Cancro: cosa vuol dire fare diagnosi

Ci sono diversi tipi di diagnosi: precoce, delle recidive e del tumore sintomatico

Diagnosi precoce

Fare diagnosi precoce significa individuare il tumore in fase iniziale, quando ancora non si è diffuso in altri organi (un processo noto col nome di metastasi). In genere risulta molto più semplice trattare un tumore nei suoi primi stadi: spesso si ottengono ottimi risultati in termini di cura con interventi chirurgici o farmacologici non particolarmente invasivi e, di conseguenza, migliora anche la qualità della vita della persona che si sottopone alle terapie.

La diagnosi precoce in campo oncologico può essere frutto del caso, quando, per esempio, il tumore viene individuato grazie a un esame effettuato per altri motivi e non con lo scopo specifico di cercare un cancro. Molto più spesso, però, il merito della scoperta precoce di alcuni tra i tumori più diffusi (come seno, collo dell'utero, colon) deve essere attribuito a programmi di screening appositamente studiati.

In Italia, secondo le indicazioni del ministero della Salute, il Servizio sanitario nazionale fornisce gratuitamente accertamenti per la diagnosi precoce oncologica e in particolare:

Le modalità e l'adesione delle autorità sanitarie a queste campagne di screening possono poi variare a livello regionale. Per merito di un'attenta strategia di diagnosi precoce, ogni anno in Italia vengono individuati allo stadio iniziale 3.500-4.000 nuovi casi di tumore del collo dell'utero, 35.000 di tumore del seno e 36.000 di tumore colonrettale. La maggior parte di questi tumori può essere curata con successo.

La differenza tra prevenzione primaria e diagnosi precoce

Nonostante i due termini vengano a volte confusi o utilizzati come sinonimi, dire diagnosi precoce non equivale a dire prevenzione primaria.
La diagnosi precoce permette di individuare tumori molto piccoli e non ancora diffusi agli organi vicini, ma il tumore è comunque già presente. Quando si parla di prevenzione primaria, invece, si intendono una serie di comportamenti o terapie attuati con lo scopo di evitare che il tumore si formi. Il concetto di diagnosi precoce si sovrappone in larga parte a quello di prevenzione secondaria, anche se ci sono sottili differenze, ma non deve essere confuso con quello di prevenzione primaria.
Vediamo degli esempi che ci possono aiutare a comprendere meglio il concetto.

  • Tumore del colon-retto
    Per il tumore del colon-retto la prevenzione consiste fondamentalmente nel mantenere sotto controllo il peso corporeo con l'esercizio fisico e in una dieta povera di grassi e ricca di frutta e verdura.
    La diagnosi precoce è invece rappresentata da esami specifici (ricerca di sangue occulto nelle feci, colonscopia eccetera) dopo i 40 anni o anche prima in presenza di una storia familiare di cancro colon rettale, in particolare se nella famiglia d'origine si sono manifestate alcune malattie che predispongono alla formazione di tumori intestinali, come per esempio le poliposi adenomatose ereditarie.
    Nelle poliposi adenomatose ereditarie (FAP) si formano centinaia o migliaia di polipi, diffusi in tutto il colon. Essi interessano prima il retto-sigma e poi le altre sezioni del colon, verso il cieco. Si tratta di una condizione precancerosa che, se non trattata adeguatamente, può portare allo sviluppo di carcinoma del colon-retto praticamente in tutti i casi. In alcuni pazienti il medico può addirittura decidere di procedere preventivamente con l'asportazione del tratto di colon interessato. Chi viene colpito dalla FAP ha il 50 per cento di probabilità di trasmettere la malattia ai propri figli. I polipi non sono presenti sin dalla nascita, ma si manifestano nell'adolescenza avanzata.
    Per individuare precocemente persone affette da questa malattia bisogna cercare alcuni indizi non necessariamente nel colon, bensì in altre parti del corpo a cui normalmente non si penserebbe: sulla membrana del fondo oculare, sulla retina o nelle ossa del massiccio facciale. In tali sedi, infatti, si possono evidenziare delle lesioni apparentemente innocue ma che in realtà la letteratura medica considera come segnali della malattia: macchie retiniche, evidenziabili nel 60-70 per cento dei pazienti, che possono essere diagnosticate anche da un oculista, e tumori ossei benigni.
  • Tumore del collo dell'utero
    Per il tumore del collo dell'utero gli strumenti di prevenzione sono una attenta igiene sessuale e la cura di eventuali lesioni precancerose individuate con esami specifici. La diagnosi precoce si effettua mediante Pap test (eseguito con cadenze costanti a partire dall'inizio dell'attività sessuale e comunque dopo i 25 anni), vaccino contro l'HPV per le giovanissime, colposcopia.

I limiti della diagnosi precoce

La diffusione degli screening per la diagnosi precoce ha permesso di migliorare notevolmente la sopravvivenza e di ridurre la mortalità per diversi tipi di cancro soprattutto il tumore del seno, del colon-retto e del collo dell'utero. Purtroppo però questi risultati positivi non valgono per tutti i tumori.

In alcuni casi ci si trova in presenza di un tumore che cresce e si diffonde con una rapidità tale che individuarlo nelle sue fasi più precoci non porta alcun vantaggio in termini di riduzione della mortalità per il paziente. È quanto accade, per esempio, in alcune forme di tumore polmonare a rapida metastatizzazione: individuarli precocemente non incide sulla mortalità.

In altri casi invece, come per esempio nei carcinomi prostatici, il tumore si sviluppa molto lentamente. Ecco perché le linee guida in materia sono contrarie all'idea di sottoporre gli uomini sopra i 50 anni alla misurazione dei livelli di PSA (antigene prostatico specifico) anche in assenza di sintomi. Diversi studi hanno infatti dimostrato che spesso l'aumento del PSA identifica forme tumorali benigne o a crescita talmente lenta che non si sarebbero mai manifestate nella vita del paziente. Altri esperti sono comunque favorevoli allo screening di popolazione poiché la diagnosi precoce, anche di un tumore a crescita lenta, renderebbe possibili interventi più precisi e mirati.

Sopravvivenza e mortalità

Quando si parla dell'efficacia della diagnosi precoce si fa spesso confusione tra aumento della sopravvivenza e riduzione della mortalità. Di certo la diagnosi precoce ha permesso di individuare un numero maggiore di tumori e di ridurre in genere l'età nella quale il tumore viene diagnosticato, ma spesso i nuovi tumori diagnosticati sono quelli poco aggressivi che non avrebbero dato comunque grossi problemi ad esempio ad un paziente anziano. Viene anticipata la diagnosi, ma la storia del tumore e il suo effetto sul paziente non cambiano molto. Aumenta il numero di anni di vita dopo la diagnosi precoce di cancro (e questo è un aumento della sopravvivenza), ma non si vive più a lungo in termini assoluti (la mortalità rimane la stessa).

In sintesi, diagnosticare la malattia ai primi stadi è fondamentale in alcuni tipi di tumore, ma non porta grossi vantaggi in caso di tumori a rapida crescita, che danno metastasi già nelle fasi iniziali, o quelli a crescita lentissima, che in alcune categorie come gli anziani non fanno in tempo a essere realmente pericolosi.

La diagnosi precoce delle recidive

Al termine dei cicli di trattamento prescritti dal medico dopo l'individuazione del tumore è importante continuare a sottoporsi a periodici esami di controllo. Questi esami costituiscono infatti lo strumento più importante per una diagnosi precoce nel caso di eventuali recidive, cioè nel caso il tumore si ripresenti.

Per molti tumori uno dei controlli più utilizzati è la valutazione dei livelli di particolari marcatori tumorali, sostanze prodotte dal tumore e presenti nel sangue. Per esempio, una paziente che ha affrontato in precedenza un trattamento per tumore ovarico si dovrà sottoporre a prelievi di sangue per il dosaggio di un marcatore chiamato CA125; nel caso, invece, di un uomo con un precedente carcinoma della prostata si andrà a valutare il livello di PSA. I controlli, semplici prelievi di sangue, devono essere effettuati a intervalli di tempo abbastanza ravvicinati nel periodo immediatamente successivo al trattamento del tumore primario, per diventare poi sempre meno frequenti con gli anni in caso non si verifichino variazioni significative.

Se invece i livelli dei marcatori aumentano, sarà il medico a suggerire l'intervento più adatto. Oltre alla valutazione dei livelli dei marcatori tumorali esistono altri esami utili per diagnosticare in modo precoce le recidive: ogni tumore ne prevede alcuni specifici, dalla TC alla radiografa, dalla colonscopia all'ecografia, eccetera. Per questo invitiamo il lettore a consultare la scheda relativa al tumore di suo interesse nella sezione Guida Tumori di questo sito.

La diagnosi del tumore sintomatico

Quando un tumore dà segno di sé, perché dà sintomi, la diagnosi non può più definirsi precoce. Gli esami utilizzati per individuarne la presenza, la gravità e le caratteristiche istologiche e genetiche variano moltissimo in base alla sede o al tessuto coinvolto. Per sapere meglio quali sono gli esami diagnostici consigliati per ciascun tipo di tumore e il loro significato si rimanda alle schede sulle singole patologie tumorali presenti in questo stesso sito.

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Ultimo aggiornamento domenica 1 agosto 2010.

Autore: Agenzia Zoe

Articolo conforme ai principi HONCode

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