Ultimo aggiornamento: 16 luglio 2026

Cos’è, sintomi, cure e perché è tra i tumori cerebrali più complessi da trattare.
Il glioblastoma è uno dei tumori del sistema nervoso più difficili da curare. Nonostante i progressi della ricerca, rappresenta ancora una sfida importante per l’oncologia. In occasione della Giornata internazionale del glioblastoma, che cade il 16 luglio di ogni anno, scopriamo di cosa si tratta, quali sono i segnali del corpo a cui prestare attenzione e le possibilità di cura oggi disponibili.
Il glioblastoma è un tumore maligno anche noto con un nome ormai in disuso, glioblastoma multiforme. In passato si era convinti che questo tipo di cancro originasse dagli astrociti, cellule del sistema nervoso che sostengono i neuroni e le loro funzioni, per esempio fornendo loro nutrienti. Tuttavia, sempre più studi hanno mostrato che l’origine più probabile di questo tipo di tumore è in più tipi di cellule staminali neurali, ovvero le cellule “primitive” che possono differenziarsi in vari tipi di cellule neurali (come gli astrociti) presenti nel sistema nervoso.
In genere questo tipo di cancro si sviluppa nell’encefalo, la principale struttura del sistema nervoso centrale racchiusa nella scatola cranica. Tuttavia, a volte può coinvolgere anche altre parti del sistema nervoso centrale, come il midollo spinale. I glioblastomi costituiscono circa il 45% dei casi di tumori del cervello e sono ancora difficili da curare sia perché crescono e si diffondono molto rapidamente, sia perché i trattamenti a disposizione hanno difficoltà a raggiungere e penetrare i tessuti malati.
I sintomi del glioblastoma dipendono da dove compare il tumore, ma sono spesso legati all’aumento della pressione intracranica. Tra i segnali più frequenti ci sono:
Si tratta di sintomi spesso aspecifici, che rendono fondamentale una valutazione medica.
A oggi le possibili cause del glioblastoma non sono completamente note, per cui non esistono strategie di prevenzione specifiche. Ciò che sappiamo è che la malattia è associata ad alcune mutazioni genetiche e che alcuni fattori ne rendono più probabile lo sviluppo:
La diagnosi del glioblastoma avviene eseguendo una visita neurologica, prescrivendo esami di diagnostica per immagini come la risonanza magnetica nucleare, la risonanza magnetica funzionale o la tomografia computerizzata (TC) e prevedendo eventualmente una biopsia, ovvero il prelievo di un pezzetto di tessuto per l’analisi in laboratorio.
Il glioblastoma ha purtroppo una prognosi poco favorevole: al momento le terapie, che includono la chirurgia, la radioterapia, la chemioterapia e terapie farmacologiche mirate, consentono solo di rallentare la progressione della malattia e ridurre i sintomi. Il tumore, essendo quasi sempre invasivo, coinvolge spesso aree fondamentali del cervello, che non è possibile rimuovere perché si metterebbero a rischio funzioni vitali dell’organismo. Anche per questo la malattia spesso progredisce o ricompare nonostante l’intervento chirurgico.
Proprio per questo la ricerca è molto attiva. In studi sostenuti anche da AIRC, i ricercatori stanno lavorando sullo sviluppo di nuove terapie, su modi per superare la resistenza del glioblastoma ai farmaci antitumorali e sulla possibilità di riposizionare farmaci già impiegati per altri tipi di tumore che potrebbero aiutare a trattare anche questo tipo di cancro.
Il glioblastoma è un tumore cerebrale raro ma ancora molto difficile da curare, che richiede una diagnosi tempestiva e trattamenti complessi. Anche se oggi le possibilità di guarigione sono limitate, la ricerca sta cercando di aprire nuove prospettive.
Glioblastoma multiforme è il nome con cui in passato veniva indicato il glioblastoma, un tumore maligno del sistema nervoso; oggi è una denominazione considerata in disuso. Il glioblastoma è un tumore che si sviluppa in genere nell’encefalo, può coinvolgere anche il midollo spinale e costituisce circa il 45% dei casi di tumori del cervello.
I sintomi del glioblastoma dipendono dalla zona in cui compare il tumore. Sono spesso legati all’aumento della pressione intracranica. Tra i segnali più frequenti ci sono mal di testa persistente o frequente (in genere più intenso al mattino o quando ci si stende), nausea, vomito, difficoltà cognitive, disturbi del movimento o del linguaggio, problemi alla vista, all’udito o all’olfatto, cambiamenti della personalità, disturbi del sonno e crisi convulsive. Si tratta di sintomi aspecifici che richiedono una valutazione medica.
A oggi le cause del glioblastoma non sono completamente note e non esistono strategie di prevenzione specifiche. La malattia è associata ad alcune mutazioni genetiche, e i principali fattori di rischio identificati sono l’età avanzata, il sesso maschile e l’esposizione a radiazioni ionizzanti. In meno dell’1% dei casi il glioblastoma è associato a rare condizioni genetiche ereditarie.
Solo in meno dell’1% dei casi il glioblastoma è associato a rare condizioni genetiche, come la sindrome di Li-Fraumeni e la sindrome di Lynch. Nella stragrande maggioranza dei casi quindi il glioblastoma non si trasmette in famiglia.
La diagnosi di glioblastoma prevede una visita neurologica e l’esecuzione di esami di diagnostica per immagini, come la risonanza magnetica nucleare, la risonanza magnetica funzionale o la tomografia computerizzata (TC). In molti casi è prevista anche una biopsia, ovvero il prelievo di un piccolo frammento di tessuto da analizzare in laboratorio per confermare la diagnosi.
Il glioblastoma ha una prognosi poco favorevole. Le terapie oggi disponibili (chirurgia, radioterapia, chemioterapia e farmaci mirati) consentono di rallentare la progressione della malattia e ridurre i sintomi. Il tumore è quasi sempre invasivo e coinvolge spesso aree del cervello che non possono essere rimosse senza mettere a rischio funzioni vitali.
Il glioblastoma è difficile da curare per due motivi principali: cresce e si diffonde molto rapidamente, e i trattamenti disponibili faticano a raggiungere i tessuti malati. Inoltre, essendo quasi sempre invasivo, coinvolge spesso aree cerebrali fondamentali che non possono essere rimosse chirurgicamente senza compromettere funzioni vitali dell’organismo.
Jolanda Serena Pisano