Nato a Oderzo (TV) nel 1980, si è laureato in scienze biologiche presso l’Università degli studi Padova e qui è nato il suo interesse per i meccanismi immunologici alla base dei tumori. Ha poi proseguito con un dottorato in oncologia e oncologia chirurgica conseguito nello stesso ateneo. Quindi, durante il periodo di post-dottorato che ha svolto tra l’università patavina e l’Istituto oncologico veneto (IOV), si è concentrato sullo sviluppo di strategie di immunoterapia. Ha quindi avviato la sua attività nell’immuno-oncologia, sostenuta anche da una borsa di studio AIRC, che gli ha consentito di lavorare su progetti dedicati alla generazione di linfociti T modificati per essere in grado di riconoscere antigeni tumorali specifici. La sua formazione è poi proseguita negli Stati Uniti, alla University of Pennsylvania. Qui, grazie a una borsa di studio AIRC per l’estero, ha approfondito lo studio di nuovi bersagli terapeutici per l’immunoterapia dei tumori, in particolare del carcinoma ovarico. Rientrato in Italia, ha continuato l’attività di ricerca all’Università degli studi di Verona, dove ha sviluppato linee di ricerca sul microambiente tumorale e sull’attivazione della risposta immunitaria contro il cancro. Dal 2019 è professore associato nella Sezione di immunologia del Dipartimento di medicina dell’ateneo veronese. Nel corso degli anni ha ottenuto importanti finanziamenti della Fondazione AIRC: nel 2018 un My First AIRC Grant, nel 2021 un Bridge Grant e, nel 2025, un Investigator Grant.

Progetti seguiti

Tumor-Hijacked Monocytes Awaken Dormant Cancer Cells and Foster Widespread Metastatization-THE EVIL CREW

Nome dell'istituzioneUniversità degli Studi di Verona
RegioneVeneto
Budget anno in corso204.000 €
Tipo di progettoIG
Annualità2025 - 2030
Descrizione

L’idea alla base del progetto parte da un presupposto fondamentale: il sistema immunitario non è solo una barriera di difesa contro il tumore, ma può essere corrotto dalle cellule neoplastiche fino a diventare un loro alleato. Al centro dello studio ci sono i monociti, le cellule immunitarie che, in presenza del cancro, possono essere alterate e assumere funzioni anomale. Così, sembrano in grado di cambiare profondamente l’ambiente che circonda la neoplasia: indeboliscono le difese immunitarie e possono persino riattivare cellule tumorali rimaste a lungo silenti, contribuendo così sia alla crescita locale sia alla formazione di metastasi. L’obiettivo del gruppo di ricerca è capire come si formano queste cellule, in che modo influenzano il comportamento della malattia e come interagiscono con le altre componenti del sistema immunitario. Per farlo utilizzeranno sistemi sperimentali avanzati e come colture cellulari tridimensionali in cui si cerca di riprodurre il tumore in laboratorio. Gli studi sulle cellule in coltura saranno affiancati da analisi molecolari ad alta risoluzione, al fine di osservare i diversi tipi cellulari nel loro contesto simile, per quanto possibile, a quanto avviene in natura. Il fine ultimo è riuscire a identificare tali tipi di cellule nei pazienti e a valutarne i possibili marcatori con cui prevedere l’evoluzione della malattia e la risposta alle terapie. I risultati dello studio potrebbero aprire la strada a nuove strategie terapeutiche: non solo colpire il tumore, ma anche “rieducare” le cellule immunitarie che ne sostengono la crescita.