Tumore al fegato

La parola all'esperto

Tumore al fegato: la parola all'esperto

 

Vincenzo Mazzaferro, chirurgo oncologo, parla del tumore al fegato.

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Cos'è

Il fegato è il più grande organo del corpo; è situato nella parte destra dell'addome ed è diviso in due lobi, uno destro, più grande, e uno sinistro.

Il fegato è fondamentale per il mantenimento di uno stato di buona salute: rimuove le sostanze di scarto dal sangue e produce la bile e molti enzimi necessari alla digestione. È irrorato da due grossi vasi: l'arteria epatica e la vena porta. Il tumore del fegato è provocato dalla proliferazione incontrollata di cellule all'interno dell'organo.

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Tipologie

I tumori primari del fegato (cioè quelli nati nell'organo e non provocati da cellule staccatesi da altri tumori e migrate fino al fegato, le cosiddette metastasi) hanno per lo più inizio dalle cellule interne dell'organo, chiamate epatociti. In questo caso si parla di carcinoma epatocellulare o, più raramente, di epatoma; questi tumori tendono a diffondersi alle ossa e ai polmoni.

Più spesso, tuttavia, le neoplasie che colpiscono il fegato sono secondarie, cioè derivano da tumori che nascono altrove (per esempio nel colon, nella mammella o nel polmone).

I tumori del fegato possono svilupparsi anche nei bambini: in questi casi si parla di epatoblastoma.

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Evoluzione

Una volta che si è accertata la presenza di un tumore del fegato, il medico effettua la stadiazione, cioè la definizione del grado di malignità e di espansione del tumore finalizzata alla programmazione della cura (in genere utilizza il sistema TNM). Nel caso del tumore del fegato, questa fase è particolarmente importante per decidere se è possibile o meno procedere per via chirurgica, perché la maggior parte dei tumori epatici non può essere rimossa con il bisturi.

Il tumore del fegato è molto grave a causa del ruolo fondamentale dell'organo e dei suoi rapporti con gli altri organi addominali. La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è molto bassa e si aggira attorno al 5%, anche perché la malattia viene molto spesso scoperta quando è già estesa, non dando alcun sintomo nelle fasi inziali.

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Sintomi

Il tumore del fegato è stato anche chiamato tumore silenzioso perché, soprattutto nelle fasi iniziali, non dà alcun segno di sé. Via via che la malattia si diffonde, però, iniziano a comparire i sintomi specifici, tra i quali il dolore alla parte superiore dell'addome, che si può irradiare anche alla schiena e alle spalle, l'ingrossamento del ventre, la perdita di peso e di appetito, la nausea, il vomito, la sensazione di sazietà, la stanchezza, l'ittero (ovvero il colore giallo della pelle), la colorazione scura delle urine e la febbre.

Si tratta di sintomi poco specifici, che possono presentarsi anche in malattie del tutto diverse. In ogni caso vanno riferiti al medico, che valuterà la situazione.

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Diagnosi

Esistono diversi modi per verificare la presenza di un tumore del fegato e, in generale, la salute dell'organo. Ecco quali:

  • esame obiettivo:
    il medico tasta l'addome per verificare le dimensioni del fegato, della milza e degli organi vicini, per controllarne le dimensioni e l'eventuale presenza di masse sospette. Inoltre verifica la presenza di ascite, cioè di liquido in quantità abnorme nel ventre, e osserva il colore della pelle e del bianco degli occhi, per vedere se c'è ittero. Con l'esame obiettivo si identificano però forme tumorali in genere già avanzate, che danno origine a segni e sintomi visibili a occhio nudo.
  • esami del sangue:
    ci sono diversi parametri che suggeriscono una malattia del fegato quali, per esempio, i dosaggi delle transaminasi e della bilirubina. Il marcatore tumorale più significativo è l'alfa-fetoproteina, una proteina che si associa alla presenza di neoplasia, anche se è espressa con valori patologici in solo circa la metà dei pazienti affetti da tumore.
  • TC (tomografia computerizzata):
    è un esame radiologico effettuato da una macchina che rileva immagini da diverse sezioni dell'organo; i dati acquisiti vengono poi elaborati da un computer che ricostruisce un'immagine dettagliata del fegato, degli organi vicini e dei vasi sanguigni. Talvolta il potere dello strumento è amplificato con specifici liquidi di contrasto. La TC consente di vedere un eventuale tumore nel fegato e in tutti gli organi addominali.
  • ecografia:
    grazie all'eco degli ultrasuoni si ottiene, in modo del tutto innocuo, un'immagine del fegato e degli organi circostanti. Le masse tumorali danno un'eco diversa dai tessuti sani e possono essere identificate con facilità.
  • risonanza magnetica:
    un altro tipo di immagini è quello che si forma grazie ai campi magnetici generati da un magnete collegato a un computer. Ancora una volta, le zone colpite da un tumore danno immagini che possono essere distinte da quelle dei tessuti sani.
  • angiografia epatica:
    è un esame radiologico che richiede il ricovero e l'anestesia perché si avvale dell'amplificazione dell'immagine data da un mezzo di contrasto iniettato nell'arteria epatica; consente di visualizzare i vasi che irrorano il fegato ed eventuali tumori che vi si annidano.
  • biopsia:
    è l'esame istologico del tessuto epatico. Per lo più viene effettuato in anestesia locale ma richiede comunque un breve ricovero. Il medico inserisce un ago molto sottile nell'addome e preleva un campione di tessuto con la guida dell'immagine della TC o dell'ecografia, oppure effettua il prelievo con un ago più grande. In alternativa, il prelievo si può effettuare con una sonda che è la stessa che fornisce l'immagine dell'organo (laparoscopia) o attraverso una piccola incisione nell'addome o, ancora, durante un vero e proprio intervento chirurgico.
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Come si cura

Il tumore del fegato è complesso da curare e può essere affrontato in diversi modi e da diversi specialisti. Per questo è importante che il malato venga informato correttamente e sia parte attiva nelle decisioni che lo riguardano e che si rivolga a centri di provata esperienza e con ampia casistica.

Una vera e propria cura si ottiene solo quando la malattia è identificata nelle fasi precoci e solo se il paziente si trova in uno stato di salute abbastanza buono da poter affrontare un intervento chirurgico che è sempre impegnativo. Gli approcci non chirurgici possono comunque avere un ruolo nell'evitare che la malattia si diffonda e nel mantenere una qualità di vita accettabile.

Gli interventi terapeutici dipendono dal numero di masse tumorali presenti, dalla loro posizione, dal loro volume e dal fatto che abbiano o meno iniziato a diffondersi anche al di fuori dell'organo; inoltre lo stato di salute del paziente gioca un ruolo molto importante nelle decisioni. In generale possono essere classificati in base alla gravità del tumore:

  • tumore localizzato e operabile:
    se la massa è unica (o se sono comunque poche) e non si è diffusa, e il fegato ha ancora una buona funzionalità, si può intervenire per via chirurgica, asportando la parte del fegato (epatectomia) che contiene il o i tumori. A seconda della situazione si può arrivare a rimuovere anche un intero lobo, perché la parte restante può essere sufficiente a svolgere le normali funzioni. In casi estremi è possibile anche asportare tutto l'organo e sostituirlo con un trapianto.
  • tumore localizzato non operabile:
    il tumore, anche se è confinato, talvolta non è operabile a causa della cirrosi o di altre condizioni che compromettono la funzionalità dell'organo o la salute in generale. In questi casi, per migliorare la qualità della vita e allungarne la durata, si può comunque procedere con uno di questi approcci:
    • termoablazione:
      la massa viene neutralizzata con il calore generato da una sonda che vibra secondo le frequenze radio oppure con il laser o con le microonde.
    • iniezione percutanea di etanolo:
      l'etanolo, un alcol che uccide le cellule tumorali, viene iniettato direttamente nel fegato con la guida di una sonda endoscopica.
    • criochirurgia o utilizzo di micro-onde:
      le cellule tumorali vengono distrutte con il freddo generato da una sonda di metallo inserita con una sonda da endoscopia. Tali procedure sono ancora in fase di sviluppo.
    • infusione di chemioterapici nell'arteria epatica:
      i farmaci antitumorali vengono fatti arrivare direttamente nel fegato con l'ausilio di un catetere; in questo modo si limitano molto gli effetti collaterali della chemioterapia e si possono usare dosaggi più alti. Talvolta viene inserita sotto la cute una micropompa, che regola la cessione continua dei farmaci.
    • chemioembolizzazione:
      si cerca di far rimanere i farmaci nel fegato il più a lungo possibile bloccando la circolazione dell'arteria epatica in modo permanente o temporaneo. A tal fine si inseriscono sferette di materiale inerte attraverso un catetere.
    • radioembolizzazione (radioterapia miniaturizzata):
      si tratta di una tecnica innovativa che utilizza microsfere radioattive iniettate attraverso un catetere direttamente nell'arteria epatica e da lì nell'area interessata al tumore. La radioattività viene rilasciata localmente, evitando di danneggiare i tessuti sani. Una tecnica analoga può essere usata per il rilascio localizzato di farmaci. Si tratta comunque di procedure ancora in fase sperimentale.
    • trapianto:
      si attua solo in presenza di una malattia non estesa secondo precisi criteri di selezione e quando c'è disponibilità di un organo.
  • tumore in stadio avanzato:
    spesso la malattia esordisce in uno stadio avanzato con una cirrosi che compromette completamente la funzione del fegato (scompensata): in questi casi si possono solo attuare terapie che controllino i sintomi più fastidiosi per il paziente (sintomatiche) per migliorarne la qualità di vita; quando la cirrosi è invece meno grave si può utilizzare il sorafenib, un farmaco che si è dimostrato efficace nel trattamento dei tumori primitivi del fegato.
  • ricadute:
    in genere le possibili ricadute si presentano entro due anni dalla scoperta del tumore primario e vengono di nuovo operate o trattate diversamente, a seconda della situazione.

Sono in corso diverse sperimentazioni con farmaci biologici e terapie target contro specifiche proteine espresse dalle cellule tumorali: i risultati migliori sono stati finora ottenuti con i carcinomi epatici metastatici, cioè provenienti da forme oncologiche nate in altri distretti corporei.

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Chi è a rischio

Non è ancora noto l'esatto meccanismo con il quale si sviluppa il tumore del fegato e restano molti punti da chiarire: per esempio, molte persone con più di un fattore di rischio non si ammalano. Alcuni elementi, tuttavia, costituiscono un indubbio fattore di rischio.
Tra questi:

  • infezioni croniche:
    rappresentano il più importante fattore di rischio; possono essere date da virus epatitici di tipo B e C, che si trasmettono attraverso il sangue o i rapporti sessuali o dalla madre al figlio durante la gravidanza. Le epatiti virali spesso non danno alcun sintomo, anche se la loro presenza è facilmente rilevabile tramite un esame del sangue. L'infezione da virus B, inoltre, si può combattere tramite un vaccino, che oggi viene fatto a tutti i neonati ed è utile a qualunque età. Se l'epatite diventa cronica può causare, anche dopo molti anni, la degenerazione tumorale degli epatociti.
  • cirrosi:
    la cirrosi è una malattia che si sviluppa quando, per qualsiasi motivo (infezioni da virus e da parassiti, abuso di alcol, malattie autoimmuni, intossicazioni da farmaci e da sostanze chimiche e altro), le cellule del fegato vengono danneggiate e sostituite con tessuto cicatriziale. Si stima che circa il cinque per cento delle persone con cirrosi sviluppi un tumore del fegato.
  • aflatossine:
    si tratta di una classe di sostanze che si sviluppa in alcuni tipi di muffa; sono considerate contaminanti di alcuni alimenti per questo la loro concentrazione viene costantemente controllata.
  • il sesso:
    gli uomini sono più soggetti ai carcinomi epatici.
  • la familiarità:
    chi ha un caso in famiglia ha un rischio maggiore rispetto alla media.
  • l'età:
    nella maggior parte dei casi il tumore insorge dopo i 60 anni.

 

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Quanto è diffuso


Viene considerato un tumore abbastanza raro
, anche se la sua incidenza varia molto a seconda delle zone geografiche.

È più diffuso in Asia, meno negli Stati Uniti e in Europa. L'incidenza europea è di 7 per 100.000 individui l'anno negli uomini e 2 per 100.000 nelle donne, pari a circa il 2% di tutti i tipi di tumore.

Circa il 7% dei pazienti con tumore epatico ha un'età superiore a 65 anni. Negli uomini, l'incidenza cresce rapidamente con l'aumentare dell'età, passando da 3 per 100.000 nel gruppo con età inferiore a 45 anni, a 32 per 100.000 nei pazienti con età compresa tra 60 e 64 anni, per finire a 62 per 100.000 nel gruppo di pazienti d'età superiore a 75 anni. Si stima che ogni anno vengano diagnosticati in Italia 8.500 tumori primari del fegato negli uomini e 4.200 nelle donne (stime Registro tumori italiano 2012).

Sono invece relativamente frequenti i tumori secondari, ovvero le metastasi, che colonizzano il fegato provenendo da altri organi. Il fegato, infatti, proprio per la sua funzione di filtro dell'organismo, riceve il sangue da quasi tutti i distretti corporei e quindi è facilmente sede di metastasi.

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Prevenzione

Non è purtroppo possibile prevenire il cancro del fegato, se non evitando i più comuni fattori di rischio che sono il consumo eccessivo di alcol e l'esposizione ai virus dell'epatite.

Una misura efficace è risultata la vaccinazione per l'epatite B, che in Italia è obbligatoria per tutti i bambini. Per quanto riguarda invece l'epatite C non sono disponibili vaccini, mentre l'epatite A, per la quale esiste un vaccino comunemente usato da chi viaggia in paesi caldi con scarsa igiene, non aumenta il rischio di ammalarsi di tumore del fegato. In caso di infezione cronica da virus dell'epatite B o C è possibile contenere la replicazione del virus con alcuni trattamenti farmacologici e ridurre quindi il rischio di uno sviluppo in senso tumorale.

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Le informazioni presenti in questa pagina non sostituiscono il parere del medico

Ultimo aggiornamento martedì 18 febbraio 2014.

Autori

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