Ultimo aggiornamento: 1 settembre 2026

Settembre è il mese della consapevolezza sul cancro alla tiroide. Vediamo quindi cosa c’è da sapere su questo tipo di neoplasia.
Il tumore della tiroide è il tipo di cancro più frequente del sistema endocrino e uno dei più comuni nelle donne sotto i 50 anni. Negli ultimi decenni il numero delle diagnosi è aumentato, probabilmente non tanto perché sono aumentati i casi, ma soprattutto per la maggiore diffusione degli esami ecografici che oggi permettono di individuare piccoli noduli prima difficilmente rilevabili. Invece, la mortalità per questo tipo di cancro non è cresciuta, dato che la maggior parte dei tumori tiroidei ha un decorso favorevole e può essere trattata con successo. Vediamo 5 cose che forse non sai su questo tipo di tumore in occasione del mese della consapevolezza sul cancro alla tiroide.
Il cancro della tiroide nasce dalle cellule della tiroide, una piccola ghiandola a forma di farfalla situata alla base del collo e responsabile della produzione degli ormoni che regolano diverse funzioni dell’organismo, tra cui il metabolismo e la crescita.
Esistono diverse forme di tumore tiroideo. Le più frequenti sono il carcinoma papillare e il carcinoma follicolare, che rappresentano la grande maggioranza dei casi e tendono ad avere una prognosi molto buona. Più rare sono le forme midollari e anaplastiche, generalmente più aggressive.
Il tumore della tiroide colpisce soprattutto le donne e viene diagnosticato più frequentemente tra i 40 e i 60 anni. Tra i principali fattori di rischio riconosciuti ci sono:
Potrebbero esserci anche altre cause di questo tipo di cancro non ancora identificate.
Nelle fasi iniziali il tumore della tiroide è spesso asintomatico. Quando non è così, in genere il sintomo principale è la presenza di uno o più noduli all’interno della ghiandola, che si possono sentire toccando il collo. Nella maggior parte dei casi un nodulo alla tiroide è benigno, ma per sicurezza è importante andare dal medico, che potrà rilevarlo in un controllo ecografico.
Altri sintomi possono comparire in particolare se il tumore è più aggressivo o in stadio più avanzato:
dolore a livello del collo.
La diagnosi inizia generalmente con una visita specialistica in cui il medico individua un nodulo e prescrive ulteriori esami per approfondimenti:
Molte diagnosi avvengono dopo il riscontro occasionale di un nodulo durante un’ecografia eseguita per altri motivi o dopo esami del sangue in cui i livelli degli ormoni tiroidei risultano alterati.
Per i tumori molto piccoli e poco aggressivi i medici possono scegliere di monitorare la situazione senza intervenire a meno che non osservino un’evoluzione della malattia. Altrimenti, in genere la terapia principale è la chirurgia, che a seconda del caso può prevedere l’asportazione di parte o di tutta la tiroide. Dopo questo intervento i pazienti assumono una terapia ormonale sostitutiva.
In alcuni casi avanzati il trattamento può essere completato con terapia radiometabolica con iodio radioattivo o con terapie a bersaglio molecolare.
Per saperne di più: leggi la nostra pagina sul tumore della tiroide.
Per saperne di più: leggi la nostra pagina sul tumore della tiroide.
No. La maggior parte dei noduli tiroidei è benigna. Solo una piccola percentuale si rivela maligna, motivo per cui sono necessari esami di approfondimento.
Spesso non ci sono sintomi. Quando presenti, il segnale più comune è la comparsa di un nodulo o di un rigonfiamento nella parte anteriore del collo.
Non sempre. Gli esami del sangue aiutano a valutare la funzionalità della tiroide, ma non sono sufficienti da soli per diagnosticare un tumore.
Le forme più frequenti, come il carcinoma papillare e follicolare, hanno generalmente una prognosi molto favorevole, soprattutto se diagnosticate precocemente.
La maggior parte dei casi non è ereditaria. Tuttavia, avere parenti stretti con questa malattia può aumentare il rischio di svilupparla.
La malattia è più frequente nelle donne e viene diagnosticata soprattutto tra i 40 e i 60 anni.
Di solito attraverso una visita specialistica e un’ecografia del collo. In alcuni casi è necessario eseguire un agoaspirato per analizzare le cellule del nodulo.
Dopo l’asportazione completa della ghiandola occorre assumere una terapia ormonale sostitutiva che permette di svolgere normalmente le attività quotidiane.
Jolanda Serena Pisano