Il fegato è il più grande organo del corpo; è situato nella parte destra dell'addome ed è diviso in due lobi,
uno destro, più grande, e uno sinistro.
Il fegato è fondamentale
per il mantenimento di uno stato di buona salute: rimuove le sostanze di scarto
dal sangue e produce la bile e molti enzimi necessari alla digestione. È
irrorato da due grossi vasi: l'arteria epatica e la vena porta. Il tumore del
fegato è provocato dalla proliferazione incontrollata di cellule all'interno
dell'organo.
Viene considerato un tumore abbastanza raro, anche se la sua incidenza varia molto a seconda delle zone geografiche.

È più diffuso in Asia, meno negli Stati Uniti e in Europa.
L'incidenza europea è di 7 per 100.000 individui
l'anno negli uomini e 2 per 100.000 nelle donne, pari a circa il 2 per cento di tutti i tipi di tumore.
Circa il 7 per cento dei pazienti con tumore epatico ha un'età superiore a 65 anni. Negli uomini, l'incidenza cresce rapidamente con l'aumentare dell'età,
passando da 3 per 100.000 nel gruppo con età inferiore a 45 anni, a 32 per 100.000 nei pazienti con età compresa tra 60 e 64 anni,
per finire a 62 per 100.000 nel gruppo di pazienti d’età superiore a 75 anni.
Sono invece relativamente frequenti i tumori secondari, ovvero le metastasi, che colonizzano il fegato provenendo da altri organi.
Non è ancora noto l'esatto meccanismo con il quale si sviluppa il tumore del fegato e restano molti punti da chiarire: per esempio, molte persone con più di un fattore di rischio non si ammalano. Alcuni elementi, tuttavia, costituiscono un indubbio fattore di rischio. Tra questi:
infezioni croniche:
rappresentano il più importante fattore di rischio; possono essere date
da virus epatitici di tipo B e C, che si trasmettono attraverso il sangue o
i rapporti sessuali o dalla madre al figlio durante la gravidanza. Le epatiti
virali spesso non danno alcun sintomo, anche se la loro presenza è facilmente
rilevabile tramite un esame del sangue. L'infezione da virus B, inoltre, si
può combattere tramite un vaccino, che oggi viene fatto a tutti i neonati
ed è utile a qualunque età. Se l'epatite diventa cronica può
causare, anche dopo molti anni, la degenerazione tumorale degli epatociti.
cirrosi:
la cirrosi è una malattia che si sviluppa quando, per qualsiasi motivo
(infezioni da virus e da parassiti, abuso di alcol, malattie autoimmuni, intossicazioni
da farmaci e da sostanze chimiche e altro), le cellule del fegato vengono danneggiate
e sostituite con tessuto cicatriziale. Si stima che circa il cinque per cento
delle persone con cirrosi sviluppi un tumore del fegato.
aflatossine:
si tratta di una classe di sostanze che si sviluppa in alcuni tipi di muffa;
sono considerate contaminanti di alcuni alimenti per questo la loro concentrazione
viene costantemente controllata.
il sesso:
gli uomini sono più soggetti ai carcinomi epatici.
la familiarità:
chi ha un caso in famiglia ha un rischio maggiore rispetto alla media.
l'età:
nella maggior parte dei casi il tumore insorge dopo i 60 anni.
I tumori primari del fegato (cioè quelli nati nell'organo e non provocati da cellule staccatesi da altri tumori e migrate fino al fegato, le cosiddette metastasi) hanno per lo più inizio dalle cellule interne dell'organo, chiamate epatociti. In questo caso si parla di carcinoma epatocellulare o, più raramente, di epatoma; questi tumori tendono a diffondersi alle ossa e ai polmoni.
Più spesso, tuttavia, le neoplasie che colpiscono il fegato sono secondarie, cioè derivano da tumori che nascono altrove (per esempio nel colon, nella mammella o nel polmone).
I tumori del fegato possono svilupparsi anche nei bambini: in questi casi si parla di epatoblastoma.
Il tumore del fegato è stato anche chiamato tumore silenzioso perché, soprattutto nelle fasi iniziali, non dà alcun segno di sè. Via via che la malattia si diffonde, però, iniziano a comparire i sintomi specifici, tra i quali il dolore alla parte superiore dell'addome, che si può irradiare anche alla schiena e alle spalle, l'ingrossamento del ventre, la perdita di peso e di appetito, la nausea, il vomito, la sensazione di sazietà, la stanchezza, l'ittero (ovvero il colore giallo della pelle), la colorazione scura delle urine e la febbre.
Si tratta di sintomi poco specifici, che possono presentarsi anche in malattie del tutto diverse. In ogni caso vanno riferiti al medico, che valuterà la situazione.
Non è purtroppo possibile prevenire il cancro del fegato, se non evitando i più comuni fattori di rischio che sono il consumo eccessivo di alcol e l'esposizione ai virus dell'epatite.
Una misura efficace è risultata la vaccinazione per l'epatite B, che in Italia è obbligatoria per tutti i bambini. Per quanto riguarda invece l'epatite C non sono disponibili vaccini, mentre l'epatite A, per la quale esiste un vaccino comunemente usato da chi viaggia in paesi caldi con scarsa igiene, non aumenta il rischio di ammalarsi di tumore del fegato. In caso di infezione cronica da virus dell'epatite B o C è possibile contenere la replicazione del virus con alcuni trattamenti farmacologici.
Esistono diversi modi per verificare la presenza di un tumore del fegato e, in generale, la salute dell'organo. Ecco quali:
esame obiettivo:
il medico tasta l'addome per verificare le dimensioni del fegato, della milza
e degli organi vicini, per controllarne le dimensioni e l'eventuale presenza
di masse sospette. Inoltre verifica la presenza di ascite, cioè di liquido
in quantità abnorme nel ventre, e osserva il colore della pelle e del
bianco degli occhi, per vedere se c'è ittero.
esami del sangue:
ci sono diversi parametri che suggeriscono una malattia del fegato quali, per esempio, i dosaggi delle transaminasi e della bilirubina. Il marcatore tumorale, una proteina che si associa alla presenza di neoplasia, più significativo è l'alfa-fetoproteina anche se è espressa con valori patologici in solo circa la metà dei pazienti affetti da tumore.
TAC (tomografia computerizzata):
è un esame radiologico effettuato da una macchina che rileva immagini
da diverse sezioni dell'organo; i dati acquisiti vengono poi elaborati da un
computer che ricostruisce un'immagine dettagliata del fegato, degli organi vicini
e dei vasi sanguigni. Talvolta il potere dello strumento è amplificato
con specifici liquidi di contrasto. La TAC consente di vedere un eventuale tumore
nel fegato e in tutti gli organi addominali.
ecografia:
grazie all'eco degli ultrasuoni si ottiene, in modo del tutto innocuo, un'immagine
del fegato e degli organi circostanti. Le masse tumorali danno un'eco diversa
dai tessuti sani e possono essere identificate con facilità.
risonanza magnetica:
un altro tipo di immagini è quello che si forma grazie ai campi magnetici
generati da un magnete collegato a un computer. Ancora una volta, le zone colpite
da un tumore danno immagini che possono essere distinte da quelle dei tessuti
sani.
angiografia epatica:
è un esame radiologico che richiede il ricovero e l'anestesia perché
si avvale dell'amplificazione dell'immagine data da un mezzo di contrasto iniettato
nell'arteria epatica; consente di visualizzare i vasi che irrorano il fegato
ed eventuali tumori che vi si annidano.
biopsia:
è l'esame istologico del tessuto epatico. Per
lo più viene effettuato in anestesia locale ma richiede comunque
un breve ricovero. Il medico inserisce un ago molto sottile nell'addome
e preleva un campione di tessuto con la guida dell'immagine della
TAC o dell'ecografia, oppure effettua il prelievo con un ago più
grande. In alternativa, il prelievo si può effettuare con una
sonda che è la stessa che fornisce l'immagine dell'organo (laparoscopia)
o attraverso una piccola incisione nell'addome o, ancora, durante
un vero e proprio intervento chirurgico.
Una volta che si è accertata la presenza di un tumore
del fegato, il medico effettua la stadiazione,
cioè la definizione del grado di malignità e di espansione del
tumore finalizzata alla programmazione della cura (in genere utilizza il sistema
TNM).
Nel caso del tumore del fegato, questa fase è particolarmente importante
per decidere se è possibile o meno procedere per via chirurgica, perché la maggior parte dei tumori epatici non può essere rimossa con
il bisturi.
Il tumore del fegato è molto grave a causa del ruolo fondamentale dell'organo e dei suoi rapporti con gli altri organi addominali. La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è molto bassa e si aggira attorno al cinque per cento, anche perché la malattia viene molto spesso scoperta quando è già estesa, non dando alcun sintomo nelle fasi inziali.
Il tumore del fegato è complesso da curare e può
essere affrontato in diversi modi e da diversi specialisti. Per questo è
importante che il malato venga informato correttamente e sia parte attiva nelle
decisioni che lo riguardano.
Una vera e propria cura si ottiene solo quando la malattia è colta nelle
fasi precoci e solo se il paziente si trova in uno stato di salute abbastanza
buono da poter affrontare un intervento chirurgico che è sempre impegnativo.
Gli altri approcci non chirurgici possono comunque avere un ruolo nell'evitare
che la malattia si diffonda e nel mantenere una qualità di vita accettabile.
Gli interventi terapeutici dipendono dal numero di masse tumorali presenti, dalla loro posizione, dal loro volume e dal fatto che abbiano o meno iniziato a diffondersi anche al di fuori dell'organo; inoltre lo stato di salute del paziente gioca un ruolo molto importante nelle decisioni. In generale possono essere classificati in base alla gravità del tumore:
tumore localizzato e operabile:
se la massa è unica (o se sono comunque poche) e non si è diffusa,
e il fegato ha ancora una buona funzionalità, si può intervenire
per via chirurgica, asportando la parte del fegato (epatectomia) che contiene
il o i tumori. A seconda della situazione si può arrivare a rimuovere
anche un intero lobo, perché la parte restante può essere sufficiente
a svolgere le normali funzioni. In casi estremi è possibile anche asportare
tutto l'organo e sostituirlo con un trapianto.
tumore localizzato non operabile:
il tumore, anche se è confinato, talvolta non è operabile a causa
della cirrosi o di altre condizioni che compromettono la funzionalità
dell'organo o la salute in generale. In questi casi, per migliorare la qualità
della vita e allungarne la durata, si può comunque procedere con uno
di questi approcci:
tumore in stadio avanzato:
spesso la malattia esordisce in uno stadio avanzato con una cirrosi che compromette completamente la funzione del fegato (scompensata): in questi casi si possono solo attuare terapie che controllino i sintomi più fastidiosi per il paziente (sintomatiche) per migliorarne la qualità di vita; quando la cirrosi è invece meno grave si può utilizzare un nuovo farmaco, il Sorafenib, che ha recentemente dimostrato un’efficacia nel trattamento dei tumori primitivi del fegato.
ricadute:
in genere le possibili ricadute si presentano entro due anni dalla scoperta
del tumore primario e vengono di nuovo operate o trattate diversamente, a seconda
della situazione.