Il vaccino per l'HPV

Il virus del papilloma umano (HPV) è il principale responsabile dell'insorgenza dei tumori della cervice uterina. Oltre a regolari controlli ginecologici le donne hanno da qualche anno uno strumento in più per difendersi da questo tipo di tumore: il vaccino anti-HPV

Il tumore della cervice uterina in Italia registra circa 3.500 nuovi casi e più di un migliaio di decessi all'anno. Fino a poco tempo fa il principale mezzo con cui le donne potevano difendersi da questo tipo di cancro era sottoporsi a regolari controlli ginecologici con periodica esecuzione del Pap-test. L'esame, da quando è stato introdotto negli anni Cinquanta a oggi, ha permesso di ridurre di sei-sette volte l'incidenza del carcinoma della cervice uterina nei Paesi occidentali.

Da qualche anno, però, le donne hanno a disposizione anche un altro strumento per prevenire questa patologia: il vaccino anti-HPV contro il virus del papilloma umano, responsabile dello sviluppo del tumore.

 

 

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Il vaccino anti-HPV in Italia

Dal 2008 in Italia, per prevenire l'infezione da HPV, è in vigore una campagna che raccomanda e offre gratuitamente la vaccinazione contro il virus alle ragazze tra gli 11 e i 12 anni di età , prima cioè che inizi la loro attività sessuale e che aumenti quindi la probabilità di contagio. Sono disponibili due vaccini che vengono somministrati per via intramuscolare in tre dosi nell'arco di sei mesi: uno bivalente e uno quadrivalente. Il primo è diretto contro i ceppi 16 e 18 del virus, in grado di causare lesioni precancerose e responsabili del 70% dei tumori della cervice uterina, mentre nel secondo, alla protezione contro i ceppi citati, si aggiunge anche quella contro il 6 e l'11 che causano la formazione di condilomi a livello genitale.

Per entrambi i vaccini, studi clinici hanno mostrato un'efficacia superiore al 90% nel prevenire l'infezione dai ceppi del virus contro cui sono diretti e, conseguentemente, la formazione di lesioni precancerose che nel tempo possono progredire verso la forma tumorale. Tale efficacia è anche accompagnata da un buon livello di sicurezza e tollerabilità .

Non è però ancora nota con certezza la durata della protezione conferita dai vaccini. Questa si estenderebbe per almeno otto-nove anni, il periodo di osservazione fatto finora, ma non si sa ancora quanto poi diminuisca nel tempo e se occorreranno successive dosi di richiamo per rafforzarne l'effetto.

La vaccinazione difende dalle infezioni, ma non evita alle ragazze di sottoporsi a regolari controlli, come il Pap-test, a partire dai 25 anni. Il vaccino-anti HPV protegge, infatti, solo da alcuni ceppi pericolosi del virus e non da altri che, anche se più raramente, possono causare lesioni cellulari a livello della cervice.

Si sta valutando inoltre l'opportunità di estendere la vaccinazione agli uomini, dato il sempre più chiaro legame tra infezione da HPV e i seppur più rari carcinomi di ano, pene e tumori della testa e del collo, anche se una buona copertura vaccinale delle ragazze dovrebbe già limitare i contagi nei maschi.

 

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Il vaccino anti-HPV è sicuro?

I vaccini a disposizione contro le infezioni da HPV non sono vaccini attenuati o inattivi, contenenti cioè l'agente virale indebolito o ucciso. Sono invece costituiti dalle cosiddette Vlp: virus-like particles, particelle dell'involucro del virus che ne mimano la parte più esterna, ma sono prive del materiale genetico e, pertanto, non hanno la capacità di infettare le cellule, replicarsi e quindi causare l'infezione. I dati emersi da studi condotti su oltre 40.000 donne hanno mostrato che, oltre a prevenire il contagio, i vaccini anti-HPV non provocano eventi avversi di rilievo. Tra questi i più comuni sono una leggera febbre e arrossamento e gonfiore nel punto di iniezione. Potrebbero inoltre insorgere mal di testa, disturbi gastrointestinali, un leggero senso di malessere o dolori muscolari, ma si tratta comunque di fenomeni passeggeri.

Dal 2006 al 2013 i vaccini sono stati somministrati in oltre 110 Paesi, per un numero di dosi che supera i 170 milioni e, al momento, il loro profilo di sicurezza, dopo questo esteso utilizzo, risulta sovrapponibile a quello riscontrato negli studi clinici condotti prima dell'immissione in commercio. Alcune ricerche, condotte in vari Paesi in migliaia di ragazze vaccinate, hanno sondato l'eventualità che la somministrazione del vaccino anti-HPV potesse essere legata a un maggior rischio di sviluppare patologie autoimmuni, tra cui anche la sclerosi multipla. A oggi però nessuno studio ha fornito dati che avvalorino questa ipotesi.

La vaccinazione contro il virus HPV è comunque una pratica ancora sotto osservazione ed è teoricamente possibile che si verifichino altri effetti collaterali rari che si manifestano quando il vaccino viene somministrato a un numero di utenti sempre più esteso. Pertanto, è importante segnalare tempestivamente l'eventuale comparsa di sintomi non previsti al proprio medico.

 

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Dati statistici

Un numero su tutti giustifica l'importanza di proteggersi contro i virus HPV: 99,7% è la percentuale di casi di tumore della cervice uterina causati da questo agente virale. Sebbene contrarre l'infezione non significhi automaticamente sviluppare il cancro del collo dell'utero, è comunque fondamentale ridurre al minimo il principale fattore di rischio alla base di questa patologia, la seconda neoplasia più mortale per le donne dopo il cancro al seno.

I vaccini anti-HPV hanno mostrato buona efficacia in questa direzione, la protezione da loro offerta contro l'infezione e la formazione di lesioni precancerose, negli studi effettuati, è stata valutata intorno al 95% per le donne vaccinate che non erano entrate in contatto precedentemente con il virus. Questa protezione scende però se c'è già una storia di infezione da HPV che potrebbe riguardare uno dei ceppi contro cui il vaccino è diretto. In tal caso resterebbe la protezione nei confronti degli altri tipi di HPV presenti nel vaccino. Ecco perché la condizione ideale è di vaccinare le ragazze che non hanno ancora iniziato l'attività sessuale, principale veicolo di trasmissione del virus.

Ridurre le infezioni da HPV permetterebbe di diminuire i casi di carcinoma della cervice uterina. Nel mondo una donna ogni 128 rischierebbe di ricevere, nell'arco della vita, una diagnosi di questo tumore; grazie al vaccino anti-HPV però, tale stima potrebbe scendere a una donna ogni 345. Secondo alcuni calcoli poi, se la copertura vaccinale delle ragazze tra i 12 e i 14 anni raggiungesse l'80%, si potrebbe arrivare a salvare nel mondo quasi 160.000 vite all'anno.

 

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HPV: caratteristiche

Il virus del papilloma umano (HPV, dall'inglese Human Papilloma Virus) è in realtà una famiglia di virus a DNA che infettano le cellule epiteliali squamose, quelle cellule piatte che ricoprono la superficie della pelle e delle mucose. Attaccano quindi la cute e i rivestimenti di alcune cavità corporee come quelle di bocca, gola, cervice, vulva, vagina e ano.

Si conoscono più di 120 tipi diversi di HPV, ognuno contraddistinto da un numero, ma solo alcuni di essi, circa 13 tra i 40 che colpiscono le zone genitali, sono responsabili del tumore della cervice uterina e, pertanto, vengono chiamati ceppi ad alto rischio. A livello cutaneo alcuni tipi di HPV, detti a basso rischio poiché generalmente non causano cambiamenti cellulari che possono evolvere in tumore, possono indurre la formazione di verruche o di condilomi, escrescenze benigne che compaiono nell'area ano-genitale di uomini e donne. I ceppi di HPV 6 e 11 sono responsabili di circa il 90% di tali manifestazioni.

Nella maggior parte dei casi però l'infezione causata da un virus HPV passa inosservata poiché non provoca effetti di rilievo e, così com'è arrivata, spesso se ne va senza che il paziente si sia accorto di nulla. Nel 70-90% dei casi il sistema immunitario dell'organismo riesce, infatti, a debellare il virus spontaneamente nel giro di due anni. Quando però l'infezione da parte di un ceppo ad alto rischio persiste e non viene trattata, può dare origine, nel giro anche di cinque anni, a lesioni cellulari precancerose che possono guarire spontaneamente o, raramente, evolvere in un vero e proprio tumore, anche a distanza di vent'anni. Non vi è modo però di prevedere quali lesioni regrediranno da sole e quali invece no. I ceppi di HPV responsabili del 70% di tutti i tumori della cervice uterina sono il 16 e il 18, quelli contro cui sono diretti entrambi i vaccini anti-HPV oggi utilizzati.

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Trasmissione e diffusione

Le infezioni da HPV sono molto diffuse e sono le principali infezioni a trasmissione sessuale. Si stima che ben otto donne su 10, sessualmente attive, contraggano un virus HPV, di qualunque tipo, nel corso della loro vita e che circa il 50% di esse si infetti con un ceppo ad alto rischio. I virus che colpiscono la cute e causano le comuni verruche si trasmettono tramite il contatto con la pelle di una persona infetta. Anche per i ceppi che attaccano le zone genitali, il contagio avviene tramite contatto fisico, in particolare durante i rapporti sessuali, non necessariamente completi, di tipo vaginale, orale o anale. L'uso del preservativo, spesso indicato per difendersi dalle malattie a trasmissione sessuale, in questo caso può ridurre il rischio di contagio, ma non protegge completamente dall'infezione. Ci si può infettare con l'HPV, infatti, anche attraverso il contatto di regioni della pelle non coperte dal profilattico.

Le probabilità di contagio non sono poi uguali per tutte le fasce di età. Quella sotto i 25 anni sarebbe la più colpita, come mostrano alcuni studi statunitensi secondo cui circa la metà delle nuove infezioni che si registrano ogni anno riguardano le ragazze tra i 15 e i 24 anni. Inoltre il rischio di contrarre l'HPV è tanto più alto quanto più è precoce l'età del primo rapporto sessuale, sotto i 16 anni, e quanto è maggiore il numero di partner.

La gran parte di chi è infetto non se ne accorge, ma può comunque trasmettere il virus ad altri e avere un partner stabile da molto tempo non è garanzia di sicurezza contro l'infezione. Il contatto con il virus potrebbe essere avvenuto in una precedente relazione anche molti anni prima, senza manifestare alcun sintomo.

Come avviene poi per altre patologie infettive, il rischio di contagio da HPV aumenta ulteriormente nelle persone che, per malattie o terapie immunosoppressive, hanno un sistema immunitario indebolito.

Infine, l'aver contratto un'infezione da un tipo di HPV non esclude che si possa essere infettati da un altro ceppo del virus. I vaccini anti-HPV proteggono dunque da due o quattro ceppi, i più pericolosi dal punto di vista oncologico e della formazione di condilomi, non da tutti gli altri.

 

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HPV e cancro

La quasi totalità dei tumori della cervice uterina, la parte dell'utero rivolta verso la vagina, è causata da un ceppo di HPV ad alto rischio. Essere infettati dal virus è dunque una condizione necessaria per lo sviluppo di questo tipo di cancro, ma non sufficiente. In realtà solo l'1% delle donne positive per un tipo di HPV ad alto rischio svilupperà il carcinoma della cervice.

Le infezioni causate da questi virus, se persistono nel tempo e non scompaiono spontaneamente, possono provocare modificazioni cellulari che danno origine a lesioni chiamate displasie o indicate con le sigle CIN (neoplasia intraepiteliale cervicale) e SIL (lesione squamosa intraepiteliale). Tali lesioni generalmente regrediscono spontaneamente, ma in casi più rari possono trasformarsi in un vero e proprio carcinoma. Questo processo però richiede tempi lunghi. Ecco perché un'efficace campagna di screening può fare molto per prevenire la degenerazione di lesioni benigne in qualcosa di più serio.

Altrettanto importante nella prevenzione del tumore della cervice uterina è ridurre il suo principale fattore di rischio: l'infezione da HPV e, a tale scopo, dovrebbe servire la vaccinazione. Restano poi altri elementi che favoriscono la trasformazione delle displasie in tumore come ad esempio il fumo, la compresenza di altri agenti infettivi sessualmente trasmessi, una debolezza del sistema immunitario e la presenza di familiarità per la patologia.

Il tumore del collo dell'utero non è però la sola neoplasia di cui alcuni virus HPV sono responsabili, anche se è certamente la più diffusa. Questi agenti virali sono stati riconosciuti essere la causa principale del 40% dei tumori di pene, vulva e vagina, del 90% dei tumori dell'ano e del 12% di quelli oro-faringei. Si tratta però di tipi di cancro rari, anche se alcuni di essi sembrano essere in aumento negli ultimi anni.

Il fatto che i virus HPV siano legati anche allo sviluppo di tumori tra i maschi e che negli uomini la diagnosi di questa infezione sia più difficile ha fatto nascere il dibattito sull'eventuale utilità di estendere la vaccinazione anche ai ragazzi. L'ipotesi è, però, da valutare attentamente, considerandone i potenziali benefici in rapporto all'elevato costo sanitario che comporterebbe.

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Diagnosi

Il primo passo per individuare precocemente il tumore della cervice uterina è il Pap-test che permette, attraverso l'analisi di una piccola quantità di cellule del collo dell'utero, di rilevare la presenza di eventuali lesioni precancerose. A seguito di un esito negativo dell'esame, questo potrà essere ripetuto dopo tre anni, mentre se si riscontrano displasie si dovrà procedere con altri indagini come l'HPV-DNA test o la colposcopia. Quest'ultima procedura permette un'osservazione ravvicinata, con una lente speciale, della cervice uterina dopo che è stata trattata con una soluzione a base di acido acetico capace di evidenziare eventuali anomalie cellulari. Tale analisi può essere seguita da una biopsia. L'HPV-DNA test consente invece di individuare la presenza del DNA del virus in un campione di cellule, prelevate in modo analogo a quanto avviene per il Pap-test. Una positività per questo esame indica la presenza di HPV e, pertanto, un potenziale rischio di tumore che verrà meglio sondato con la colposcopia per individuare il tipo e l'entità di eventuali lesioni. Se queste non dovessero destare preoccupazioni, in genere il consiglio è di ripetere il test dopo un anno. Nel caso invece in cui non ci sia traccia di DNA virale, il controllo seguente si potrà fare a distanza di cinque anni. Non ha senso però che una donna si sottoponga a questo esame prima dei trent'anni. In giovane età le infezioni da HPV sono molto frequenti, ma in genere si risolvono spontaneamente senza lasciare conseguenze. L'HPV-DNA test è una procedura molto sensibile, ma genera, rispetto al Pap-test, più falsi positivi, cioè può indicare la presenza di tumori che in realtà non ci sono. Anche per questo motivo, nonostante alcuni studi indichino questo esame come il migliore nel proteggere le donne dal rischio di carcinoma della cervice, il suo utilizzo come primo passo nello screening per questo tumore è ancora sotto osservazione.

Più difficile è la diagnosi da HPV nell'uomo, non essendoci programmi di screening specifici come accade per le donne. La ricerca di lesioni cellulari si esegue tramite attenta osservazione nelle aree ano-genitali con una particolare lente che può essere preceduta dall'applicazione di una soluzione di acido acetico. La conferma della presenza del virus avviene poi grazie all'analisi in laboratorio di un'eventuale biopsia prelevata dalle zone sospette.

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Ultimo aggiornamento venerdì 1 agosto 2014.

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