Ultimo aggiornamento: 9 marzo 2026

Titolo originale dell'articolo: BACE2 tunes lipid uptake through lipid transporters shedding supporting cancer cell proliferation
Titolo della rivista: Journal of Experimental & Clinical Cancer Research
Data di pubblicazione originale: 8 gennaio 2026
I grassi e il loro metabolismo potrebbero diventare una risorsa per individuare nuove cure per il tumore al pancreas e il melanoma metastatico.
I grassi sono un importante deposito di energia per le cellule sane e possono esserlo ancora di più per quelle neoplastiche che crescono in fretta e a dismisura. Comprendere meglio come il cancro li utilizza potrebbe portare a sviluppare una nuova terapia per il tumore al pancreas e il melanoma metastatico, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research. Un gruppo di ricerca coordinato da Angela Bachi di IFOM ha infatti scoperto che l’enzima BACE2 (abbreviazione di Beta secretase 2) regola l’ingresso dei lipidi (un sinonimo, in gergo biomedico, di grassi) nelle cellule cancerose, e potrebbe divenire un possibile bersaglio terapeutico per alcuni tumori.
“Per le cellule neoplastiche, i lipidi sono una possibile fonte sia di energia sia di altre componenti cellulari utili per la loro crescita” spiega Bachi, sottolineando che però non si può generalizzare. “I tumori si comportano in modo molto diverso a seconda delle loro caratteristiche molecolari.” La medicina di precisione è nata proprio con l’idea di identificare tali caratteristiche e sviluppare trattamenti su misura per ogni tipo di tumore. Su questa linea, qualche anno fa, Bachi e il suo gruppo di ricerca hanno iniziato a studiare le differenze tra le neoplasie più e meno aggressive.
Analizzando i livelli delle proteine presenti nelle cellule, hanno visto che alcuni tumori esprimono in modo abbondante la proteina BACE2 e tendono a proliferare più in fretta rispetto agli altri. “Storicamente l’enzima BACE2 è stato associato alle malattie neurodegenerative e studiato nel contesto dell’Alzheimer. Solo di recente si è compreso il suo ruolo in relazione ai tumori.” Dopo aver ottenuto i primi risultati su modelli di laboratorio di melanoma, il gruppo ha proseguito gli esperimenti e confrontato i dati con la letteratura preesistente sul tema. Nel tempo ha osservato che l’aumento dei livelli di BACE2 riguarda anche altri tipi di neoplasie, compresa quella al pancreas. Nell’ultimo studio, il gruppo di ricerca ha dunque analizzato come funziona BACE2 e quali sono le conseguenze di una sua eccessiva attività in modelli di laboratorio di cancro al pancreas e melanoma metastatico.
“Abbiamo capito che l’enzima funziona come il guardiano di un cancello. Il suo compito è mantenere un equilibrio dei livelli di lipidi tra l’interno e l’esterno delle cellule” spiega Bachi. In condizioni normali, BACE2 è in grado di percepire la quantità di grassi nell’ambiente circostante e regolarne di conseguenza l’assorbimento da parte delle cellule. I livelli elevati di BACE 2 nelle cellule tumorali impediscono, tramite la regolazione di trasportatori di lipidi, l’accumulo eccessivo di grassi all’interno della cellula, che risulterebbe tossico per le cellule tumorali stesse.
A questo punto, le ricercatrici e i ricercatori del gruppo si sono chiesti se alterare questo meccanismo potesse avere un effetto terapeutico. Hanno quindi provato a bloccare l’enzima, sempre in modelli cellulari di laboratorio. “Abbiamo visto che inibire BACE2 porta a una specie di intossicazione del tumore” commenta Bachi. In questo modo, le cellule neoplastiche, avide di grassi, ne assumono una quantità maggiore di quella che sono in grado di metabolizzare. Di conseguenza, si trovano in una condizione di stress metabolico che ne riduce la crescita. “Il troppo stroppia anche per i tumori” commenta la ricercatrice. Peraltro, si tratta di un effetto rivolto in modo specifico alle cellule neoplastiche con un’alta espressione di BACE2, perché sfrutta la loro marcata dipendenza dai lipidi. Se questi risultati saranno confermati in modelli animali e pazienti, quindi, potrebbero portare allo sviluppo di una terapia con un’azione specifica e pochi effetti collaterali.
Al momento i risultati dello studio non possono essere trasposti ai pazienti, perché sono stati condotti soltanto su modelli di laboratorio che riproducono solo in parte le condizioni reali. “È ancora presto per definire un collegamento tra la dieta e il funzionamento di BACE2” spiega la ricercatrice. “Vorremmo continuare gli studi in questa direzione e analizzare se diversi tipi di acidi grassi, saturi o insaturi, possono modulare la sua attività.”
Il gruppo di ricerca sta continuando a studiare BACE2 per comprendere se agisce allo stesso modo anche in modelli di laboratorio più complessi e simili alle condizioni reali, come quelli tridimensionali. In contemporanea, vuole testare le possibilità di cura degli inibitori di BACE2, per esempio combinandoli con altri medicinali per aumentarne l’efficacia. Un ulteriore aspetto ancora da chiarire è se l’alimentazione possa influenzare l’attività dell’enzima e l’eventuale azione terapeutica della sua inibizione.
Camilla Fiz