La laringe è un organo dell’apparato respiratorio
lungo circa 12 centimetri, collegato verso l’alto con l’orofaringe,
lateralmente con l’ipofaringe ed in basso con la trachea. Ha una
struttura cartilaginea ed è rivestita al suo interno
da una mucosa. La parte superiore della laringe è chiusa dall’epiglottide,
una piccola cartilagine che durante la deglutizione si piega all’indietro
formando una specie di scivolo che protegge le vie aeree impedendo al
cibo di finire nella trachea. La laringe ospita le corde vocali,
organo fondamentale della fonazione.
Essa è quindi una valvola situata tra le vie aeree e digestive;
quando è aperta consente la respirazione, quando è chiusa
la fonazione e la deglutizione.
I tumori della laringe originano, nella maggior parte
dei casi, dalla mucosa (epitelio) che riveste l’interno
del canale: il più comune è il carcinoma a cellule
squamose.
La faringe è un canale cilindrico lungo circa
15 centimetri, posto tra la cavità nasale e l’esofago; esso
fa parte delle cosiddette ‘vie aereo digestive superiori’ perché da
un lato consente la progressione del bolo alimentare dalla bocca verso
l’esofago tramite il meccanismo della deglutizione, dall’altro
il passaggio verso la trachea e i polmoni dell’aria opportunamente
filtrata, umidificata e scaldata.
La faringe può essere interessata da tumori maligni in ciascuna
delle sue tre porzioni: il nasofaringe (o rinofaringe),
l’orofaringe e l’ipofaringe (dove
si separano la via alimentare e quella respiratoria). Quelli della nasofaringe
o rinofaringe sono carcinomi indifferenziati frequentemente associati al
virus EBV (Epstein-Barr virus), mentre nelle altre regioni prevale il carcinoma
a cellule squamose

Su scala mondiale, i tumori della faringe e della laringe rappresentano
il 10 per cento circa di tutte le neoplasie maligne negli uomini
e il 4 per cento nelle donne.
In Italia si contano
circa 5.000 nuovi casi l’anno di tumore
della laringe tra gli uomini e 500 tra le donne. Le più comuni
sedi di origine del carcinoma a cellule squamose (tipico
tumore maligno della
laringe) sono la corda vocale vera, l’epiglottide,
il seno piriforme e l’area post-cricoidea.
I tumori
della faringe hanno un’incidenza
analoga a quella dei carcinomi della lingua con una maggiore mortalità;
in Italia si registrano circa 4.600 nuovi casi l’anno per gli
uomini e 1.300 per le donne.
Per i tumori della laringe e della faringe i principali fattori
di rischio sono il fumo di sigaretta, il consumo
di alcol, il 90 per cento circa dei pazienti con
queste neoplasie fuma e beve, e qualunque condizione di infiammazione
cronica delle mucose della gola.
Proprio
per questo il tumore della laringe è più frequente
in Veneto e in Friuli Venezia Giulia (18 casi l’anno ogni 100
mila abitanti), rispetto a Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e
Toscana (10 casi l’anno ogni 100 mila abitanti) e al Meridione
(4,9 casi l’anno ogni 100 mila abitanti).
Cancro della laringe e della faringe
Il
95 per cento dei tumori della laringe e dell’ipofaringe
originano dalle cellule epiteliali squamose (ovvero
dalla superficie mucosa), il più delle volte per danni provocati
dal fumo e dal consumo eccessivo di alcol. Anche in questa sede l’uso
combinato di tabacco ed alcol moltiplica il rischio di sviluppare
un tumore.
Il restante 5 per cento dei tumori origina dagli altri tessuti presenti
nei vari organi del distretto (per esempio ghiandole, adenomi, tessuto
muscolare o connettivale, sarcomi, o da tessuto
linfatico, linfomi).
Cancro dell'orofaringe
L’orofaringe è la parte di faringe
in continuazione con la parte posteriore della bocca: include la base
della lingua, il palato molle, l’arco
delle tonsille e la parte posteriore della cavità della
bocca stessa.
Le forme più comuni di alterazioni dei
tessuti che ricoprono la cavità buccale sono
la leucoplachia
macchia bianca) e l’eritroplachia (macchia
rossa). Si tratta di lesioni precancerose, cioè a
potenziale rischio di trasformazione. In genere le lesioni bianche
hanno minor rischio di cancerizzazione (intorno al 5 per cento – 10
per cento) rispetto quelle rosse (fino al 70 per cento). Tuttavia
solo la biopsia, cioè il prelievo di una
parte della lesione, ci permette di valutare l’entità del
rischio (displasia lieve, media o severa) ovvero la presenza di una
lesione già neoplastica (carcinoma in situ, carcinoma microinvasivo).
Le tonsille, che fanno parte del sistema
linfatico, sono colpite dai tumori tipici di questo tipo
di tessuto (linfomi), che hanno un decorso e una
prognosi diversa, in genere più favorevole, rispetto a quella
dei tumori epiteliali.
I sintomi di un cancro alla faringe o alla laringe sono
spesso subdoli e non sempre specifici; variano a seconda di sede
ed estensione della massa tumorale. Ad esempio i tumori della base della
lingua e dell’epiglottide
danno una vaga sensazione persistente di corpo estraneo con un dolore
irradiato all’orecchio, mentre i tumori delle corde vocali
danno alterazioni della voce. Per questo i sintomi legati ai tumori
orofaringei sono frequentemente trascurati dai pazienti, con conseguente
diagnosi di neoplasia in stadi avanzati, mentre quelli delle corde
vocali sono in genere diagnosticati in fase iniziale.
L’età media
alla diagnosi di un tumore della
faringe è di 64 anni e il 95 per cento insorge
dopo i 40 anni.
I disturbi più comuni provocati dai tumori che crescono nel nasofaringe sono:
difficoltà a inspirare aria dal naso, fuoriuscita di secrezioni
e di sangue dal naso (epistassi), chiusura della tuba di Eustachio
(sensazione di orecchie tappate). Questo tipo di tumore dà spesso metastasi
ai linfonodi,
che frequentemente rappresentano il primo segno clinico di malattia.
Le neoplasie dell’orofaringe possono provocare
difficoltà e dolore alla deglutizione (disfagia e odinofagia rispettivamente).
I tumori dell’ipofaringe, più rari
dei primi due, si manifestano con disfagia talora associata ad alterazioni
del timbro di voce, difficoltà respiratorie (dispnea) soprattutto
nelle forme avanzate e dolore irradiato all’orecchio (otalgia
riflessa).
Il cancro della laringe colpisce
soprattutto le persone di età superiore ai 55 anni ed è più diffuso
nei maschi. I sintomi più frequenti di queste neoplasie sono
l’abbassamento di voce immotivato e persistente (più di
due settimane) con variazione del timbro vocale, di dolore
e difficoltà alla deglutizione, dolore persistente all’orecchio
nel deglutire oppure gonfiore (adenopatia) sul collo.
In base ai dati disponibili non è possibile stabilire
se lo screening di routine per i tumori della laringe e della faringe
sia efficace per gli individui che non presentano sintomi.
Per tutti è valido il consiglio di non fumare, di
non consumare tabacco in alcuna forma e di limitare l’alcol.
Potrebbe essere utile un esame del distretto orale e faringo-laringeo
per tutti i soggetti di età superiore a 60 anni fumatori e
bevitori.
Per la diagnosi dei tumori della faringe e della laringe in presenza di
sintomi l’esame più utile è la laringoscopia,
una procedura indolore che permette al medico di ispezionare la laringe
e le corde vocali.
Questo esame si esegue con un laringoscopio a fibre ottiche,
che è dotato di illuminazione propria e viene introdotto
in gola attraverso la cavità nasale (laringoscopio flessibile) oppure
appoggiato sulla lingua (fibroscopio rigido): essi consentono di valutare
la funzione laringea (motilità delle corde vocali) e la eventuale
presenza di ulcerazioni o masse faringee e laringee.
Come per la maggior parte dei tumori, la guarigione dipende
dalla sede ed estensione del tumore e dalle condizioni generali
di salute.
La presenza di una neoplasia a rapida crescita può ostruire
le vie aeree, impedendo al paziente di respirare, rendendo necessaria
una tracheotomia, cioè l’apertura delle vie aeree al
di sotto dell’ostacolo, in genere a livello della parte iniziale
della trachea.
Complessivamente, la sopravvivenza a
cinque anni dalla diagnosi è del
52 per cento e oscilla tra il 79 per cento nei pazienti con tumori
limitati ed il 19 per cento nei pazienti con tumori metastatici.
I tumori della faringe e della laringe possono essere curati
chirurgicamente con interventi che, nei tumori circoscritti, consentano
la conservazione delle funzioni vocale, deglutitoria e respiratoria; nelle neoplasie
più estese si rende indispensabile l’asportazione di
tutto l’organo e dei linfonodi circostanti.
In presenza di un tumore della laringe, spesso si è costretti
a eseguire la cosiddetta laringectomia (ossia l’asportazione
completa dell’organo comprese le corde vocali). Anche in assenza
di laringe e corde vocali è possibile tornare a parlare (come
i ventriloqui) grazie ad uno specifico addestramento (logoterapia)
o all’impiego di speciali apparecchi.
Radioterapia e chemioterapia un
tempo erano sono usati come adiuvanti nel post operatorio, oggi oltre
a questa indicazione si sono affermati alcuni protocolli terapeutici
cosiddetti di preservazione d’organo che si propongono di trattare
le neoplasie avanzate faringo-laringee senza ricorrere alla laringectomia
con risultati. I risultati di questi trattamenti non chirurgici sono
discreti, ma non sempre pari a quelli della chirurgia, pertanto le
scelte terapeutiche vanno valutate e concordate con oncologi medici,
radioterapisti e chirurghi esperti.