Uno studio statunitense conferma l’utilità dell’analisi genetica dei singoli pazienti nei tumori che non rispondono alla terapia tradizionale
Quando un tumore non risponde alle cure più comuni, è necessario analizzare il DNA. Lo dimostra uno studio pubblicato dal Journal of Clinical Oncology e condotto da un gruppo di oncologi guidati da Daniel D. Von Hoff.
Malgrado si scoprano sempre più frequentemente nuove costellazioni di geni associati al cancro, il loro utilizzo nella pratica clinica quotidiana non è ancora molto diffuso.
Attualmente, nella maggioranza dei casi,la terapia è ancora scelta sulla base dei criteri in uso da tempo, ossia le condizioni del paziente e il tipo di organo colpito.
Se però la malattia si dimostra refrattaria, cioè insensibile ai farmaci, è possibile individuare bersagli specifici analizzando il DNA delle cellule tumorali. Von Hoff e colleghi lo hanno fatto in 86 casi di un tumore che aveva ripreso a crescere malgrado le cure. In 84 casi su 86 è stato possibile individuare un bersaglio molecolare specifico e in 66 casi disegnare una terapia selettivamente mirata contro di esso. In questi pazienti selezionati, si è osservato che la malattia è regredita in un caso su quattro (27 per cento).
“Può sembrare poco” dice Von Hoff “ma si tratta di pazienti per i quali, senza analisi genetica, non ci sarebbero state terapie alternative disponibili. Questo studio rappresenta un’ulteriore dimostrazione del fatto che, per la cura del cancro, muoversi verso una medicina sempre più personalizzata, è una strategia terapeutica corretta”.
Pubblicato su: Journal of Clinical Oncology - Data pubblicazione: Ottobre 2010
Titolo originale:
Pilot Study Using Molecular Profiling of Patients' Tumors to Find Potential Targets and Select Treatments for Their Refractory Cancers.