aumentando significativamente la sopravvivenza degli animali portatori di tumore utilizzati nella fase di sperimentazione. Complessivamente – conclude la professoressa Emma Di Carlo – questi risultati aprono la strada all’utilizzo dell’IL-30 come nuovo bersaglio molecolare per lo sviluppo di una moderna ed efficace immunoterapia delle forme più aggressive di tumore mammario”.

  • Data di pubblicazione:

    30 ottobre 2021