Concetta Quintarelli

Nata ad Avellino nel 1977, si è laureata in biotecnologie mediche all’Università degli studi di Napoli “Federico II”. Nel 2005 ha conseguito nello stesso ateneo il dottorato di ricerca in biotecnologie mediche. Subito dopo ha svolto un periodo di formazione negli Stati Uniti, presso il Baylor College of Medicine di Houston in Texas, dove si è specializzata in terapia genica e immunoterapia antitumorale. Nel 2004 è rientrata in Italia, alla “Federico II”, come ricercatrice universitaria, per poi trasferirsi all’Ospedale Bambino Gesù di Roma, dove ha contribuito allo sviluppo di programmi di ricerca finalizzati alla realizzazione di terapie innovative contro le neoplasie ematologiche. In particolare, si occupa di immunoterapia e terapia genica, con l’obiettivo di contribuire a realizzare cure antitumorali sempre più efficaci e accessibili. La collaborazione con Franco Locatelli, Direttore del Dipartimento di onco-ematologia e terapia cellulare e genica dell’Ospedale romano, ha rappresentato un passaggio chiave per la realizzazione di uno dei primi trattamenti di terapia genica in Italia in ambito ematologico pediatrico, segnando un importante avanzamento nell’applicazione clinica delle CAR-T e delle terapie cellulari.

Progetti seguiti

Armored Chimeric Antigen Receptors: Boosting Immunotherapy Efficacy in Neuroblastoma

Nome dell'istituzioneOspedale Pediatrico Bambino Gesù
RegioneLazio
Budget anno in corso234.000 €
Tipo di progettoIG
Annualità2025 - 2030
Descrizione

Obiettivo del progetto è studiare il ruolo del microambiente tumorale (TME) nella resistenza all’immunoterapia nel neuroblastoma, una delle neoplasie solide pediatriche più difficili da curare: nonostante i progressi terapeutici, la sopravvivenza nei pazienti ad alto rischio rimane inferiore al 40%, principalmente a causa di recidive e resistenze terapeutiche, spesso associate a un microambiente tumorale fortemente immunosoppressivo. In questo contesto, la terapia con cellule CAR-T dirette contro la proteina GD2 ha dimostrato un potenziale clinico significativo, inclusi risultati promettenti in studi di fase iniziale condotti presso l’Ospedale Bambino Gesù. Tuttavia, la sua efficacia è ancora limitata nei pazienti con elevato carico tumorale. Con quest’indagine si mira a superare tali limitazioni combinando la dissezione dei meccanismi di interazione tra cellule di neuroblastoma e TME con lo sviluppo di una nuova generazione di cellule ingegnerizzate chiamate GD2.CAR-T “armored”. Tali cellule dovrebbero favorire la presenza delle cellule immunitarie. Inoltre, saranno introdotti elementi di riprogrammazione metabolica per consentire alle CAR-T di essere efficaci in caso di microambiente tumorale “avverso”. Inoltre, il progetto prevede l’integrazione di strategie farmacologiche finalizzate a migliorare ulteriormente la risposta antitumorale in sistemi sperimentali preclinici caratterizzati da elevata resistenza immunitaria. L’intero approccio sarà validato in sistemi preclinici avanzati di neuroblastoma. Il fine ultimo sarà predisporre uno studio clinico di prima somministrazione in esseri umani affetti da neuroblastoma ad alto rischio con recidiva o refrattario ai farmaci, puntando a un impatto anche su altre neoplasie solide caratterizzate da resistenza alle immunoterapie.