Il cancro è sempre più curabile

Nella lotta contro il cancro si cominciano a raccogliere i primi frutti: le campagne di prevenzione e l'introduzione di nuove cure più efficaci stanno spuntando le armi ai tumori, riducendone la mortalità.

cancro-curabile

Introduzione

L'incidenza dei tumori, cioè il numero di persone a cui ogni anno viene diagnosticato il cancro nella popolazione italiana (e così in tutti i Paesi più sviluppati) va purtroppo aumentando in valore assoluto.

Questo perché uno dei fattori di rischio più importanti per la maggior parte dei tumori è l'età: aumentando la quota di anziani nella popolazione generale, aumenta anche il numero di persone più a rischio per la malattia. Tenendo conto di questa variabile, però, la frequenza dei nuovi casi di cancro appare stabile, grazie a una diminuzione dei tassi età specifici. Talvolta poi l'aumento del numero di nuovi tumori è apparente, e dipende solo dalla disponibilità di strumenti diagnostici più sofisticati, che permettono di individuare forme neoplastiche così precoci da poter essere curate bene e talvolta anche guarire completamente. Il loro numero fa crescere quindi i tassi di incidenza ma permette di diminuire quelli di mortalità , perché si evita che la malattia compaia in seguito in maniera più aggressiva.

Per alcuni tumori importanti, come quello dei polmoni, il calo di mortalità registrato tra gli uomini dipende invece proprio dalla riduzione della frequenza con cui compare la malattia, attribuita dagli esperti al fatto che gli uomini fumano oggi meno di un tempo. Il contrario purtroppo si sta verificando tra le donne oggi nella mezza età.

Infine, all'aumento del numero dei casi di tumore la medicina risponde con terapie sempre più efficaci e mirate, che per alcune forme di cancro hanno aumentato notevolmente le speranze di sopravvivenza, trasformando il cancro in una malattia cronica con cui convivere, e per altre hanno cambiato radicalmente le aspettative dei malati a cui viene posta la diagnosi, aprendole alla concreta possibilità di una completa guarigione.

Più malati, meno vittime

Uno studio sostenuto da AIRC e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Annals of Oncology dimostra che non si arresta il cammino per rendere sempre più il cancro una malattia curabile.

C'è però ancora molto da fare e il quadro complessivo mostra grandi differenze da tumore a tumore e da Paese a Paese. Per alcuni tumori, come quelli del testicolo o le leucemie e i linfomi, soprattutto quello di Hogkin, il calo di mortalità è significativo e costante nel tempo, soprattutto grazie alle conquiste della medicina, che cura sempre meglio queste malattie; per altri, come il tumore del collo dell'utero, il successo è da attribuire soprattutto alla prevenzione, con una diagnosi sempre più precoce; per altri ancora, l'andamento della mortalità dipende da quanto sono diffusi i comportamenti a rischio.

È il caso, come si è detto, del tumore del polmone, che fa sempre meno vittime tra gli uomini, i quali fumano molto meno di un tempo, e colpisce invece sempre più le donne, tra le quali purtroppo si è diffusa dagli anni Settanta del secolo scorso l'abitudine alla sigaretta, una volta considerata sconveniente. Lo stesso vale per altre forme di cancro associate, oltre che al fumo, anche al consumo di alcol.

Basandosi sui dati ufficiali dell'Organizzazione mondiale della sanità e di Eurostat, ricercatori dell'Istituto Mario Negri di Milano, dell'Università di Milano e dell'Istituto di Medicina Sociale e Preventiva dell'Ospedale Universitario di Losanna in Svizzera, hanno stimato per il 2014 più di 250.000 vite salvate nell'Unione Europea dai progressi della prevenzione e dalla medicina, rispetto al picco che si è avuto nel 1988. Lo studio, finanziato anche da AIRC, si basa sulla proiezione delle tendenze rilevate fino al 2009, quindi potrebbe anche sottostimare ulteriori passi avanti ottenuti negli ultimi anni.

I tumori non sono tutti uguali (e non sono uguali per tutti)

Lo studio pubblicato sugli Annals of Oncology prevede un calo di mortalità più rilevante negli uomini (-26%) soprattutto per il fatto che l'abitudine al fumo tende a diminuire tra i rappresentanti del sesso maschile, mentre purtroppo cresce tra le donne. Si prevede quindi che il tasso di mortalità per tumore al polmone nel sesso femminile aumenti dell'8%, mentre il miglioramento del trend per tutti gli altri tipi di cancro è un po' meno marcato che tra i maschi (-20%).

L'unico tumore per cui, basandosi sui dati registrati fino al 2009, si continua a stimare un aumento della mortalità in entrambi i sessi è quello del pancreas. Anche nei confronti di questa forma di cancro difficile da curare la ricerca sostenuta da AIRC sta però aprendo nuove prospettive: un gruppo di ricercatori italiani guidati da Luigi Xodo dell'Università di Udine, insieme con colleghi danesi, ha per esempio scoperto come frenare l'espressione di K-RAS, un gene importante per lo sviluppo della malattia, sfrattando una breve sequenza genetica detta oligonucleotide decoy 2998. La sua efficacia è stata già verificata in laboratorio, ma si sta già provando a potenziarla con specifici vettori di trasporto, in grado di indirizzarla e introdurla con maggiore efficienza nel tessuto tumorale. Sebbene sia ancora necessario molto lavoro prima di arrivare a una terapia sui pazienti, questi risultati, pubblicati sulla rivista Nucleic Acids Research, sono molto promettenti e incoraggiano a proseguire il lavoro di ricerca.

Uno dei programmi finanziati dal 5 per mille ad AIRC, quello coordinato da Aldo Scarpa, dell'Università di Verona ha l'obiettivo di trovare marcatori che permettano di fare una diagnosi precoce della malattia e valutare nuove strategie di screening, da effettuare sulla popolazione a rischio di tumore al pancreas.

È stato più facile salvare i pazienti da infarto e ictus

Il Rapporto alla nazione sullo stato del cancro, che dal 1998 ogni anno fa da bollettino dell'andamento della malattia negli Stati Uniti, conferma che nel periodo che va dal 2001 al 2010, ogni anno in quel Paese la medicina è riuscita a salvare dai tumori più comuni (polmone, colon, seno e prostata) l'1,5% di malati in più rispetto al precedente. Il dato è quindi senz'altro positivo, ma meno eclatante rispetto al drastico calo di mortalità riportato prima nel campo delle malattie infettive, con l'introduzione di vaccini e antibiotici, e poi in quello delle malattie cardiovascolari, infarti e ictus. La lotta contro i tumori si è rivelata più difficile: dall'inizio degli anni Settanta la mortalità per malattie di cuore è scesa del 60-70%, mentre quella causata dai tumori nel loro insieme si è ridotta solo del 15-20%. Un grafico dei Centers for Disease Control statunitensi mostra che oltreoceano si è già effettuato il sorpasso, e il cancro è diventato la prima causa di morte, più comune di infarto, ictus e altre malattie del cuore e dei vasi.

Ma non è detto che lo stesso si debba verificare anche in Italia. Sebbene in alcune zone industrializzate, come quelle a nord di Milano, questa inversione di tendenza possa già essere registrata, a livello nazionale siamo lontani e non è detto che con il tempo si verifichi lo stesso fenomeno, considerando da un lato le diverse abitudini della popolazione italiana e dall'altro l'impatto delle campagne di prevenzione e di cure sempre più precoci ed efficaci.

Secondo i dati dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) nel 2010 (ultimo anno al momento disponibile) in Italia i tumori sono la seconda causa di morte (30% di tutti i decessi), a una distanza significativa dalle malattie cardio-circolatorie responsabili del 38%. Distinguendo tra uomini e donne, però, va detto che nel sesso maschile il peso dei tumori è maggiore, ed è già leggermente superiore a quello provocato dalle malattie di cuore e vasi.

I dati italiani

Per quanto riguarda l'Italia, le stime calcolate da AIRTUM sulla base dei dati raccolti nei Registri tumori distribuiti su gran parte del territorio italiano, hanno previsto per il 2013 circa 173.000 decessi per cancro, di cui 98.000 fra gli uomini e 75.000 fra le donne, 2.000 in meno rispetto al dato dell'anno precedente.

Altrettanto positive sono le tendenze registrate in termini di sopravvivenza a 5 anni, un indicatore ampiamente entrato nell'uso comune per valutare l'efficacia dei sistemi di prevenzione e cura. Considerando tutti i tumori, esclusi quelli della pelle diversi dal melanoma (che in genere si possono estirpare completamente con l'intervento chirurgico), la sopravvivenza relativa media a 5 anni dalla diagnosi in Italia dall'inizio degli anni Novanta e il periodo compreso tra il 2005 e il 2007 è aumentata del 18% per gli uomini e del 10% tra le donne (dati AIRTUM). Negli ultimi anni tuttavia si sono ottenuti ulteriori miglioramenti, anche grazie a una diagnosi più precoce e alla disponibilità di nuove cure.

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Ultimo aggiornamento lunedì 1 settembre 2014.

Autore: Roberta Villa

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