Cancro: la cura

Oggi i medici hanno a disposizione diversi strumenti per curare il cancro. Grazie al lavoro instancabile dei ricercatori, si studiano ogni giorno nuove terapie migliori di quelle attuali.

Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2018

Tempo di lettura: 8 minuti

I tumori si manifestano in fasi distinte:

  • la malattia iniziale, o localizzata, in cui è presente solo un unico tumore in un'unica sede;
  • la fase delle recidive, eventuale e successiva alla chirurgia, in cui la malattia si ripresenta, ma sempre e solamente nella sede in cui è comparsa per la prima volta;
  • la forma disseminata, in cui le cellule maligne sono uscite dall'organo di origine per colonizzare altri organi anche a distanza (metastasi).

I tumori del sangue sono per loro natura diffusi fin dall'inizio, ma si distinguono anch'essi nelle fasi iniziale, di malattia minima residua e di recidiva.

Ogni tumore richiede un approccio diverso e, spesso, anche tempi di cura diversi. In generale più una diagnosi è precoce più la cura può essere tempestiva ed efficace. Ci sono però eccezioni. Alcuni tumori, come quello del testicolo, rispondono bene alle chemioterapie e possono guarire completamente anche quando hanno già dato luogo a metastasi. Altri tumori, invece, come alcuni tumori cerebrali, sono difficilmente curabili anche quando sono iniziali e localizzati.

Si considera generalmente guarita una persona che non manifesti più segni o sintomi di malattia dopo 5 anni dal termine delle cure. In alcuni casi, come alcune forme di tumore polmonare o della prostata, si preferisce aspettare 10 anni prima di sciogliere la prognosi. Questo non significa che la persona sia sottoposta continuamente a cure, anzi: spesso queste si concentrano nei primi mesi dopo la diagnosi e, in seguito, si procede solo con controlli periodici per verificare l’eventuale presenza di cellule tumorali residue o la ripresa di malattia.

Gli strumenti a disposizione

Per combattere il cancro la medicina ha a disposizione diversi strumenti.

La cosiddetta sorveglianza attiva è riservata alle forme tumorali a lentissimo accrescimento, come alcuni tumori prostatici: si tiene solo la malattia sotto stretta osservazione con esami ripetuti, senza intervenire. Solo se il medico nota una improvvisa accelerazione della malattia allora si passa a vere e proprie cure.

La chirurgia è l'opzione principale nella maggior parte dei tumori solidi. Talvolta, per facilitare il lavoro del bisturi, si tenta di ridurre la dimensione del tumore con una chemioterapia o una radioterapia pre-operatoria.

La radioterapia utilizza raggi X per distruggere le cellule cancerose. In genere viene concentrata il più possibile nell'area colpita dalla malattia per evitare di danneggiare le cellule sane. Può essere usata prima della chirurgia per ridurre la dimensione di un tumore solido o, talvolta, come unica terapia, se il tumore è molto sensibile all'effetto delle radiazioni. Negli ultimi anni si è diffuso per alcuni tumori in particolari circostanze anche l'uso della radioterapia intraoperatoria, che durante l'intervento permette di concentrare una maggior dose di radiazioni proprio nella zona in cui il tumore si era sviluppato, riducendo il rischio di recidive.

In altri casi è possibile collocare una sorgente permanente di radiazioni all'interno o vicino alla zona da trattare. Si parla allora di brachiterapia (derivante dal greco brachýs, lento), o di radioterapia interna. La brachiterapia può essere utilizzata da sola o in combinazione con altre forme di trattamento.

La chemioterapia utilizza farmaci citotossici, ovvero tossici per le cellule, in quanto bloccano la divisione delle cellule in rapida replicazione, senza distinguere tra cellule sane e cellule malate. Per questo le chemioterapie hanno effetti collaterali su tutti i tessuti a rapido ricambio, come le mucose, i capelli e il sangue.

La terapia ormonale altera l'equilibrio di determinati ormoni nell'organismo. Si utilizza soprattutto per tenere a bada i cosiddetti tumori ormono-sensibili, come quello della mammella e della prostata, in cui tali sostanze stimolano la divisione cellulare.

I farmaci biologici o a bersaglio molecolare sono sostanze in grado di "riconoscere" la cellula tumorale e promuoverne la distruzione da parte del sistema immunitario. Possono essere anticorpi in grado di indirizzare un farmaco all'interno della cellula malata, provocandone la distruzione. Altri farmaci biologici sono i cosiddetti inibitori delle kinasi, che interferiscono con messaggeri chimici utilizzate dalle cellule per crescere e riprodursi.

L'immunoterapia consiste in farmaci capaci di stimolare il sistema immunitario contro le cellule tumorali.

Recidive e metastasi

In alcuni casi il tumore può tornare anche dopo uno o più cicli di trattamento. La recidiva si manifesta nello stesso sito in cui si è presentata la malattia la prima volta ed è dovuta alla permanenza in forma quiescente (ovvero di “riposo”) di alcune cellule maligne che hanno resistito alla chirurgia e ai trattamenti radio- e chemioterapici. Quando la malattia si ripresenta invece in un altro punto del corpo si tratta di metastasi o tumori secondari. Ciò accade perché alcune cellule cancerose si sono diffuse nell'organismo.

Perché una nuova cura di cui parlano i giornali non è immediatamente applicabile?

I media sono sempre alla ricerca di notizie sulla cura del cancro, dal momento che si tratta di una malattia che colpisce moltissime persone. Talvolta i pazienti si presentano speranzosi con un ritaglio di giornale dal proprio medico, che non risponde alla sollecitazione con altrettanto ottimismo. La ragione è semplice: i giornali e le televisioni riportano dati che spesso si riferiscono a fasi molto iniziali della ricerca di una nuova terapia. Ciò significa che le prove di efficacia sono promettenti ma non ancora sufficienti a offrire la terapia a tutti i pazienti.

Non solo: spesso i media non riferiscono con esattezza la differenza di beneficio tra la nuova cura e quelle già disponibili o l'entità e la gravità degli effetti collaterali. Per evitare che i pazienti vengano sottoposti a terapie inappropriate, le società scientifiche internazionali e nazionali redigono documenti, chiamati “linee guida”, che danno indicazioni sui protocolli di cura scientificamente più adeguati. Per redigere le linee guida un gruppo di esperti si riunisce ed esamina le prove a favore e contro i diversi tipi di trattamento e stabilisce una sorta di protocollo di comportamento al quale i medici dovrebbero attenersi per curare quella determinata malattia. In tal modo si favorisce la diffusione di terapie con provata efficacia e un buon rapporto tra rischi e benefici, nonché una certa uniformità nel modo con cui i pazienti colpiti da un tumore con caratteristiche comuni dovrebbero essere curati nei diversi centri ospedalieri.

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Come valutare i rischi e i benefici di un trattamento

Può accadere che un paziente con cancro si senta offrire due diversi tipi di cura o due approcci differenti alla malattia. Come si può scegliere? Il primo passo è chiarire, con il proprio medico, lo scopo del trattamento:

  • una cura è un trattamento che intende eliminare completamente la malattia e prevenirne il ritorno.
  • un trattamento di controllo è una terapia che permette di tenere a bada la malattia non potendo eliminarla del tutto. Il suo scopo è aumentare la sopravvivenza del malato.
  • una terapia palliativa ha lo scopo di ridurre i sintomi della malattia e il dolore. Non è detto che la terapia palliativa sia limitata alla fase terminale del cancro, anzi: oggi si tende a iniziare la terapia palliativa o del dolore nelle fasi precoci per aiutare il paziente ad affrontare con maggiori forze e serenità eventuali disturbi.

Dopo aver chiarito lo scopo del trattamento proposto, è bene chiedere al medico quanto a lungo durano, in genere, i suoi benefici. La risposta non sempre è possibile e non sempre è precisa, perché può dipendere da caratteristiche individuali del paziente, ma talvolta è possibile ipotizzare un quadro verosimile.

Nello scegliere la cura più adatta tra molte è utile non aver paura di parlare di numeri: la riuscita di una terapia è misurabile, almeno su un ampio gruppo di pazienti, quindi la sua efficacia può spesso essere espressa in forma di percentuale di riuscita (percentuale di pazienti guariti, ma anche di malati che non sentono più il dolore o di pazienti che manifestano un certo effetto collaterale).

In sintesi, per scegliere tra due trattamenti è necessario conoscere:

  • i benefici offerti dai diversi approcci e le percentuali di successo;
  • i rischi che la cura può comportare (complicanze, effetti collaterali);
  • quanto è gestibile la cura: per esempio, alcuni pazienti possono preferire una terapia che preveda un unico ricovero, altri scegliere invece di essere seguiti con maggiore assiduità.

Come valutare gli effetti collaterali

È importante che un paziente, nel momento in cui si affida a un medico per una terapia antitumorale, abbia chiari quali possano essere gli effetti collaterali e di quale intensità. Anche se non tutti i malati rispondono nello stesso modo agli stessi farmaci, è possibile conoscere in anticipo quali sono gli effetti più fastidiosi, quanto sono invalidanti, quanto a lungo possono durare e con quale frequenza si presentano. Ciò consentirà al paziente di programmare meglio la propria vita durante il periodo della cura.

Affidarsi alla scienza

I malati di cancro sono spesso molto preoccupati e disposti ad affidarsi a chiunque prometta una soluzione semplice e definitiva per la loro malattia. Purtroppo, però, la ricerca scientifica non ha ancora trovato una cura definitiva per tutti i tumori. Questa realtà costituisce un terreno fertile per la pubblicità ingannevole: ad aprile 2017 la Food and Drug Administration (FDA, l'ente che negli USA controlla la commercializzazione dei farmaci) ha diffidato ben 14 diverse industrie che pubblicizzano numerosi prodotti come "cure" anticancro. Si tratta di sostanze per le quali mancano del tutto prove scientifiche di efficacia: quando non sono direttamente pericolose, lo sono indirettamente perché distolgono il malato dalle terapie di provata utilità.

Per evitare questa grave evenienza, la FDA ha stilato una lista di "campanelli d'allarme". È quindi utile diffidare di prodotti sulle cui etichette è scritto che:

  • curano tutte le forme di cancro;
  • uccidono tutte le cellule tumorali ed eliminano tutti i tumori;
  • riducono le dimensioni dei tumori maligni;
  • uccidono selettivamente le cellule tumorali;
  • sono più efficaci della chemioterapia;
  • attaccano le cellule tumorali, lasciando intatte le cellule sane;
  • guariscono definitivamente il cancro,

Inoltre, se i prodotti dichiarano di curare il cancro o altri tipi di malattie, ci sono frasi che possono farti capire che sono mendaci:

  • prodotti pubblicizzati con dichiarazioni come "cura veloce" e "cura efficace" contro un'ampia varietà di malattie o tipi di cancro;
  • sostanze di cui si suggerisce l'efficacia contro malattie gravi o incurabili;
  • prodotti accompagnati da slogan come "grande scoperta scientifica", "cura miracolosa", "ingrediente segreto" e “antico rimedio";
  • sostanze reclamizzate con termini altisonanti come "termogenesi" od "omeostasi";
  • prodotti di cui si annuncia l'innocuità in quanto "naturali" (non tutto ciò che è naturale è innocuo: la maggior parte dei veleni è derivata da piante o animali);
  • siti o riviste che accompagnano la vendita della cura con testimonianze non documentate e non controllabili di pazienti che si dichiarano guariti;
  • sostanze di cui si consiglia l'acquisto perché "in esaurimento" oppure di cui si promette l'assenza di rischi o il rimborso in caso di inefficacia, come se le cure del cancro potessero essere commercializzate senza la prescrizione di un medico e al di fuori di un ospedale accreditato.

Le informazioni di questa pagina non sostituiscono il parere del medico.

  • Autori:

    Agenzia Zadig