Alessandro Gronchi

Nato a Livorno nel 1968, si è laureato con lode in medicina e chirurgia all’Università degli studi di Milano nel 1992, completando poi la specializzazione in chirurgia generale presso l’Ospedale San Raffaele di Milano. Durante la formazione specialistica ha lavorato per 2 anni come chirurgo in Uganda, presso l’Ospedale di Gulu dell’Università di Lacor, con un progetto sostenuto dal Ministero degli affari esteri. Rientrato in Italia, ha ottenuto una borsa di studio in chirurgia oncologica presso l’Istituto nazionale dei tumori di Milano nel 1998, dove dal 1999 lavora nel Dipartimento di chirurgia. La sua attività clinica è focalizzata sui sarcomi dei tessuti molli, tumori rari e complessi, mentre con la sua attività di ricerca cerca di comprendere meglio la biologia e la storia naturale di questi tipi di cancro, sviluppando strumenti prognostici sofisticati, e di studiare l’integrazione tra i vari tipi di terapie e la chirurgia, al fine di sviluppare cure più efficaci. Nel 2002 ha completato un periodo di formazione al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York. Presso l’Istituto nazionale dei tumori di Milano, dal 2001 è referente chirurgico per i sarcomi dei tessuti molli, dal 2011 è responsabile della Struttura semplice di chirurgia dei sarcomi e dal 2022 è direttore della Struttura complessa di chirurgia dei sarcomi e direttore del Dipartimento di chirurgia.

Progetti seguiti

Risk prediction in retroperitoneal sarcomas to develop next-generation biomarker-restricted clinical trials

Nome dell'istituzioneFondazione I.R.C.C.S. Istituto Nazionale dei Tumori - Milano
RegioneLombardia
Budget anno in corso141.000 €
Tipo di progettoIG
Annualità2025 - 2030
Descrizione

Il progetto mira a identificare i fattori molecolari che determinano la risposta o la resistenza ai trattamenti neoadiuvanti (radioterapia e chemioterapia) nei sarcomi retroperitoneali (RPS), con l’obiettivo di sviluppare strategie terapeutiche più precise ed efficaci. L’analisi sarà condotta su campioni raccolti negli studi clinici STRASS-1 e STRASS-2, integrando dati molecolari con marcatori di malattia residua minima nel DNA tumorale circolante. I dati ottenuti serviranno anche a migliorare uno strumento prognostico, Sarculator, aumentando la capacità di stratificare i soggetti colpiti da sarcomi rari.
Il progetto è nato dall’esigenza di superare i limiti evidenziati dagli studi STRASS, i cui risultati hanno mostrato benefici variabili dei trattamenti neoadiuvanti tra i diversi sottotipi tumorali e una comprensione ancora limitata dei meccanismi di resistenza. Si prevede di identificare i determinanti molecolari della risposta o della resistenza ai trattamenti, sviluppare strategie combinate di terapia tradizionale e farmaci mirati, e integrare i biomarcatori molecolari nei sistemi sperimentali prognostici. I risultati potranno ottimizzare l’efficacia dei trattamenti neoadiuvanti contro i sarcomi retroperitoneali, guidando studi clinici futuri basati su approcci più precisi e mirati per ciascun paziente.