Come il midollo osseo diventa “complice” del tumore

Come il midollo osseo diventa “complice” del tumore

Titolo originale dell'articolo: Transcriptional profiles and stromal changes reveal bone marrow adaptation to early breast cancer in association with deregulated circulating microRNAs

Titolo della rivista: Cancer Research

Data di pubblicazione originale: 27 novembre 2019

Il tumore della mammella, anche in fase iniziale, riesce a modulare a distanza l'espressione genica a livello del midollo osseo, generando una condizione immunitaria favorevole alla crescita del tumore stesso.

Un dialogo a distanza tra un tumore periferico e il midollo osseo può riprogrammare il midollo stesso perché promuova funzioni immunitarie favorevoli alla malattia. L’osservazione viene da uno studio su animali di laboratorio con tumore della mammella effettuato dai ricercatori del gruppo di Claudio Tripodo all'Università di Palermo, in collaborazione con Mario Paolo Colombo all'Istituto nazionale dei tumori di Milano. Il meccanismo scoperto potrebbe rivelarsi utile per lo sviluppo di nuovi strumenti per la diagnosi precoce della malattia.

Nello studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Cancer Research, i ricercatori hanno analizzato il profilo di espressione genica del midollo osseo. In particolare hanno studiato quali geni erano attivi e quali inattivi nel midollo osseo di animali di laboratorio con tumori della mammella a diversi stadi, da estremamente precoci ad avanzati. “Il midollo osseo" ricorda Tripodo "è il tessuto in cui avviene la produzione di vari tipi di cellule del sangue e del sistema immunitario.” I ricercatori si sono accorti che già in presenza di un tumore in una fase molto iniziale, e addirittura di lesioni pre-tumorali, nel midollo osseo si registra una variazione significativa dell'espressione genica. Questa alterazione si accompagna da un lato all'aumento di cellule immunitarie della cosiddetta linea mieloide, che svolgono funzioni immunosoppressive e favoriscono lo sviluppo del tumore, e dall'altro alla diminuzione di cellule linfoidi, come linfociti T e B, che invece sarebbero più efficaci nel tenere a bada la malattia. “Significa che, già in uno stadio molto precoce, il tumore influenza a proprio favore il midollo osseo, rendendolo complice del suo ulteriore sviluppo” commenta Tripodo, che con il proprio gruppo di ricerca ha condotto gli esperimenti grazie al fondamentale sostegno di Fondazione AIRC.

I ricercatori hanno anche scoperto che l'alterazione dell'espressione genica a livello del midollo osseo è mediata da un gruppo specifico di microRNA, piccole molecole di RNA con funzioni regolatorie che si ritrovano facilmente nel sangue. Ora l'obiettivo è capire se queste molecole possano essere considerate nel complesso come una sorta di firma in grado di predire la riprogrammazione del midollo, e se possano essere utilizzate quindi come marcatori di diagnosi precoce. "Sappiamo bene" conclude Tripodo "quanto sia importante diagnosticare il prima possibile un tumore per intervenire in modo efficace.”

  • Autori:

    Valentina Murelli

  • Data di pubblicazione:

    8 gennaio 2020