Diete vegetariana e vegana e rischio di cancro: i risultati un po’ inattesi di un ampio studio

Ultimo aggiornamento: 29 aprile 2026

Diete vegetariana e vegana e rischio di cancro: i risultati un po’ inattesi di un ampio studio

I risultati di un’ampia ricerca sul legame tra diete e cancro confermano alcuni dati già noti, ma in parte portato a conclusioni diverse e inattese.

Mangiare meno carne rossa fa bene alla salute, questo è ormai un dato consolidato. Ma fa bene anche contro il cancro? E se sì, quanto e contro quali tipi di tumori? A queste domande ha cercato di rispondere un gruppo di ricercatori internazionale che ha incluso epidemiologi dell’Università di Oxford, in Regno Unito, che ha condotto la ricerca più ampia mai realizzata sul legame tra diete a base vegetale e cancro. Ha incluso infatti i dati di quasi 1,8 milioni di persone tra India, Regno Unito, Stati Uniti e Taiwan. I risultati della ricerca, sostenuta dal World Cancer Research Fund, sono stati pubblicati a febbraio 2026 sul British Journal of Cancer. Il quadro che emerge è però complesso, con chiari vantaggi contro alcuni tipi di tumore e alcuni risultati inattesi che vanno invece nella direzione opposta.

I dati analizzati provenivano da 9 ricerche prospettiche, ovvero condotte su gruppi di persone seguite per lunghi periodi per osservare chi si ammala, di cosa e in quanto tempo, in modo da valutare i fattori di rischio o protettivi. Nella ricerca, i partecipanti sono stati divisi in 5 categorie: onnivori (la maggior parte, circa 1,6 milioni), persone che mangiano solo pollame, pescetariani, vegetariani e vegani. Tutti, seguiti per un periodo fino a 16 anni, sono stati monitorati per la comparsa di 17 tipi diversi di tumore.

I risultati principali

Rispetto a chi mangia carne, le persone con una dieta vegetariana hanno mostrato un rischio ridotto di sviluppare alcuni tipi di tumore: -21% per il cancro al pancreas, -9% per il cancro del seno, -12% per il cancro della prostata, -28% per il tumore del rene e -31% per il mieloma multiplo, un tumore del sangue. Anche i pescetariani hanno mostrato una certa protezione dalla propria dieta, soprattutto per il cancro colorettale (-15%) e renale (-27%). Tuttavia, i vegetariani hanno registrato quasi il doppio del rischio relativo di carcinoma squamocellulare dell’esofago, rispetto a chi ha seguito altri tipi di diete. Un aumento di rischio assoluto comunque limitato, dal momento che si tratta di un tumore raro nella popolazione generale. Inoltre, i vegani hanno mostrato di avere un rischio relativo di cancro colorettale superiore di circa il 40% rispetto a coloro che mangiavano invece anche la carne. Il dato può sembrare controintuitivo: ci si aspetterebbe che una dieta ricca di fibre e povera di carni lavorate protegga proprio l’intestino, e il dato va in controtendenza rispetto ai risultati di precedenti studi. I ricercatori hanno spiegato queste discrepanze con due ipotesi. Secondo la prima, l’aumento del rischio potrebbe dipendere da carenze nutrizionali di diete vegane non pianificate correttamente. Secondo l’altra ipotesi, potrebbe trattarsi di un problema di significatività statistica, dato che i vegani nel campione erano pochi. Il dato potrebbe essere diverso in ricerche su campioni più vasti.

Dati da leggere con cautela

Gli stessi autori concludono che “la generalizzazione dei risultati va considerata con cautela”. Innanzitutto, gli studi prospettici permettono di misurare associazioni e non nessi di causa ed effetto: ci dicono che due fenomeni tendono a manifestarsi insieme, ma non se uno causi l’altro. Chi non mangia carne o ne mangia poca è spesso più attento a seguire uno stile di vita sano, quindi non fuma o non beve alcol, fa più attività fisica e tiene sotto controllo il peso. Si tratta di variabili che gli epidemiologi chiamano fattori confondenti e negli studi vengono corretti statisticamente, ma mai in modo completo. Non si può, quindi, escludere che parte del vantaggio osservato nella riduzione del rischio di cancro dipenda dall’insieme delle abitudini e non soltanto dalla dieta.

Inoltre, in quasi tutte le coorti analizzate le abitudini alimentari sono state rilevate solo a partire dall’inizio dello studio, senza che sia stata indagata la dieta seguita in precedenza. Questo aspetto è importante perché gli effetti dell’alimentazione sul rischio di cancro si accumulano nel lungo periodo. Quindi, se una persona è vegetariana da pochi mesi, e dunque è considerata tale nello studio, ma ha seguito un’alimentazione onnivora per trent’anni, il suo organismo porterà ancora l’impronta di decenni di abitudini diverse. Questo elemento rilevante tende a sfumare le differenze reali tra i gruppi, rendendo i benefici e rischi della dieta vegetariana più difficili da misurare con precisione. Sull’attendibilità dei dati ottenuti pesa anche la dimensione del campione vegano, costituito da meno di 9.000 persone su quasi 2 milioni. Con numeri così bassi i risultati sono statisticamente poco affidabili e dunque il dato sull’aumento del rischio colorettale dovrà essere confermato con studi futuri. Infine, unire dati provenienti da popolazioni di India, Regno Unito, Stati Uniti e Taiwan significa mettere insieme culture alimentari, sistemi sanitari e fattori ambientali molto diversi tra loro: un altro fattore di variabilità che rischia, da un lato, di diluire i risultati ottenuti e, dall’altro, di non far cogliere elementi più specifici.

In conclusione

La relazione tra dieta e tumori è complessa, e la ricerca ha ancora molto da fare. Quello che la scienza conferma con solidità è un principio generale: una dieta varia, ricca di frutta, verdura, legumi e cereali integrali, povera di carni rosse e lavorate, combinata con attività fisica, senza fumare e senza alcolici, rimane la strategia preventiva più raccomandata contro il cancro. Un altro elemento che si conferma è che non esistono singoli alimenti magici: è l'insieme delle abitudini quotidiane, nel lungo periodo, a fare la differenza.

Referenze

  • Sofia Corradin

    Divulgatrice scientifica e medical writer freelance, scrive di medicina e ricerca clinica per testate giornalistiche indirizzate a medici e personale sanitario. Cura il progetto di divulgazione social @lamedicinageniale