I vaccini anticancro sono la stessa cosa dei vaccini contro le malattie infettive?

NO. I vaccini anticancro, pur stimolando il sistema immunitario contro la malattia, agiscono su presupposti diversi da quelli dei vaccini comunemente intesi, per la prevenzione delle malattie infettive.

vaccino-anticancro

In sintesi

  • I vaccini "classici" sono creati per indurre il sistema immunitario a riconoscere le infezioni, neutralizzando virus e batteri prima che provochino la malattia. Si tratta quindi della più comune forma di prevenzione.
  • I vaccini anticancro preventivi sono normali vaccini diretti contro agenti infettivi che possono causare alcuni tipi di tumori. È il caso del vaccino contro l'epatite B, responsabile di molti casi di cancro del fegato, e di quello contro il virus del Papilloma umano (HPV), responsabile del tumore della cervice uterina.
  • I vaccini anticancro terapeutici sono invece strumenti di cura piuttosto che di prevenzione. Sono spesso progettati in base alle caratteristiche individuali del tumore per rendere più attivo il sistema immunitario e indurlo a contribuire all'eliminazione della malattia.

Per approfondire

Intorno ai termini vaccino e vaccino anticancro vi è molta confusione: non tutti hanno perfettamente chiara la differenza (sostanziale) tra questi due strumenti della medicina moderna. Per capirlo facciamo un passo indietro nella storia.

Nel 1796 un medico inglese, Edward Jenner, decise di dimostrare sperimentalmente una teoria sul vaiolo che circolava già da un po' di tempo negli ambienti medici. Questa malattia uccideva all'epoca milioni di persone. Esisteva poi una forma bovina di vaiolo che nelle persone che mungevano le mucche provocava la formazione di pustole sulle mani senza che tali persone si ammalassero della forma umana, ben più grave e devastante.

Jenner decise di prelevare un po' di pus dalle vescicole del vaiolo bovino e di inocularlo in un ragazzino attraverso un piccolo taglio sul braccio. Il ragazzino presentò le tipiche lievi lesioni del vaiolo bovino e si riprese prontamente. A questo punto Jenner lo espose a materiale proveniente da pustole di malati di vaiolo umano e il piccolo non manifestò alcun segno della malattia.

All'epoca Jenner non sapeva esattamente perché una versione attenuata dell'agente che provoca una determinata malattia preserva l'individuo da un contagio successivo e ben più grave. Oggi sappiamo che tale protezione deriva da una sorta di addestramento del sistema immunitario: la forma meno virulenta dell'agente infettivo, di cui è costituito il vaccino, introduce nell'organismo i cosiddetti antigeni, cioè le parti in grado di consentire al nostro sistema immunitario di riconoscere l'intruso. Poiché le forme attenuate o addirittura morte dei virus e dei batteri che si utilizzano nelle vaccinazioni hanno gli stessi antigeni delle forme vive e pienamente attive, la vaccinazione addestra l'organismo a rispondere velocemente e il sistema immunitario ad attaccarle e distruggerle più rapidamente ed efficacemente. Sullo stesso principio di quel primo esperimento sul vaiolo delle vacche (da cui il termine vaccino) sono basati tutti i vaccini moderni il cui scopo è la prevenzione del contagio o delle complicanze di alcune malattie infettive (provocate quindi da virus o da batteri), dal morbillo all'epatite.

I vaccini anticancro preventivi

Con questo termine si intendono alcuni vaccini "classici", in grado di prevenire l'infezione da parte di virus come quello dell'epatite B o dell'HPV che a loro volta possono essere una delle cause di insorgenza di alcuni tumori. I vaccini anticancro preventivi, quindi, sono in tutto e per tutto analoghi agli altri vaccini contro le malattie infettive, ma hanno anche questo "effetto collaterale" positivo: riducono il rischio di ammalarsi di determinati tumori, come il tumore della cervice uterina, che sono favoriti o direttamente provocati da mutazioni indotte dalla presenza di certi virus. Il vaccino, quindi, non ha un effetto diretto sul tumore del collo dell'utero (nel caso del vaccino anti HPV) o del fegato (nel caso del vaccino per l'epatite B) ma poiché previene l'infezione, che a sua volta induce infiammazioni croniche o mutazioni dirette che sono la causa dei tumori, è di fatto preventivo anche in senso antitumorale. Uno studio recente ha fatto il punto sugli effetti ottenuti dai primi dieci anni di vaccinazione contro il virus dell'HPV: si misura già ora una riduzione di circa il 50% dei casi di tumore della cervice, malgrado il tempo trascorso dall'introduzione del vaccino sia, in termini epidemiologici, molto limitato.

I vaccini anticancro terapeutici

Sotto questo termine - che molti vorrebbero cambiare perché fuorviante - vengono raggruppate diverse terapie accomunate dalla capacità di aumentare l'efficacia dei sistemi di difesa immunitari dell'organismo contro le cellule tumorali.

Il sistema immunitario è una rete di cellule, tessuti, organi e sostanze prodotte dall'organismo, in grado di combattere le infezioni ma non solo: il sistema immunitario protegge l'organismo dalla minaccia costituita da cellule danneggiate o anormali che, se non sono eliminate, possono proliferare e dare origine a un tumore.

I globuli bianchi, o leucociti, viaggiano all'interno del circolo sanguigno alla ricerca di agenti infettivi come virus e batteri o di cellule anormali per distruggerli. Costituiscono una prima, generica, barriera di difesa. Un tipo particolare di leucociti, i linfociti B, sono invece dotati di "armi" (gli anticorpi) specifiche contro particolari minacce. I linfociti T di tipo citotossico sono poi in grado di rilasciare sostanze tossiche che eliminano le cellule anormali o le inducono a "suicidarsi", un processo chiamato apoptosi.

Le cellule, sane o mutate, trasportano sulla superficie alcuni elementi, chiamati antigeni, che funzionano come bandierine di riconoscimento: se appartengono all'organismo, il sistema immunitario evita di attaccarli (tranne nel caso delle cosiddette malattie autoimmuni). Se sono estranee, i sistemi di difesa eliminano le cellule intruse che li mostrano in superficie. Le cellule cancerose espongono sulle superficie degli antigeni particolari, che le rendono riconoscibili da parte del sistema immunitario.

È importante che il sistema immunitario riconosca con precisione gli antigeni delle cellule cancerose, che a volte sono ingannevoli: in certi casi si tratta di lievi varianti della norma, in altri di antigeni che sono presenti nell'età embrionale ma non nell'adulto oppure che sono così strani e nuovi (neoantigeni) che il sistema immunitario rimane inattivo semplicemente perché non li riconosce, non avendoli mai incontrati prima.

I vaccini anticancro terapeutici hanno lo scopo di dare una scossa al sistema immunitario, rendendo molto più visibili e riconoscibili gli antigeni delle cellule maligne, oppure potenziando gli elementi di difesa. Agiscono attivando le cellule T citotossiche o inducendo la produzione di anticorpi che si legano sulla superficie delle cellule tumorali, favorendone l'eliminazione.

Non si tratta quindi di vaccini da somministrare per evitare di ammalarsi, ma di veri e propri trattamenti, spesso costruiti sulla base delle caratteristiche del tumore dei singoli individui. I vaccini terapeutici costituiscono infatti una delle frontiere più avanzate della medicina personalizzata.

Lo sviluppo di vaccini anticancro curativi si è dimostrato più complesso del previsto proprio per la grande variabilità individuale. Anche se due persone sono colpite dalla stessa malattia, non è detto che le caratteristiche molecolari dei tessuti tumorali nei due pazienti siano analoghe.

Il vaccino terapeutico Oncophage, studiato per la terapia del glioma cerebrale, è stato approvato in Europa già nel 2008. Si tratta di un vaccino che è prodotto caso per caso, in base alle caratteristiche tumorali del singolo paziente.

Nel 2010 è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense il sipuleucel-T. Il suo compito è stimolare la risposta immunitaria contro la fosfatasi acida prostatica, un antigene presente nella maggior parte delle cellule di cancro della prostata. Come nel caso di Oncophage, si tratta di un vaccino anticancro che deve essere prodotto individualmente, sulla base delle caratteristiche del tumore di ciascun paziente. In pratica un campione del tessuto tumorale viene spedito al produttore che elabora la cura personalizzata.

Nel 2015 è stato introdotto sul mercato un altro vaccino anticancro terapeutico per il melanoma metastatico. Si tratta di un virus litico, capace cioè di uccidere le cellule che infetta disgregandole. In questo caso è studiato per introdursi nelle cellule tumorali e non deve essere personalizzato: funziona in tutti i casi in cui il melanoma si presenta con determinate caratteristiche.

Molti altri vaccini terapeutici anticancro sono allo studio, anche se le difficoltà di produzione rendono lo strumento particolarmente costoso e non adatto a tutti i pazienti. Nonostante ciò, lo studio di questi preparati per stimolare il sistema immunitario sembra una delle grandi promesse dell'oncologia clinica per i prossimi anni.

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Ultimo aggiornamento venerdì 16 settembre 2016.

Agenzia Zoe

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