Progressi della ricerca AIRC

Una selezione dei risultati pubblicati negli ultimi mesi dai ricercatori finanziati da AIRC sulle riviste scientifiche internazionali.

ricercheAIRC

Se la cellula non risponde agli ormoni

In due casi su 10 di tumore al seno, trattato con terapie ormonali, è la perdita del recettore per gli estrogeni a rendere il tumore resistente ai farmaci. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori italiani sostenuto da AIRC, tra cui Paolo Ciana dell'Università Statale di Milano. Il malfunzionamento dei meccanismi di controllo degli ormoni sarebbe all'origine, oltre che di numerose altre patologie, anche della perdita del recettore estrogenico, bersaglio delle terapie ormonali.

Fonte: PNAS

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La prevenzione batte il cancro

Uno studio finanziato anche da AIRC, che vede tra i ricercatori Eva Negri, stima che nel 2014, grazie alla prevenzione e alla medicina, in Europa saranno evitati 250.000 decessi per cancro, rispetto al picco che si è avuto nel 1988 (-26% negli uomini, -20% nelle donne).

Fonte: Annals of Oncology

 

Chemio settimanale per l'ovaio

Una ricerca guidata da Sandro Pignata, oncologo napoletano sostenuto da AIRC, afferma che, per il tumore ovarico, una chemioterapia settimanale a basse dosi sarebbe meglio di una cura più forte somministrata ogni 21 giorni. L'efficacia delle terapie sarebbe paragonabile, ma le pazienti guadagnerebbero in qualità della vita.

Fonte: The Lancet Oncology

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Anticolesterolo contro il tumore al seno

I farmaci usati per abbassare il colesterolo, le cosiddette statine, sembrano frenare anche l'attività di YAP e TAZ, molecole coinvolte nella rigenerazione dei tessuti e nella formazione di metastasi. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori dell'Università di Trieste e dell'Università di Padova del Programma 5 per mille coordinato da Giannino Del Sal.

Fonte: Nature Cell Biology

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Una spia per la leucemia linfatica cronica

Quando la diagnosi è di leucemia linfatica cronica, il decorso non è uguale per tutti: la malattia, infatti, in molti casi si manifesta in modo aggressivo, ma in altri ha un'evoluzione molto lenta, tanto da restare stabile per anni. Uno studio sostenuto da AIRC e coordinato da Valter Gattei, ematologo dell'oncoematologia clinico-sperimentale del Centro di riferimento oncologico di Aviano, inseme con ricercatori dell'Università del Piemonte Orientale, ha individuato un marcatore che predice come si evolverà la malattia. Dopo avere esaminato i dati di circa 3.000 pazienti, la ricerca ha confermato che la presenza di una molecola chiamata CD49d sulla superficie delle cellule leucemiche identifica le forme più aggressive.

Fonte: Journal of Clinical Oncology

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Ultimo aggiornamento mercoledì 1 ottobre 2014.

Redazione

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