Meno chirurgia per il tumore della vescica: quando la ricerca soddisfa i bisogni dei pazienti

Ultimo aggiornamento: 15 maggio 2026

Meno chirurgia per il tumore della vescica: quando la ricerca soddisfa i bisogni dei pazienti

Titolo originale dell'articolo: Neoadjuvant sacituzumab govitecan plus pembrolizumab, followed by adjuvant pembrolizumab, in patients with muscle-invasive bladder cancer (SURE-02): a single-arm, phase 2 study

Titolo della rivista: The Lancet Oncology

Data di pubblicazione originale: 1 aprile 2026

Sempre più pazienti con tumore alla vescica di tipo muscolo-invasivo preferiscono non sottoporsi alla cistectomia, la rimozione della vescica, ma potrebbero avere un’alternativa grazie ad alcune terapie innovative.

La terapia di riferimento per il tumore alla vescica di tipo muscolo-invasivo, che cioè si è esteso al muscolo circostante, è la cistectomia radicale, la rimozione della vescica, preceduta da cicli di chemioterapia. Tuttavia, sono sempre di più i pazienti chiedono di evitare questa operazione chirurgica che incide molto sulla qualità di vita. Nella maggior parte dei casi, infatti, comporta l’utilizzo di un sacchetto esterno per la raccolta dell’urina o un periodo prolungato di riabilitazione dopo un intervento di ricostruzione dell’organo. Per questi pazienti, evitare la cistectomia radicale potrebbe diventare un’alternativa affidabile e sicura, anche grazie ai risultati di uno studio sostenuto da AIRC e condotto da Andrea Necchi, dell’Ospedale San Raffaele e Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Insieme al suo gruppo di ricerca, Necchi ha sperimentato l’efficacia di un approccio conservativo della vescica insieme a una nuova combinazione di farmaci mirati. I risultati preliminari dello studio clinico SURE-02 sono stati pubblicati sulla rivista Lancet Oncology.

“I pazienti oggi, quando arrivano da noi in ospedale, chiedono già di essere inseriti in studio clinico o di ricevere delle terapie innovative che conoscono e sanno essere efficaci,” dice il ricercatore. È proprio a partire da questa domanda che il suo gruppo di ricerca ha deciso di condurre lo studio clinico SURE-02. I clinici hanno somministrato due farmaci mirati, l’immunoterapico pembrolizumab e l’anticorpo monoclonale sacituzumab govitecan, prima e dopo la rimozione chirurgica del tumore. Continua Necchi: “Abbiamo valutato l’entità della risposta clinica con la risonanza magnetica vescicale e l’esame istologico. Sulla base di queste informazioni, abbiamo lasciato ai pazienti la possibilità di optare verso un intervento conservativo al posto della cistectomia”. Il ricercatore si riferisce alla resezione redo-transuretrale della vescica, una pratica endoscopica e meno invasiva della cistectomia, che viene usata comunemente a fini diagnostici e di cura nei casi meno aggressivi di tumore alla vescica.

In totale, nello studio sono stati inclusi 49 pazienti con tumore alla vescica di tipo muscolo-invasivo. Dopo aver iniziato il percorso di cura con la nuova combinazione di farmaci, più della metà dei partecipanti non ha voluto procedere con la cistectomia. Un gruppo interdisciplinare di medici ha dunque valutato la loro idoneità all’approccio conservativo di resezione redo-transuretrale della vescica. Gli altri, invece, hanno seguito il percorso tradizionale con la cistectomia. “Dopo circa un anno di osservazione, la totalità dei pazienti in cui è stata risparmiata la vescica non ha manifestato metastasi o ricadute della malattia, a eccezione di alcuni piccoli eventi superficiali” riporta Necchi. Secondo i risultati, circa un partecipante su 5 ha potuto evitare la cistectomia con un’efficacia del percorso di cura simile a quello di chi si è sottoposto all’operazione di rimozione completa.

Tuttavia, Necchi sottolinea che, per i pazienti a cui viene risparmiata la rimozione della vescica, “soprattutto in un contesto nuovo come questo abbiamo bisogno di tempo per escludere che dopo un periodo più lungo si verifichino recidive di malattia o una sua progressione”. Quindi, il gruppo ha intenzione di continuare a monitorare i pazienti per qualche anno per misurare i parametri di sopravvivenza generale e il rischio di ricadute a lungo termine.

Inoltre, affinché la conservazione della vescica basata sulla risposta alla nuova combinazione terapeutica diventi una pratica comune per questi casi di tumore, bisognerà anche validare i risultati in gruppi più ampi di pazienti. In ogni caso, probabilmente la formulazione dei medicinali verrà modificata per raggiungere risultati migliori. Come conclude Necchi, i risultati di questo studio comunicano un segnale importante: “L’opzione di evitare la cistectomia è nata seguendo la volontà dei pazienti e sembra stia diventando una strada possibile grazie anche ai nuovi farmaci”.

Referenza

  • Camilla Fiz

    Scrive e svolge attività di ricerca nell’ambito della comunicazione della scienza. Proviene da una formazione in comunicazione della scienza alla SISSA di Trieste, in biotecnologie molecolari all’Università degli studi di Torino e in pianoforte al Conservatorio Giuseppe Verdi della stessa città. Oggi è PhD student in Science, Technology, Innovation and Media studies presso l’Università di Padova e collabora con diversi enti esterni. Il suo sito: https://camillafiz.wordpress.com/