Nata a Urbino nel 1969, si è trasferita a Pavia e si è laureata in biologia molecolare nell’ateneo pavese, conseguendo in seguito il dottorato presso l’Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (IGM-CNR) della stessa città. Dopo gli anni di formazione in Italia, è andata negli Stati Uniti, dove ha svolto attività di specializzazione post-dottorale prima al Fels Institute for Cancer Research di Philadelphia, in Pennsylvania, e poi al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York. Successivamente, si è trasferita a Boston, al Beth Israel Deaconess Medical Center, e ha ricoperto il ruolo di Research Associate e Instructor presso la Harvard Medical School. Dopo oltre 10 anni all’estero, è rientrata in Italia nel 2008 come ricercatrice all’Ospedale San Raffaele di Milano, dove prosegue la sua attività scientifica.

Progetti seguiti

Revealing a new mechanism of transposable elements repression in cancer and the therapeutic potential of its blockade

Nome dell'istituzioneUniversità Vita-Salute San Raffaele
RegioneLombardia
Budget anno in corso165.000 €
Tipo di progettoIG
Annualità2025 - 2030
Descrizione

Obiettivo del progetto è indagare la regolazione dei retrotrasposoni nei tumori. I retrotrasposoni sono sequenze di materiale genetico di antica origine virale, la cui espressione e attivazione sono mantenute sotto stretto controllo nelle cellule normali, al fine di limitarne il potenziale dannoso. Nel cancro questi meccanismi di controllo sono spesso compromessi, con la conseguente promozione della crescita tumorale. Recentemente è stato ipotizzato che una riattivazione mirata dei retrotrasposoni possa rendere le cellule malate più visibili al sistema immunitario, consentendo così di colpirle in modo efficace dall’interno. Il fine ultimo della ricerca è studiare un nuovo meccanismo di controllo dei retrotrasposoni nel carcinoma mammario triplo negativo (TNBC) e nel carcinoma a cellule renali a cellule chiare (ccRCC) e cosa accade quando tale sistema di repressione viene bloccato. Sarà inoltre valutata la possibilità di utilizzare farmaci già esistenti per influenzare questo meccanismo e potenziare l’efficacia delle immunoterapie, con l’obiettivo di migliorare le strategie terapeutiche contro queste neoplasie.