Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2026
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Alcuni peptidi sono già utilizzati in oncologia e ne è comprovata l’efficacia, altri sono in fase di studio ma non ancora approvati. Diverso il caso dei peptidi venduti sul mercato “fai da te”, potenzialmente pericolosi.
Convenzionalmente, le sequenze di amminoacidi si distinguono in peptidi o proteine in base alla lunghezza: meno di 50 amminoacidi per i peptidi, di più per le proteine, anche se il confine non è rigido. Il corpo umano ne produce naturalmente decine di migliaia di tipi, anche se probabilmente sono molti di più.
I peptidi sono sequenze amminoacidiche che hanno proprietà che li rendono particolarmente interessanti per le terapie oncologiche. Rispetto alle piccole molecole usate tradizionalmente, si possono legare ai propri bersagli con maggiore specificità, riducendo le interazioni fuori bersaglio (off-target) responsabili di molti effetti collaterali. Rispetto agli anticorpi monoclonali, un altro tipo di proteine, sono molto più piccoli, possono penetrare più in profondità nei tessuti tumorali ed essere internalizzati nelle cellule in modo più efficiente. Inoltre, sono potenzialmente più economici da produrre.
Come per qualsiasi molecola terapeutica, non mancano dei limiti. I peptidi sono più “fragili” delle proteine: si degradano più rapidamente, vengono eliminati più velocemente dall’organismo e sono vulnerabili agli enzimi che si trovano in bocca e che esercitano la prima azione demolitiva nel processo di digestione degli alimenti. Anche per questo molti peptidi non possono essere somministrati per via orale e richiedono un’iniezione. Ma queste criticità, negli ultimi decenni, sono state in gran parte superate attraverso modifiche chimiche, per esempio con la ciclizzazione di alcune strutture e con la coniugazione con acidi grassi o con frammenti di anticorpi.
Uno degli ostacoli più difficili da superare nei trattamenti contro il cancro è lo sviluppo della resistenza multifarmacologica, un fenomeno per cui le cellule tumorali diventano resistenti a più farmaci. Resta attuale la necessità di trovare terapie sempre più efficaci, mirate e precise e, negli ultimi anni, la ricerca ha guardato con grande interesse ai cosiddetti peptidi bioattivi, cioè brevi catene di amminoacidi, più corte delle proteine, ma che possono essere altrettanto potenti come segnali biologici. Alcune di queste molecole sono già state sperimentate e approvate e sono in uso per il trattamento di alcune malattie, per esempio contro il diabete e in oncologia, mentre altre sono oggetto di ricerche in stato avanzato.
In parallelo a storie di scienza rigorosa e approvazioni da parte degli enti regolatori ottenute dopo anni di sperimentazioni cliniche, si sta sviluppando un fenomeno molto diverso: alcuni peptidi sono venduti su internet e assunti in autonomia dalle persone, senza prescrizione né controllo medico. Tali prodotti sono promossi da influencer come “elisir” per varie condizioni, come l’invecchiamento e il cancro. Dietro questi prodotti non vi è, nella maggioranza dei casi, alcun fondamento scientifico, alcuna sperimentazione clinica, né alcuna autorizzazione. Possono come minimo essere inefficaci, se non molto pericolosi e per questo occorre fare molta attenzione e distinguere bene i due piani.
Quando si parla di peptidi approvati per uso clinico, il panorama è già ampio e in rapida espansione. Tra il 2016 e il 2024 la Food and Drug Administration, ente regolatorio dei farmaci statunitense, ha approvato 34 peptidi terapeutici da impiegarsi in vari ambiti, dall’oncologia alle malattie neurologiche, cardiovascolari e metaboliche. Gli autori di una revisione degli studi sui peptidi antitumorali pubblicata sulla rivista Experimental & Molecular Medicine nel 2023 hanno raggruppato queste molecole in 3 macrocategorie, in base alle funzioni:
Negli ultimi anni, i peptidi sono diventati protagonisti di un fenomeno parallelo alla ricerca scientifica: quello del mercato del cosiddetto wellness, popolato da biohacker, bodybuilder, influencer e da persone convinte di poter prevenire o addirittura combattere il cancro e molte altre condizioni iniettandosi composti acquistati su internet. Le ricerche su Google sul termine “peptides” sono passate da circa 1,3 milioni al mese nel 2024 a circa 8 milioni al mese nel 2026. Sui social media, migliaia di post illustrano, senza nessuna base scientifica né autorizzazione, protocolli di auto-iniezione, mentre in molti forum e chat si discute di combinazioni di peptidi con la stessa familiarità e tranquillità con cui si parla di erbe officinali o di integratori vitaminici. Robert F. Kennedy Jr., il controverso ministro della Salute del governo degli Stati Uniti, noto per molte posizioni antiscientifiche, ha dichiarato pubblicamente di essere “un grande fan dei peptidi” e di usarli nel recupero da ferite e lesioni.
Le molecole più popolari in questo mercato sono BPC-157, TB-500 e MOTS-c. Sebbene possano essere vendute legalmente, il loro uso clinico non è autorizzato. Sono infatti classificate come sostanze per uso di laboratorio e con l’etichetta “non per uso umano”: nessuna delle 3 è approvata per gli esseri umani né dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense né dal suo corrispettivo in Europa, l’Agenzia europea per le medicine (EMA, European Medicines Agency). Non ci sono infatti studi di sicurezza ed efficacia negli esseri umani. E in alcuni casi non sono nemmeno state sperimentate in animali di laboratorio.
Ad aprile 2026, sotto la spinta del segretario Kennedy, la FDA ha rimosso 12 peptidi (tra cui BPC-157, MOTS-c e TB-500) da una lista di sostanze che le farmacie galeniche non erano autorizzate a preparare. Questo non equivale a un’approvazione all’uso negli esseri umani, ma apre la porta a una forma di accesso regolamentato attraverso prescrizione medica. La decisione ha suscitato molte proteste da parte della comunità scientifica, dato che potrebbe portare sul mercato lecito una serie di molecole senza che nessuno abbia ancora generato le evidenze scientifiche necessarie a confermarne efficacia, sicurezza e approvazione basati su fondamenti scientifici.
La biologia cellulare dei peptidi è complessa: queste molecole agiscono su vie di segnalazione delicate, e usarle senza prove di sicurezza e senza autorizzazioni è estremamente rischioso. In Italia e in Europa, una sostanza può essere somministrata agli esseri umani come farmaco solo dopo aver completato le fasi I, II e III di sperimentazione clinica e aver ottenuto l’autorizzazione dell’EMA, dopo un’attenta revisione da parte di esperti. BPC-157, TB-500 e MOTS-c non hanno queste caratteristiche, né tali autorizzazioni. Sono prodotti per il mercato delle sostanze destinate all’uso in laboratorio e non sono soggetti ad alcuna supervisione di tipo farmaceutico, per cui potrebbero non soddisfare nemmeno gli standard minimi di purezza e dosaggio.
Occorre fare dunque attenzione ai rischi di ogni tipo, tra cui quelli tumorali. Il BPC-157 agisce promuovendo la formazione di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi) attraverso la stimolazione del fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF). Questa proprietà, che potrebbe teoricamente accelerare la guarigione di un tessuto, potrebbe altrettanto teoricamente velocizzare la vascolarizzazione e la crescita di un tumore. Non essendo la molecola studiata in maniera appropriata, non si tratta di una certezza e occorre approfondire attraverso sperimentazioni cliniche. Comunque, iniettare composti che stimolano angiogenesi e migrazione cellulare, entrambi processi cardine della progressione tumorale, in assenza di una diagnosi oncologica, di un controllo medico e di un’approvazione specifica di tali sostanze, è un grave azzardo. Inoltre, una produzione per uso di laboratorio non garantisce l’assenza di possibili contaminanti, che potrebbero avere anche altri effetti indesiderati difficili da prevedere e da trattare.
Spesso i peptidi hanno proprietà terapeutiche reali, ma possono anche esercitare effetti potenti e imprevedibili su sistemi biologici complessi come l’organismo umano. Questa complessità è esattamente la ragione per cui la loro applicazione clinica richiede decenni di ricerca, sperimentazioni controllate, autorizzazioni e prescrizioni e controlli da parte di medici.
La ricerca oncologica sui peptidi è interessante e promettente. Dalla terapia con peptidi radiomarcati per il trattamento dei tumori neuroendocrini in ambito gastrico, intestinale e pancreatico alle sperimentazioni sui coniugati tra peptidi e farmaci di seconda generazione, dai peptidi che possono bloccare i checkpoint immunitari ai vaccini a base di peptidi, alcuni percorsi scientifici rigorosi stanno producendo farmaci importanti e affidabili per i pazienti che ne hanno davvero bisogno.
Il mercato “fai da te” sfrutta le parole della ricerca scegliendo quelle che fanno maggiore presa, come peptidi, VEGF e rigenerazione cellulare, ma le svuota del loro significato scientifico fondato e di tutte le cautele necessarie. Non si tratta soltanto di una versione accelerata della ricerca, bensì di un fenomeno separato, con enormi rischi che vanno dalla contaminazione ai dosaggi errati, dalle interazioni farmacologiche non note alla possibilità concreta di stimolare processi, come l’angiogenesi e la migrazione cellulare, che un tumore potrebbe sfruttare a proprio vantaggio.
I peptidi sono brevi catene di amminoacidi, più corte delle proteine. Il corpo umano ne produce naturalmente decine di migliaia di tipi. Il confine con le proteine è convenzionale: si parla di peptidi per sequenze di meno di 50 amminoacidi. Alcuni peptidi hanno proprietà biologiche interessanti e sono utilizzati in terapie approvate per il trattamento di diverse malattie, tra cui alcune forme di cancro.
Sì, alcuni peptidi sono già stati approvati da enti regolatori come la Food and Drug Administration (FDA) statunitense per uso clinico in oncologia. Tra il 2016 e il 2024 la FDA ha approvato 34 peptidi terapeutici per vari ambiti, tra cui l’oncologia. Sono inoltre in fase di sviluppo nuove classi di terapie oncologiche a base di peptidi, alcune in sperimentazione clinica avanzata, ma non ancora approvate.
La distinzione fra peptidi e proteine si basa convenzionalmente sulla lunghezza della sequenza di amminoacidi: si parla di peptidi per catene di meno di 50 amminoacidi, di proteine per catene più lunghe, anche se il confine non è rigido. Rispetto agli anticorpi monoclonali (che sono un tipo di proteina), i peptidi sono molto più piccoli, possono penetrare più in profondità nei tessuti tumorali ed essere internalizzati nelle cellule in modo più efficiente.
No, i peptidi venduti online come BPC-157, TB-500 e MOTS-c non sono approvati per uso umano né dalla FDA statunitense né dall’Agenzia europea per le medicine (EMA). Sono classificati come sostanze per uso di laboratorio con l’etichetta “non per uso umano” e non ci sono studi di sicurezza ed efficacia sugli esseri umani. In alcuni casi non sono nemmeno stati sperimentati in animali di laboratorio.
L’uso di peptidi non approvati per uso umano comporta numerosi rischi: assenza di controlli su purezza e dosaggio, possibili contaminazioni durante la produzione destinata a uso di laboratorio, interazioni farmacologiche non note. Un rischio specifico riguarda peptidi come il BPC-157, che stimola l’angiogenesi (formazione di vasi sanguigni) tramite il fattore VEGF: gli stessi meccanismi che potrebbero teoricamente favorire la riparazione tissutale potrebbero accelerare la vascolarizzazione e la crescita di un tumore.
Non esistono peptidi commercializzati online approvati per prevenire o curare il cancro. Assumere in autonomia peptidi non autorizzati, promossi da influencer come “elisir” per varie condizioni, non ha alcun fondamento scientifico e può essere pericoloso.
Rachele Mazzaracca