Ormoni e cancro

Gli ormoni sono sostanze naturalmente presenti nel nostro corpo, fondamentali per regolarne le funzioni. Anche piccole alterazioni nelle loro quantità possono avere riflessi su tutto l'organismo, influendo tra l'altro, in un senso o nell'altro, anche sul rischio di cancro

 Ormoni

Cosa sono gli ormoni

Gli ormoni sono sostanze naturalmente presenti nell'organismo, fondamentali per regolarne le funzioni. Sono liberati nel circolo sanguigno da ghiandole che sono dette "endocrine", perché riversano i loro prodotti all'interno dell'organismo, diversamente da quelle dette "esocrine", come per esempio quelle sudoripare, che secernono all'esterno.

Nelle ghiandole endocrine (per esempio la tiroide o l'ovaio) si possono sviluppare tumori benigni o maligni, i quali possono manifestarsi con un'aumentata o ridotta produzione dell'ormone relativo. Un'iperproduzione è più comune in caso di una proliferazione benigna, mentre la perdita di funzione e l'invasione del tessuto circostante, tipiche della trasformazione maligna, comportano più spesso una carenza dell'ormone.

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Gli ormoni e il cancro

Data l'importanza del ruolo degli ormoni, le loro quantità sono regolate in maniera molto precisa per cui anche piccole alterazioni possono avere riflessi su tutto l'organismo, influendo tra l'altro, in un senso o nell'altro, anche sul rischio di cancro. Tra le tante funzioni svolte dagli ormoni, infatti, alcune riguardano anche la proliferazione delle cellule: per questo alcuni di loro, se presenti in quantità eccessive, possono agire come fattori di crescita favorendo la crescita sregolata e quindi la comparsa di alcuni tumori. Livelli superiori alla norma di ormoni sessuali, estrogeni e androgeni, per esempio, possono favorire l'insorgenza di tumori al seno o alla prostata.

Si possono assumere ormoni volontariamente sotto forma di farmaci prescritti dal medico, oppure inconsapevolmente da contaminanti presenti nell'ambiente. L'esposizione agli estrogeni nel corso della vita, ad esempio, può cambiare anche in relazione a fattori individuali o riproduttivi (come l'età della prima mestruazione o della prima gravidanza, il numero dei figli, il tempo dell'allattamento), ma anche in conseguenza agli stili di vita: il sovrappeso favorisce un eccesso di estrogeni perché, specie dopo la menopausa, il tessuto adiposo converte in estrogeni alcuni precursori prodotti dalle ghiandole endocrine. L'obesità causa anche eccessiva liberazione di insulina ed altri ormoni simili che possono agire come fattori di crescita.

Anche un eccessivo consumo di alcol e la scarsa attività fisica possono aumentare i tassi di estrogeni e di insulina, per cui l'effetto di queste cattive abitudini può contribuire al rischio di tumore al seno mediato da questi ormoni.

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Gli ormoni come farmaci

Partendo dall'osservazione che alcuni ormoni favoriscono lo sviluppo dei tumori, i ricercatori hanno messo a punto molecole che contrastano l'azione ormonale. Un esempio è il tamoxifene, un anti-estrogeno che mima in parte l'azione degli estrogeni, ottenendo però l'effetto opposto, cioè quello di proteggere dal tumore del seno e dalle sue ricadute. In alcuni tumori, come quello del seno o quello della prostata, il trattamento ormonale con antagonisti rappresenta quindi un caposaldo della profilassi e della cura.

Altri farmaci a base di ormoni sono assunti come terapia sostitutiva in caso di carenza patologica (per esempio l'ormone della crescita GH nelle basse stature da difetto ormonale) o dopo l'asportazione chirurgica della ghiandola (per esempio la tiroide, asportata perché con grosso gozzo o perché iperfunzionante), oppure per il trattamento dei sintomi della menopausa o a scopo contraccettivo.

In tutti questi casi, rischi e benefici devono essere di volta in volta soppesati, perché, come si è detto, alcuni trattamenti ormonali possono rappresentare fattori di rischio per l'insorgenza di tumori.

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Gli ormoni nella pillola contraccettiva

La pillola contraccettiva combinata a base di estrogeni e progestinici, che è la più comune, contiene ormoni simili a quelli che regolano il ciclo e che influiscono naturalmente sul rischio di sviluppare alcuni tipi di tumore ormono-dipendente nelle donne. In effetti molti studi hanno dimostrato che l'uso prolungato di contraccettivi orali si correla, in proporzione alla durata del trattamento e ad altri fattori di rischio, a un aumento del rischio di tumore del seno e della cervice uterina.

È stato calcolato che dopo aver preso la pillola per 5 anni le donne hanno un rischio di tumore della cervice doppio rispetto a quello di chi non l'ha mai presa. L'effetto tuttavia è reversibile: dopo 10 anni dall'interruzione del trattamento il rischio di questo tumore, così come di quello al seno, torna quello di partenza. Quando si prendono contraccettivi orali è ancora più importante quindi sottoporsi regolarmente ai programmi organizzati di screening per questi due tumori, secondo schemi raccomandati a tutte le donne anche in base alle fasce di età: questo consente di individuare un'eventuale malattia oncologica in fase precoce.

Di solito, nelle donne giovani, i benefici sovrastano i rischi, ma ogni donna deve valutare con il proprio medico il proprio caso, anche alla luce della presenza di altri possibili fattori di rischio, e tenendo conto che la pillola può avere un'azione protettiva nei confronti del tumore dell'endometrio e dell'ovaio.

La cosiddetta "minipillola" a base di soli progestinici, è meno diffusa e quindi i dati disponibili sono minori; suggeriscono tuttavia che anche questa pillola potrebbe aumentare leggermente il rischio di tumore del seno e della cervice uterina e ridurre invece quella di endometrio e ovaio.

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Gli ormoni in menopausa

Durante la menopausa, le ovaie smettono di produrre estrogeni. Il calo dei livelli di questi ormoni può provocare una vasta gamma di disturbi, molto variabili da donna a donna per qualità e quantità: sbalzi di umore, secchezza vaginale, vampate di calore, per citare i più comuni. In passato si consigliava di contrastare questi fenomeni ristabilendo i livelli ormonali pre-menopausa con una terapia sostitutiva a base di estrogeni a cui aggiungere i progestinici allo scopo di ridurre il rischio di tumore dell'endometrio (per cui le donne che in precedenza, per varie ragioni, hanno avuto asportato l'utero, devono fare la cura solo con estrogeni).

Fino all'inizio degli anni Novanta si pensava che mantenere il tasso pre-menopausa di estrogeni potesse servire anche a proteggere dall'osteoporosi e soprattutto dal rischio di infarto e ictus, più alto nelle donne dopo la menopausa.

Un importante studio (WHI, Women's Health Initiative), condotto negli Stati Uniti e pubblicato all'inizio degli anni 2000 in più di 16.000 donne in post menopausa, ha messo in discussione questi presupposti, dimostrando anzi che il trattamento non solo non diminuiva il rischio cardiovascolare, ma aumentava in maniera significativa quello di tumore al seno. Il rilievo mediatico che venne dato alla notizia comportò un brusco calo del consumo di questi farmaci tra le donne. A conferma del legame di causa ed effetto, si osservò dopo 5 anni un'altrettanto brusca riduzione dei casi di tumore al seno in quella popolazione.

Da allora le ragioni della cautela sono state sostenute dalla maggior parte degli studi indipendenti, compreso uno condotto in Gran Bretagna in un milione di donne (Million Women Study), che ha messo in evidenza che il rischio di cancro aumentava con il numero di anni di assunzione della pillola e che ai diversi tipi di trattamento sostitutivo si associano livelli diversi di rischio.

I risultati di questa ricerca suggeriscono che le donne in terapia sostitutiva estroprogestinica in menopausa abbiano un rischio di tumore al seno doppio rispetto a chi non ne ha mai fatto uso. Dopo 5 anni di trattamento questo rischio diventa anche maggiore e ne occorrono altri 5 dalla sua interruzione perché il rischio torni quello di partenza.

L'effetto del trattamento combinato estroprogestinico sul tumore all'endometrio è più complesso, mentre è certo che questa forma di cancro, così come quello all'ovaio, sia favorita dalle cure a base di soli progestinici.

Effetti diversi sono stati osservati anche in relazione alle modalità di somministrazione, per bocca o per via transdermica (cerotto o gel).

In conclusione ogni donna dovrebbe soppesare accuratamente con il proprio medico il rapporto tra rischi e benefici del trattamento, che in ogni caso non dovrebbe mai essere assunto a scopo preventivo dell'osteoporosi ma solo per ridurre il disagio legato ai sintomi della menopausa, in caso sia davvero molto serio, alle più basse dosi e per il più breve tempo possibile.

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Ormoni e doping

Alcuni ormoni sono purtroppo molto diffusi in alcuni ambienti e talvolta anche somministrati da medici sportivi senza scrupoli, sebbene siano proibiti alla pari di altre sostanze utilizzate illegalmente allo scopo di aumentare la massa muscolare e le prestazioni sportive.

È importante quindi ricordare che l'assunzione di queste sostanze è soprattutto una minaccia per la salute, oltre a mettere a rischio la carriera sportiva nel caso che l' uso sia scoperto.

L'uso di anabolizzanti, che stimolano la crescita dei tessuti, può favorire anche lo sviluppo dei tumori. Gli androgeni anabolizzanti, per esempio, possono provocare effetti che persistono anche dopo la loro sospensione, come impotenza e infertilità, danni permanenti al fegato e riduzione delle difese immunitarie. Il rischio maggiore però è di favorire la comparsa di tumori del fegato e del rene. L'ormone della crescita (GH), importante per trattare i bambini con deficit della crescita, somministrato a chi non ne ha bisogno sembra essere coinvolto nella formazione di diversi tipi di tumore, da quello del colon ai linfomi.

Anche l'eritropoietina, usata spesso, sebbene illegalmente, soprattutto nel ciclismo per aumentare la disponibilità di ossigeno per i muscoli, può essere molto pericolosa provocando trombosi. Il farmaco viene utilizzato talvolta dai medici nei malati oncologici per aumentare la produzione di sangue, ma non si può escludere che nei soggetti sani che non ne hanno bisogno possa favorire la comparsa di leucemie.

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Contaminanti ambientali

Nel mondo in cui viviamo si nascondono sostanze chimiche che possono produrre effetti simili o opposti a quelli degli ormoni. La loro presenza è diffusa. Si ritrovano in molti oggetti di plastica utilizzati nella vita quotidiana, in alcuni pesticidi usati in agricoltura, in alcuni solventi o nei fumi di scarico dei motori.

L'esposizione a queste sostanze può avvenire per contatto tramite la cute, per inalazione o anche mangiando o bevendo alimenti o acqua contaminata. Potendo interferire con le attività degli ormoni naturalmente presenti nell'organismo, queste sostanze sono state chiamate "interferenti endocrini". Questi interferenti endocrini possono avere effetti negativi, per esempio, sulle malattie immunitarie, sulla fertilità e probabilmente anche sui tumori.

Gli studi condotti finora per verificare se l'aumento del numero di tumori diagnosticati ogni anno nei Paesi sviluppati possa dipendere anche da queste sostanze non hanno però dato finora risultati conclusivi.

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Ultimo aggiornamento lunedì 6 ottobre 2014.

Agenzia Zadig

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