Sfida 2: fermare il cancro prima che si manifesti

Scoprire che cosa provoca un tumore (o almeno che cosa aumenta il rischio individuale di ammalarsi) ci permette di agire per evitare che la malattia si manifesti. Per questo dobbiamo conoscere la storia della malattia fin dai suoi esordi, quando compaiono i primi danni al DNA, il che può avvenire anche anni prima che si presentino i sintomi.
Se non è stato possibile prevenirne la comparsa, occorre anche diagnosticare precocemente il tumore per poterlo curare più efficacemente. La tempestività non sempre basta, serve anche una diagnosi accurata, che identifichi tutte le caratteristiche genetiche e molecolari. In questo modo si può scegliere una terapia più efficace e mirata.

Vediamo quali sono i fattori di rischio sui quali possiamo agire e quelli sui quali non abbiamo potere, e quali gli strumenti che gli scienziati stanno sviluppando per scovare i tumori prima che possano fare danni irreversibili.

  • Il fumo è uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di tumori al polmone e alla vescica, ma influenza anche la comparsa di tanti altri tipi di cancro. Sugli effetti nocivi e cancerogeni del fumo non ci sono più dubbi. 
  • L'alimentazione gioca un ruolo importante nella formazione dei tumori. Lo dimostrano molti studi epidemiologici in Europa e altrove. Una dieta di tipo mediterraneo, per esempio, riduce il rischio di ammalarsi. La ricerca oncologica dovrà capire meglio quali sono i meccanismi molecolari attraverso i quali il cibo interferisce con le cellule sane e cancerose, perché non tutto è ancora chiaro.
  • L'attività fisica influenza il rischio di cancro (e non solo). La sedentarietà è quindi da combattere così come altre abitudini poco salutari. Ora si tratta di studiare meglio quanto pesa questo fattore rischio rispetto a tutti gli altri e quali misure sono più utili a contrastarne gli effetti.
  • Alcuni geni , se sono in qualche modo alterati, possono predisporre alla comparsa di determinati tumori, per esempio quelli al seno. Il numero di tali geni è in crescita, di pari passo con la potenza delle tecnologie che permettono di identificarli. Quali di questi geni hanno però un ruolo chiave e quali sono invece marginali?. L'obiettivo è mettere a punto test attendibili, soltanto sui geni dal ruolo chiave, per la maggior parte dei tumori.
  • Alcuni farmaci e alcune sostanze di origine naturale potrebbero prevenirela comparsa dei tumori. Gli studi in questo settore sono numerosi e promettenti.
  • L'oncologia molecolare lavora sulla diagnosi: la sfida consiste nell'identificare molecole, dette biomarcatori, prodotte precocemente dai tumori e misurabili nel sangue con un prelievo di sangue. I biomarcatori permetteranno, in futuro, diagnosi rapide e poco invasive. I biomarcatori servono anche a monitorare l'efficacia della cura e a identificare rapidamente i pazienti che rispondono in maniera poco sensibile alle terapie: intervenendo in questi casi è a volte possibile evitare che sviluppino una resistenza ai farmaci. Nei prossimi anni bisognerà aggiungere altri marcatori alla lista già disponibile, per aiutare il medico nel difficile compito di fornire a ogni paziente una terapia veramente personalizzata.
  • Anche i test strumentali (dalla risonanza magnetica ad alcune forme particolari di ecografia o di TC) stanno migliorando le possibilità di diagnosi. Ora la sfida sta nel combinare questi test con le scoperte dell'oncologia molecolare, per anticipare ulteriormente la scoperta della malattia e incidere in modo più efficace sulla mortalità per cancro.

Una firma molecolare per la diagnosi precoce del tumore del seno

Lo screening mammografico ha rivoluzionato la prevenzione del tumore del seno, ma c’è una piccola quota di casi nelle quali non riesce a discriminare tra noduli benigni e tumori. Grazie al sostegno di Fondazione AIRC, il gruppo di ricerca di Elda Tagliabue (IRCCS Istituto nazionale dei tumori di Milano) ha individuato una firma molecolare che distingue con elevata accuratezza le due situazioni. Come descritto sulla rivista Cancers, la firma si basa su cinque piccole molecole di RNA (microRNA) circolanti nel sangue.

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