Un farmaco per la disfunzione erettile può ostacolare le metastasi tumorali?

Ultimo aggiornamento: 22 settembre 2026

Un farmaco per la disfunzione erettile può ostacolare le metastasi tumorali?

Uno studio mostra che il sildenafil, principio attivo del farmaco Viagra®, limita le metastasi agendo sul colesterolo cellulare.

Il sildenafil, principio attivo conosciuto soprattutto per il trattamento della disfunzione erettile e presente nel farmaco dal nome commerciale Viagra®, potrebbe avere un altro effetto inatteso: ostacolare la capacità delle cellule tumorali di formare metastasi. A suggerirlo è uno studio coordinato da Ayelet Erez, del Weizmann Institute di Rehovot in Israele. I risultati, pubblicati sulla rivista Cancer Research a luglio 2026, hanno permesso di individuare un nuovo meccanismo con cui il farmaco interferirebbe con il metabolismo del colesterolo delle cellule tumorali. I ricercatori, in collaborazione con altri gruppi israeliani e statunitensi, hanno scoperto che nelle cellule tumorali l’aumento del guanosin monofosfato ciclico (cGMP), un enzima coinvolto in questi processi, può innescare una serie di eventi del tutto diversi.

Come agisce il sildenafil sulle cellule tumorali e sul colesterolo?

Sebbene il colesterolo sia conosciuto soprattutto per il suo legame con le malattie cardiovascolari, all’interno delle cellule è una molecola indispensabile: contribuisce alla struttura delle membrane e al loro funzionamento e partecipa indirettamente a numerosi processi metabolici e di segnalazione. Per una cellula tumorale che migra e colonizza un nuovo organo, una disponibilità adeguata di colesterolo può essere particolarmente importante.

Il sildenafil è un inibitore della fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5), cioè blocca un enzima che degrada una molecola, il guanosin monofosfato ciclico (cGMP). Assumendo sildenafil, quindi, nell’organismo aumenta la concentrazione di cGMP, e in tal modo si favorisce il rilassamento della muscolatura liscia e la vasodilatazione. Questo è il meccanismo sfruttato nel trattamento della disfunzione erettile e dell’ipertensione arteriosa polmonare.

Gli esperimenti dei ricercatori israeliani hanno mostrato che questo stesso meccanismo fa sì che il colesterolo rimanga “intrappolato” all’interno dei lisosomi, gli organelli cellulari deputati alla degradazione e al riciclo di numerose sostanze, diventando meno disponibile nelle altre regioni della cellula.

In diversi sistemi sperimentali di tumori umani e murini, il risultato è stato una riduzione della capacità delle cellule neoplastiche di migrare e formare metastasi.

Un altro risultato interessante ha mostrato che l’effetto antitumorale non sembra dipendere esclusivamente dal sildenafil: anche altri sistemi sperimentali per inibire PDE5 o aumentare il cGMP hanno prodotto risultati analoghi, rafforzando l’ipotesi che sia proprio questa via biologica a essere coinvolta.

L’effetto combinato di sildenafil e statine contro il cancro

Le cellule tumorali, però, provano a reagire: quando il colesterolo disponibile diminuisce, attivano un meccanismo compensatorio che ne aumenta la produzione. Da questa osservazione è nata l’idea di combinare sildenafil e statine, farmaci che inibiscono la sintesi del colesterolo e sono comunemente utilizzati per ridurne i livelli nel sangue. La strategia colpirebbe così il metabolismo tumorale su due fronti: da un lato il sildenafil ostacola la distribuzione intracellulare del colesterolo, dall’altro la statina ne limita la nuova produzione. Nei sistemi sperimentali studiati, la combinazione è risultata efficace.

Anche l’analisi retrospettiva di cartelle cliniche elettroniche ha evidenziato una maggiore sopravvivenza tra i pazienti oncologici che assumevano sildenafil e un ulteriore beneficio associato all’uso concomitante di statine. Un risultato interessante, certo, ma da interpretare con cautela: un’associazione osservata nei dati clinici non dimostra che siano davvero stati questi farmaci a causare la maggiore sopravvivenza.

Sildenafil e riposizionamento dei farmaci in oncologia: a che punto è la ricerca?

L’idea di utilizzare il sildenafil in oncologia non nasce oggi. Un gruppo di ricercatori guidato da Paul Dent, del Massey Cancer Center in Virginia (USA), ne aveva già valutato l’impiego insieme all’antitumorale regorafenib in un precedente studio clinico di fase I con 29 pazienti con tumori solidi avanzati. I risultati erano stati pubblicati nel 2024 sulla rivista Anticancer Drugs. Lo studio era però finalizzato soprattutto a valutare la sicurezza e il dosaggio della combinazione, piuttosto che l’efficacia antitumorale.

I nuovi risultati non significano quindi che il sildenafil sia oggi una terapia contro il cancro, né tantomeno che possa essere assunto per prevenire le metastasi. Le evidenze più convincenti sull’effetto antimetastatico provengono ancora da studi sperimentali con cellule in coltura e animali di laboratorio, mentre i dati ottenuti nei pazienti sono ancora osservazionali.

Se i dati saranno confermati in rigorosi studi clinici, i risultati potrebbero rappresentare un interessante esempio di riposizionamento di farmaci, in inglese “drug repurposing”, ovvero l’impiego di farmaci già disponibili per altre indicazioni. Il vantaggio è poter partire da molecole di cui la sicurezza e i possibili effetti collaterali sono già ampiamente conosciuti. Occorre tuttavia ancora capire, sempre attraverso studi clinici approfonditi, se l’effetto osservato in laboratorio possa tradursi in un reale beneficio per i pazienti e, soprattutto, contro quali tumori. Per ora il sildenafil rimane un farmaco per indicazioni ben diverse dal cancro.

Referenze

Dubbi frequenti sul sildenafil e il ruolo nella cura del cancro

Il sildenafil può davvero ostacolare la formazione di metastasi?

Secondo uno studio coordinato dal Weizmann Institute di Rehovot, in Israele, e pubblicato a luglio 2026 sulla rivista Cancer Research, il sildenafil (Viagra®) ha mostrato di ridurre la capacità delle cellule neoplastiche di migrare e formare metastasi, ostacolando il metabolismo del colesterolo delle cellule tumorali. Questo in in sistemi sperimentali, per cui occorrono ancora molte conferme.

Come agisce il sildenafil sul colesterolo all’interno della cellula tumorale?

Il sildenafil è un inibitore della fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5) che fa aumentare la concentrazione di cGMP. Questo meccanismo fa sì che il colesterolo rimanga “intrappolato” nei lisosomi, diventando meno disponibile nelle altre regioni della cellula e limitando la capacità della cellula tumorale di migrare.

Perché si è ipotizzato di combinare il sildenafil con le statine?

Quando il colesterolo disponibile diminuisce, le cellule tumorali attivano un meccanismo compensatorio che ne aumenta la produzione. La combinazione con le statine aiuta a colpire il metabolismo tumorale su due fronti: il sildenafil ostacola la distribuzione del colesterolo e la statina ne limita la produzione.

Il sildenafil può essere già assunto per curare o prevenire il cancro?

No, i nuovi risultati non significano che il sildenafil sia oggi una terapia contro il cancro o che possa prevenire le metastasi. Le evidenze più convincenti provengono ancora da studi sperimentali su cellule in coltura e animali di laboratorio, e i dati sui pazienti sono solo osservazionali.

  • Raffaella Gatta

    Giornalista pubblicista, laureata in Biotecnologie e con un dottorato in Scienze genetiche e biomolecolari, ha lavorato a lungo nella ricerca preclinica in oncologia. Dal 2018 è freelance scientific e medical writer e collabora con fondazioni, agenzie e testate specializzate nella realizzazione di contenuti per medici e operatori sanitari. Accanto ai temi della medicina e della ricerca clinica, si dedica alla divulgazione scientifica, con l’obiettivo di raccontare in modo chiaro e rigoroso l’evoluzione della conoscenza e il suo impatto sulla salute delle persone.