Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2026

I risultati di un ampio studio danese mostrano che l’acido acetilsalicilico, ovvero aspirina, aspirinetta e simili, potrebbe aiutare a diagnosticare precocemente questo tipo di cancro.
I pazienti che fanno uso regolare di acido acetilsalicilico, il farmaco venduto sotto il marchio commerciale come Aspirina®, Aspirinetta® e simili, hanno una probabilità più alta rispetto a chi non lo assume di essere sottoposti alla cistoscopia, un esame della vescica che permette di scoprire tumori in questa sede. Inoltre, i pazienti che ottengono questa diagnosi risultano avere il tumore in uno stadio meno avanzato. Quindi, Aspirina e altri medicinali contenenti acido acetilsalicilico potrebbero favorire la diagnosi precoce del tumore vescicale.
Queste osservazioni sono emerse nell’ambito di uno studio epidemiologico condotto da Malene Söth Hansen e colleghi, dell’università danese di Aarhus, analizzando i dati sanitari di oltre 200.000 persone attraverso i registri nazionali del Paese. Il fenomeno, che gli epidemiologi chiamano di “smascheramento” (unmasking) del tumore in fase iniziale, non si osserva invece con altri tipi di FANS, la classe di antinfiammatori non steroidei che comprendono per esempio l’ibuprofene. I risultati della ricerca sono stati pubblicati a giugno 2026 sul Journal of Internal Medicine.
Il tumore della vescica si manifesta quasi sempre con un sintomo tipico: la presenza di sangue nelle urine, detta ematuria macroscopica. Di fronte a questo sintomo, i medici di famiglia prescrivono quindi una cistoscopia per accertamento. L’acido acetilsalicilico, essendo un farmaco antiaggregante, può favorire i sanguinamenti e così rendere possibilmente più visibile un’ematuria che altrimenti sarebbe stata meno evidente. L’ipotesi alla base dello studio è, dunque, che questo effetto collaterale del farmaco possa in realtà anticipare la scoperta di tumori della vescica già presenti ma ancora silenti, portando a diagnosi in fasi meno avanzate della malattia, e quindi più facilmente curabili.
Il gruppo di ricerca danese ha utilizzato i dati contenuti nei registri sanitari danesi per costruire due tipi di analisi. Nella prima sono stati identificati due gruppi, rispettivamente di 50.771 nuovi utilizzatori di acido acetilsalicilico e 156.191 nuovi utilizzatori di altri tipi di FANS tra il 2005 e il 2023. Ciascun gruppo è stato confrontato con un gruppo di persone simili per età, sesso e comune di residenza, che non assumevano questi farmaci. Nell’anno successivo all’inizio della terapia, chi aveva iniziato ad assumere acido acetilsalicilico aveva avuto una probabilità relativa di sottoporsi a una prima cistoscopia superiore di circa il 54% rispetto ai non utilizzatori. Per chi utilizzava gli altri tipi di FANS l’aumento era paragonabile, di circa il 56%.
Nella seconda analisi, i ricercatori si sono concentrati su chi aveva effettivamente eseguito una prima cistoscopia tra il 2005 e il 2022, tra utilizzatori di Aspirina o di FANS e individui mai esposti a questi farmaci, verificando quanti tumori venivano diagnosticati e a quale stadio.
Tra chi assumeva l’acido acetilsalicilico, sia a basso dosaggio (Cardioaspirina®, Aspirinetta® e simili) sia ad alto dosaggio (Aspirina®), i casi di tumore della vescica diagnosticati con la cistoscopia sono risultati apparentemente più alti (11%) rispetto a chi non la assumeva (7%). Il dato sembra indicare un aumento del numero delle diagnosi e non un aumento reale dei casi di cancro della vescica in chi assumeva acido acetilsalicilico. Il dato più interessante riguarda però lo stadio: tra i tumori diagnosticati negli utilizzatori di questi farmaci, la quota di forme aggressive era più bassa rispetto ai non utilizzatori. L’effetto più marcato si è osservato nelle donne, con un dimezzamento della probabilità di diagnosi in stadio invasivo rispetto alle donne non esposte agli stessi farmaci. Storicamente, le donne tendono infatti a ricevere una diagnosi di tumore alla vescica con un ritardo maggiore rispetto ai pazienti maschi. In questa categoria di popolazione, dunque, una terapia con acido acetilsalicilico sembra avere avuto un impatto proporzionalmente più ampio nello smascheramento del tumore in una fase iniziale.
Per gli altri FANS il quadro è diverso: nonostante l’aumento delle cistoscopie, la prevalenza di tumore riscontrata era più bassa rispetto ai non utilizzatori, ma i diversi tipi di stadi alla diagnosi erano sostanzialmente identici nei due gruppi. Secondo gli autori dell’articolo, dunque, il maggior ricorso alla cistoscopia in chi assume FANS diversi dall’acido acetilsalicilico non sarebbe associato a un reale smascheramento di tumori nascosti, ma probabilmente ad altri sintomi per cui questi farmaci vengono prescritti.
I ricercatori hanno spiegato che i risultati osservati non hanno dimostrato un effetto protettivo dell’acido acetilsalicilico sull’evoluzione del tumore. Infatti, il periodo di esposizione al farmaco, mediamente inferiore a un anno prima della diagnosi, è troppo breve perché possa avere rallentato la progressione della malattia. L’interpretazione più plausibile è che il medicinale, favorendo i sanguinamenti, renda visibile un sintomo di un tumore già presente, che altrimenti resterebbe asintomatico, permettendo così una diagnosi in una fase più precoce. Nonostante questo, l’uso dell’acido acetilsalicilico non viene in alcun modo suggerito di per sé come strumento di screening per la diagnosi precoce, anche perché i rischi di sanguinamento sono importanti. Piuttosto, i risultati dello studio sottolineano l’importanza di non sottovalutare gli effetti collaterali del farmaco in caso di sanguinamento urinario.
Sofia Corradin