Giovanni, leucemia mieloide acuta

"Volevo una laurea e una famiglia e li ho avuti, nonostante il tumore"

A soli 19 anni Giovanni ha dovuto affrontare una leucemia mieloide acuta, ma grazie alla medicina e alla ricerca, ora vive la vita che sognava.

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Era l'inizio del 1996 e non avevo ancora compiuto vent'anni, dato che festeggio il compleanno ad agosto. La maturità classica era ormai archiviata e mi ero iscritto a ingegneria. Tutto sembrava andare per il meglio, ma qualcosa turbava il mio entusiasmo. Mi sentivo stanco come mai mi era accaduto prima. All'inizio davo la colpa allo sport, tre allenamenti di rugby la settimana più la partita della domenica potrebbero affaticare chiunque. Considerando poi lo stress dei primi esami universitari, mi ripetevo che non era il caso di preoccuparsi. La situazione, però, peggiorava. Persino una forte risata mi provava al punto da farmi annebbiare la vista, così decisi di rivolgermi al mio medico che mi prescrisse degli esami di controllo.

Una volta avuti gli esiti delle analisi, mi fu consigliato di rivolgermi alla Clinica ematologica di Roma. Non mi resi conto di quanto fosse seria la situazione finché non arrivò la diagnosi precisa: leucemia mieloide acuta.

A darmela fu un reparto pediatrico. Per l'ospedale romano, infatti, non avendo compiuto ancora vent'anni, era lì che avrei dovuto curarmi. La cosa mi lasciò un po' perplesso all'inizio - in fondo ero uno studente di ingegneria - ma imparai ad apprezzare la competenza e l'umanità di medici e infermieri che lavoravano in quel reparto e che hanno sempre fatto tutto il possibile per darmi coraggio e non farmi sentire mai solo.

Mi ricoverarono subito e subito iniziai i cicli di chemioterapia. Fu un continuo entrare e uscire dall'ospedale per le cure, festeggiai anche il mio compleanno in reparto. Ma non mi importava, volevo guarire e continuare la mia vita. Anche durante le chemioterapie, grazie all'aiuto di Francesca, una mia compagna di università, riuscii a mantenere il passo con gli studi senza restare troppo indietro con gli esami. Intanto però dimagrivo, perdevo i capelli e le forze. Sono andato avanti anche grazie ai miei genitori e a mia sorella, sempre all'erta come donatrice di midollo compatibile, che mi sono sempre stati vicino. Così come hanno fatto gli amici e i compagni di squadra, un corpulento gruppo di ragazzi che non ha esitato un istante a sottoporsi a esami e analisi per verificare un'eventuale compatibilità di midollo.

Dopo due anni, con ancora qualche chemio e molti controlli da fare, un incontro mi ha dato ancora più forza e speranza: quello con Laura, la donna che nel 2003 sarebbe diventata mia moglie. Insieme abbiamo affrontato le restanti terapie fino a terminarle. Ero guarito e volevo assaporare tutto ciò che la vita poteva offrirmi. La laurea, una bella esperienza lavorativa in Germania, sempre con Laura al mio fianco, e alla fine il ritorno in Italia nel 2006.

A Reggio Emilia, la città in cui alla fine ci siamo trasferiti, è poi nata Chiara, nostra figlia. Volevo solo una vita normale: famiglia, lavoro, amici e, grazie ai medici che mi hanno curato, ho avuto tutto. 

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