Giuseppe Ferrauto

Nato a Palermo nel 1984, si è laureato in biotecnologie biomediche all’Università degli studi di Palermo nel 2008 e in biotecnologie molecolari all’Università degli studi di Torino nel 2010, completando il master europeo in imaging molecolare. Sempre all’Università di Torino ha poi conseguito il dottorato in scienze farmaceutiche e biomolecolari nel 2014, sviluppando sonde innovative per risonanza magnetica nucleare, e nel 2021 una seconda laurea magistrale in chimica clinica, forense e dello sport. Ha svolto ricerche all’estero in diversi laboratori, tra cui il centro di ricerca francese Clinatec dell’INSERM/CEA a Grénoble. Nel 2016 ha ottenuto una borsa triennale AIRC per studiare il cancro della prostata. Attualmente è professore associato di chimica generale e inorganica all’Università di Torino, dove coordina un gruppo di dottorandi e borsisti. La sua ricerca è focalizzata sull’oncologia e sulle malattie neurodegenerative, con l’obiettivo di sviluppare sonde innovative e nanosistemi terapeutici. Dal 2024 è cofondatore e CTO di Klaster Biopharma, spin-off dell’Università degli studi di Torino per terapie oncologiche basate su farmaci immunoconiugati. Ha pubblicato articoli scientifici, libri e brevetti e ha ricevuto premi come l’European Society for Molecular Imaging Award nel 2014 e il GIDRM Young Investigator Award nel 2017.

Progetti seguiti

Cellular Water cycling: A Biomarker of tumor metabolism in Breast Cancer Phenotyping and Therapeutic Monitoring Using MR

Nome dell'istituzioneUniversità degli Studi di Torino
RegionePiemonte
Budget anno in corso176.000 €
Tipo di progettoIG
Annualità2025 - 2030
Descrizione

Il progetto mira a sviluppare una piattaforma non invasiva basata su tecniche CEST-MRI per misurare il movimento dell’acqua attraverso le membrane delle cellule tumorali, un indicatore funzionale del metabolismo del cancro. Il traffico d’acqua, regolato da canali come le acquaporine, influisce infatti sul volume cellulare, la proliferazione e l’adattamento metabolico, e varia in base all’aggressività del carcinoma mammario, in particolare di quello triplo negativo. Con il progetto si punta a correlare la dinamica dell’acqua con i fenotipi tumorali, distinguendo forme più o meno aggressive, a monitorare la risposta alle terapie e a trasferire la tecnologia in ambito clinico. La strategia prevede lo sviluppo della tecnica GadoCEST, la validazione in sistemi sperimentali preclinici e nei pazienti, l’analisi del ruolo di acquaporine e trasportatori e il monitoraggio dei cambiamenti durante i trattamenti farmacologici. Si prevede di ottenere mappe ad alta risoluzione della permeabilità all’acqua, identificare biomarcatori non invasivi di aggressività e risposta terapeutica e fornire strumenti per interventi più precisi e mirati. L’approccio sviluppato potrebbe ridurre la necessità di biopsie, migliorare la diagnosi precoce, il monitoraggio delle terapie e aprire a nuove opportunità per strategie terapeutiche mirate sul metabolismo tumorale.