Ultimo aggiornamento: 9 febbraio 2026
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Quando una malattia è considerata rara? Quante malattie sono rare? Un punto su patologie poco diffuse che, nel loro insieme, colpiscono però moltissime persone.
Convivere con una malattia rara significa, molto spesso, non avere nessuno con cui confrontarsi e condividere la propria condizione. La possibilità di incontrare persone che vivano un’esperienza simile è limitata, così come lo sono le strutture che possono fornire cure e assistenza adeguate. Tutto ciò ha un profondo impatto sulla qualità della vita dei pazienti, che sono spesso costretti a spostarsi per accedere anche solo ai servizi essenziali.
Eppure, nella loro totalità, le malattie che definiamo rare riguardano solo in Europa oltre 30 milioni di persone, circa 2 milioni in Italia e circa 300 milioni nel mondo. Se rara, infatti, è la singola malattia, la comunità di pazienti che soffre di una di esse è invece molto estesa, e fatta di persone di tutte le età, delle più diverse estrazioni sociali, regioni e nazioni.
Quando, in medicina, una malattia è definita rara? Definiamo rara una malattia in base alla sua prevalenza, cioè calcolando quanto poco è diffusa all’interno di una data popolazione. Non esiste una definizione universalmente riconosciuta, ma per convenzione l’Unione europea ha stabilito che, affinché una malattia sia considerata rara, non debba colpire più dello 0,05% della popolazione, devono cioè verificarsi al massimo 5 casi ogni 10.000 persone ogni anno.
I tipi di malattie rare a oggi conosciuti e per cui è possibile effettuare una diagnosi sono però moltissime. La Commissione europea stima che esistano tra 6.000 e 8.000 malattie rare diverse. Orphanet, il portale internazionale che si occupa di raccogliere e diffondere dati e informazioni su queste patologie in circa 40 Paesi, propone una lista di circa 6.500 nomi di malattie rare. Man mano che la ricerca scientifica progredisce – soprattutto nel campo della genetica – sono destinati ad aumentare i numeri delle malattie definite da specifiche alterazioni molecolari, insieme alle diagnosi e ai pazienti con queste patologie. Il numero delle malattie rare dipende infatti dal livello di specificità impiegato nel considerare le differenze tra le diverse condizioni: più i metodi di descrizione e diagnosi sono precisi, più emergono sfumature diverse tra caso e caso, che si riflettono nella classificazione diversificata delle malattie rare. Nonostante i passi avanti della ricerca, a oggi sono meno di 1.000 le malattie che possono trarre beneficio dalle conoscenze scientifiche disponibili, e sono tendenzialmente quelle che si manifestano con maggiore frequenza. Si stima che le persone che devono convivere con una di queste malattie siano, in tutta l’UE, tra i 27 e i 36 milioni, pari al 6-8% della popolazione.
Le malattie rare sono spesso profondamente diverse tra loro. La varietà di caratteristiche, segni e sintomi, tipi di decorso e livelli di gravità che possono contraddistinguerle è vastissima. Per tante i fattori scatenanti sono ancora sconosciuti, ma si stima che circa l’80% di queste patologie abbia un’origine genetica, mentre le restanti sono il risultato di infezioni, allergie e fattori ambientali, tra cui l’alimentazione, il fumo o l’esposizione ad alcune sostanze chimiche. Anche fattori ereditari, infettivi, comportamentali e l’ambiente possono portare allo sviluppo di queste malattie. I fattori di rischio possono essere presenti sin dalla nascita o comparire con l’età, ma nel 70% circa dei casi le malattie esordiscono durante l’infanzia.
Esempi di malattie determinate da mutazioni a carico di singoli geni sono la fibrosi cistica, che colpisce i polmoni e l’apparato digerente, la malattia di Huntington, a carico di cervello e sistema nervoso, e le distrofie muscolari. Le mutazioni genetiche possono essere determinanti anche per lo sviluppo di tumori rari. Per esempio, quelle dei geni BRCA1 e 2 aumentano notoriamente il rischio di ammalarsi di tumore al seno e alle ovaie, ma anche al pancreas, allo stomaco e alla prostata. E la mutazione di un singolo gene è all’origine della poliposi adenomatosa familiare, una delle più comuni forme di predisposizione ereditaria ai tumori del colon-retto.
Sono invece determinati da fattori ambientali alcune anemie rare, causate in particolare da carenze specifiche riconducibili all’alimentazione o all’assunzione di alcuni farmaci. Un tumore raro, il mesotelioma, è nella stragrande maggioranza dei casi associato all’esposizione perlopiù professionale all’amianto (detto anche asbesto).
Nei bambini le malattie rare più frequenti sono le malformazioni congenite, le malattie delle ghiandole endocrine, le patologie che coinvolgono il metabolismo e quelle a carico del sistema immunitario. Purtroppo molti dei bambini colpiti da una malattia rara non raggiungono l’età adulta; in circa un terzo dei casi non superano nemmeno i 5 anni di vita. Negli adulti le più frequenti tra queste patologie colpiscono il sistema nervoso e gli organi sensoriali, il sangue o gli organi ematopoietici.
Uno dei problemi che rendono ancora più complesso affrontare le malattie rare è la diagnosi. È spesso complicato diagnosticare una malattia rara, sia per la varietà di manifestazioni che ognuna di queste patologie può avere, sia per la scarsa esperienza dei medici che, non avendo magari mai visto un caso simile, faticano a riconoscerle. Occorrono infatti dati, informazioni e competenze specifiche. Il tempo necessario per la diagnosi accurata di una malattia rara è, in media, tra i 4 e i 5 anni. Di recente, la ricerca medico-scientifica ha potuto indagare con maggiore accuratezza che in passato i meccanismi molecolari e le alterazioni genetiche alla base di alcuni di queste patologie. Tuttavia, le malattie di molti pazienti rimangono ancora non diagnosticate.
Ci sono poi i pazienti non diagnosticabili: coloro che non hanno a disposizione alcun esame diagnostico in quanto la malattia non è stata ancora descritta o ha un’origine finora ignota. Si tratta delle cosiddette malattie non diagnosticate (SWAN, o “Syndromes without a name”), che non hanno ancora un nome e che per essere affrontate necessitano di uno sforzo ulteriore, estremamente multidisciplinare. Per queste malattie è ancora più necessario che il lavoro di ricerca e di raccolta dei dati avvenga all’interno di reti di cooperazione che abbiano come obiettivo rendere possibile una diagnosi per tutti, in modo da poter intraprendere il percorso di cura, assistenza e riabilitazione più adeguato.
A livello internazionale esiste, dal 2014, l’Undiagnosed Diseases Network International (Udni), che include anche il nostro Istituto superiore di sanità. La rete, che fa perno sul valore dell’equità, lavora integrando le informazioni relative a casi di malattie ancora non pienamente identificate in un database condiviso tra tutti i Paesi aderenti. Le informazioni possono così essere confrontate per colmare lacune e scovare eventuali similitudini tra pazienti che vivono in diverse parti del mondo, aumentando le conoscenze disponibili su ogni specifico problema.
Sul nostro territorio, dove i pazienti privi di una diagnosi sono oltre 100.000, è stata istituita di recente la cosiddetta Rete italiana delle malattie rare non diagnosticate. L’iniziativa, cui aderiscono circa 30 strutture sanitarie, è coordinata dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dove dal 2016 è attivo il primo vero ambulatorio dedicato ai pazienti senza diagnosi. La Rete opera sia a distanza sia in presenza con un approccio altamente multidisciplinare. Un’altra iniziativa importante è il Network italiano malattie rare senza diagnosi, che fa capo all’Istituto Superiore di Sanità.
Alice Pace