5 cose da sapere sul tumore della tiroide

Ultimo aggiornamento: 1 settembre 2026

5 cose da sapere sul tumore della tiroide

Settembre è il mese della consapevolezza sul cancro alla tiroide. Vediamo quindi cosa c’è da sapere su questo tipo di neoplasia.

Il tumore della tiroide è il tipo di cancro più frequente del sistema endocrino e uno dei più comuni nelle donne sotto i 50 anni. Negli ultimi decenni il numero delle diagnosi è aumentato, probabilmente non tanto perché sono aumentati i casi, ma soprattutto per la maggiore diffusione degli esami ecografici che oggi permettono di individuare piccoli noduli prima difficilmente rilevabili. Invece, la mortalità per questo tipo di cancro non è cresciuta, dato che la maggior parte dei tumori tiroidei ha un decorso favorevole e può essere trattata con successo. Vediamo 5 cose che forse non sai su questo tipo di tumore in occasione del mese della consapevolezza sul cancro alla tiroide.

1. Che cos’è il tumore della tiroide e quali tipi esistono?

Il cancro della tiroide nasce dalle cellule della tiroide, una piccola ghiandola a forma di farfalla situata alla base del collo e responsabile della produzione degli ormoni che regolano diverse funzioni dell’organismo, tra cui il metabolismo e la crescita.

Esistono diverse forme di tumore tiroideo. Le più frequenti sono il carcinoma papillare e il carcinoma follicolare, che rappresentano la grande maggioranza dei casi e tendono ad avere una prognosi molto buona. Più rare sono le forme midollari e anaplastiche, generalmente più aggressive.

2. Chi è più a rischio di svilupparlo?

Il tumore della tiroide colpisce soprattutto le donne e viene diagnosticato più frequentemente tra i 40 e i 60 anni. Tra i principali fattori di rischio riconosciuti ci sono:

  • la carenza di iodio, perché può provocare il gozzo, un aumento di volume della tiroide caratterizzato da noduli benigni che possono diventare maligni;
  • l’esposizione a radiazioni ionizzanti, soprattutto in età infantile;
  • una familiarità con la malattia, ovvero avere parenti stretti che lo abbiano avuto;
  • la presenza di alcuni disturbi o di particolari condizioni della tiroide, come la presenza di noduli.

Potrebbero esserci anche altre cause di questo tipo di cancro non ancora identificate.

3. Quali segnali meritano un controllo?

Nelle fasi iniziali il tumore della tiroide è spesso asintomatico. Quando non è così, in genere il sintomo principale è la presenza di uno o più noduli all’interno della ghiandola, che si possono sentire toccando il collo. Nella maggior parte dei casi un nodulo alla tiroide è benigno, ma per sicurezza è importante andare dal medico, che potrà rilevarlo in un controllo ecografico.

Altri sintomi possono comparire in particolare se il tumore è più aggressivo o in stadio più avanzato:

  • una massa che cresce rapidamente;
  • una raucedine persistente o cambiamenti nella voce;
  • una difficoltà a deglutire;
  • l’ingrossamento dei linfonodi del collo;

dolore a livello del collo.

4. Come si arriva alla diagnosi?

La diagnosi inizia generalmente con una visita specialistica in cui il medico individua un nodulo e prescrive ulteriori esami per approfondimenti:

  • un’ecografia della tiroide permette di valutare forma, dimensioni e caratteristiche dei noduli;
  • esami del sangue e un’eventuale scintigrafia tiroidea per valutare la funzionalità tiroidea, che in genere non viene intaccata dal tumore e quindi in caso sia alterata può indicare la presenza di altri disturbi;
  • agoaspirato, con cui prelevare un campione del nodulo da analizzare in laboratorio;
  • tomografia computerizzata (TC) o risonanza magnetica (RM) in caso di gozzo, per studiare meglio l’area.

Molte diagnosi avvengono dopo il riscontro occasionale di un nodulo durante un’ecografia eseguita per altri motivi o dopo esami del sangue in cui i livelli degli ormoni tiroidei risultano alterati.

5. Come si cura il tumore della tiroide?

Per i tumori molto piccoli e poco aggressivi i medici possono scegliere di monitorare la situazione senza intervenire a meno che non osservino un’evoluzione della malattia. Altrimenti, in genere la terapia principale è la chirurgia, che a seconda del caso può prevedere l’asportazione di parte o di tutta la tiroide. Dopo questo intervento i pazienti assumono una terapia ormonale sostitutiva.

In alcuni casi avanzati il trattamento può essere completato con terapia radiometabolica con iodio radioattivo o con terapie a bersaglio molecolare.

Per saperne di più: leggi la nostra pagina sul tumore della tiroide.

Per saperne di più: leggi la nostra pagina sul tumore della tiroide.

Domande frequenti sul tumore della tiroide

Un nodulo alla tiroide significa avere un tumore?

No. La maggior parte dei noduli tiroidei è benigna. Solo una piccola percentuale si rivela maligna, motivo per cui sono necessari esami di approfondimento.

Qual è il primo sintomo del tumore della tiroide?

Spesso non ci sono sintomi. Quando presenti, il segnale più comune è la comparsa di un nodulo o di un rigonfiamento nella parte anteriore del collo.

Il tumore della tiroide si vede dagli esami del sangue?

Non sempre. Gli esami del sangue aiutano a valutare la funzionalità della tiroide, ma non sono sufficienti da soli per diagnosticare un tumore.

Il tumore della tiroide è grave?

Le forme più frequenti, come il carcinoma papillare e follicolare, hanno generalmente una prognosi molto favorevole, soprattutto se diagnosticate precocemente.

Il tumore della tiroide è ereditario?

La maggior parte dei casi non è ereditaria. Tuttavia, avere parenti stretti con questa malattia può aumentare il rischio di svilupparla.

Quali persone sono più colpite dal tumore della tiroide?

La malattia è più frequente nelle donne e viene diagnosticata soprattutto tra i 40 e i 60 anni.

Come si scopre un tumore della tiroide?

Di solito attraverso una visita specialistica e un’ecografia del collo. In alcuni casi è necessario eseguire un agoaspirato per analizzare le cellule del nodulo.

Dopo l’intervento si può vivere senza tiroide?

Dopo l’asportazione completa della ghiandola occorre assumere una terapia ormonale sostitutiva che permette di svolgere normalmente le attività quotidiane.

  • Jolanda Serena Pisano

    Dopo una laurea triennale in scienze biologiche e una laurea magistrale in Evoluzione del comportamento animale e dell'uomo presso l'Università degli studi di Torino, ha conseguito il master in comunicazione della scienza MaCSIS dell'Università degli studi di Milano-Bicocca. Si occupa di comunicazione della scienza dal 2019, principalmente come redattrice di contenuti per siti rivolti a pubblici vari e per eventi rivolti ai professionisti della salute. Nel 2023 è diventata Caporedattrice di BioPills, associazione senza scopo di lucro di divulgazione scientifica. Per AIRC, in qualità di Scientific Communication and Dissemination Specialist, redige e revisiona testi e cura la comunicazione di progetti di ricerca europei. Inoltre, è stata responsabile editoriale del sito WonderWhy.it.