Cristina Limatola

Nata a Roma nel 1965, si è laureata in scienze biologiche all’Università degli studi di Roma Tor Vergata nel 1989. Presso lo stesso ateneo ha conseguito il dottorato in biotecnologie, trascorrendo anche un anno in Olanda, all’Istituto Antoni van Leeuwenhoek di Amsterdam. Tornata a Roma nel 1993, ha proseguito la ricerca all’Istituto Regina Elena e successivamente all’Università degli studi di Roma “La Sapienza”, dove dal 2007 è docente di fisiologia umana nei corsi di laurea in medicina e chirurgia. Dirige un laboratorio focalizzato sulla neurofisiologia cellulare e molecolare del sistema nervoso centrale, studiando sia condizioni fisiologiche sia patologie come i tumori cerebrali, con l’obiettivo di comprendere i meccanismi cellulari e molecolari che ne regolano la crescita e i segnali di comunicazione.

Progetti seguiti

Gut-brain axis signaling to disconnect the brain tumor network

Nome dell'istituzioneUniversità degli Studi di Roma "La Sapienza"
RegioneLazio
Budget anno in corso134.000 €
Tipo di progettoIG
Annualità2025 - 2030
Descrizione

Obiettivo del progetto è comprendere come il microbiota intestinale (e i suoi metaboliti) e le cellule nervose e gliali influenzano la connessione tra le cellule tumorali di glioblastoma, un tumore cerebrale ancora difficile da curare. Gli esperimenti saranno effettuati in cellule tumorali in coltura murine e umane di glioma, anche derivate da pazienti, e in topi di laboratorio. Tecniche innovative come la microscopia a due fotoni e confocale e analisi metabolomiche e metagenomiche permetteranno di osservare la formazione e il funzionamento dei microtubi tumorali, strutture di comunicazione che collegano direttamente le cellule neoplastiche tra loro o con il microambiente circostante. Sarà inoltre sperimentata la capacità di modificatori del microbiota, come acidi grassi a catena corta e altri metaboliti, di disconnettere le reti tumorali e ridurre la crescita del glioblastoma. Gli studi includeranno anche l’analisi dell’interazione tra cellule cancerose e il microambiente cerebrale, con particolare attenzione alle cellule immunitarie infiltranti come la microglia e i macrofagi. I risultati attesi includono il chiarimento dei meccanismi molecolari con cui il microbiota intestinale influenza la rete tumorale del glioblastoma, l’identificazione di strategie per disconnettere le cellule malate da tali influenze e il potenziamento dell’efficacia delle terapie esistenti. In sintesi, questo approccio potrebbe aprire nuove prospettive per trattamenti coadiuvanti contro uno dei tumori cerebrali più difficili da curare.