Andrea, tumore di Wilms

"Dopo un tumore di Wilms, sono tornato al calcio"

Andrea, figlio del cantautore Sandro Giacobbe, ha 32 anni e vive a Chiavari con la sua famiglia. Durante l'adolescenza, a soli 12 anni, inizia la sua lunga lotta contro il cancro.

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Nell'estate del 1996, nel corso di una partitella a calcio sulla spiaggia con alcuni amici, avverto un intenso dolore allo stomaco. Inizialmente, non do alcuna importanza a quel fastidio, ma il giorno successivo il dolore aumenta così tanto da costringermi a restare a casa. Mia madre, insospettita dalla cosa, decide di portarmi dal medico per un controllo. Vengo indirizzato all'ospedale Gaslini di Genova e mi viene fatta un'ecografia: si sospetta una banale appendicite.
Purtroppo la diagnosi è completamente diversa, molto più seria. Capisco subito che c'è qualcosa di grave, lo leggo negli occhi di mia madre e lo avverto dall'atteggiamento agitato dei medici che ho intorno.

Mi viene diagnosticato il tumore di Wilms ai reni, un tipo di tumore abbastanza raro, che rappresenta il 2 per cento di tutte le neoplasie in età pediatrica.
Da quel momento la mia vita cambia: per molto tempo dovrò assentarmi da scuola e dalle partite di calcio, e ciò che il futuro mi riserverà saranno ricoveri, operazioni e chemioterapia.

Inizialmente, prevale in me un atteggiamento positivo, quasi di sfida, nonostante la terapia mi facesse stare molto male. Volevo tornare al più presto a scuola. Soprattutto, volevo tornare a giocare a pallone. Al tempo è stato molto importante la figura di mio fratello maggiore Alessandro, il quale, assieme ai miei genitori, mi ha sostenuto in maniera intelligente, senza farmi mai sentire un malato da proteggere o, peggio, compatire. Una nota di merito andrebbe anche i medici che mi avevano in cura, per la loro disponibilità a spiegarmi tutto, con parole semplici e senza confondermi: sono stati la mia seconda famiglia.

Tuttavia, dopo quattro mesi di terapia, le notizie non sono buone: il tumore ha una prima recidiva e ciò ha un forte impatto sulle mie capacità di reazione. Vengo quindi sottoposto a ulteriori cicli di chemioterapia, accompagnati da radioterapia. Dopo altri quattro mesi di terapie, vengo sottoposto a un altro intervento chirurgico, a un anno dal primo, per la presenza di una piccola macchia nera.

Da quel momento sono stato sempre stato bene: dopo un mese dall'operazione sono tornato a calpestare i campi da calcio e da allora non ho più smesso. Oggi gioco in prima categoria.

La malattia mi ha reso sicuramente più forte; forse, però, per i miei genitori è stato tutto molto più duro. Posso solo immaginare lo strazio di mio padre che, essendo un cantante, doveva cantare e sorridere davanti al pubblico, quando invece passava giornate intere all'ospedale al mio fianco.

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