Non sono solo le mutazioni a carico del DNA ad avviare il processo tumorale, ma anche le alterazioni dei suoi sistemi di regolazione. Una nuova area di ricerca che si rivela molto promettente

I l cancro è una malattia
causata da alterazioni del
DNA che possono essere
innate, casuali oppure insorgere
in seguito all’azione di
agenti esterni quali i cancerogeni
del fumo di sigaretta.
Però si è capito anche che
questo modello era riduttivo,
che probabilmente c’era
qualcos’altro che influiva
sulla probabilità di andare
incontro alla malattia e che,
in caso di cancro,
determinava
le sue caratteristiche
cliniche.
Una riprova? A
parità di mutazioni
del DNA,
uno stesso tumore può assumere
forme diverse e gradazioni
che possono andare
dalla malattia cronica, poco
pericolosa, al tumore che
insorge improvvisamente e in
poche settimane non lascia
scampo. Questo quid, identificato
ormai da diversi anni,
ma ancora in gran parte da
esplorare, è ciò che i ricercatori
chiamano epigenetica.
COME È REGOLATO IL DNA
Spiega Clara Nervi, del Dipartimento di Scienze e Biotecnologie Medico-Chirurgiche Facoltà di Farmacia e Medicina Università di Roma "La Sapienza", che su
questi argomenti
ha pubblicato
diversi studi e ha
condotto progetti
finanziati da
AIRC: “Per epigenetica
si intendono le
modificazioni che intervengono
non direttamente sulla
sequenza del DNA del gene
in studio (cioè sulla successione
di basi che lo compongono),
ma sulla sua struttura
(cioè sulla forma tridimesionale
che acquista nella cellula
grazie anche alla combinazione
con particolari proteine) e
che consentono al DNA stesso
di essere mantenuto intatto
nel nucleo della cellula e,
quando occorre, essere trascritto
fedelmente. Il DNA è
infatti avvolto intorno a proteine
dette istoni, e in questo
modo forma la cromatina,
una struttura che si presenta
in diversi stati di compattezza
a seconda della sua attività:
una cromatina aperta
(cioè poco compatta) è indice
di una fase di trascrizione
dei geni (cioè, il più delle
volte, di produzione di proteine),
mentre una cromatina
chiusa indica una fase silente.
Ebbene: gli stati della cromatina
e l’attività degli istoni
sono regolati a loro volta da
altre proteine prodotte
anch’esse da geni che, se alterati,
possono avere ripercussioni
negative su tutto il
sistema di replicazione cellulare,
fino alla perdita di controllo
e alla proliferazione
tumorale. L’epigenetica studia
appunto l’insieme di questi
fenomeni, che a volte
diventano patologici, e i
metodi più efficaci per intervenire
su di essi quando ve ne
sia la necessità”.
In che modo sia possibile
intervenire lo chiarisce Alessandro
Vannucchi, un altro
ricercatore del settore, finanziato
da AIRC e in forza presso
l’Università di Firenze: “Le
reazioni più frequenti nell’ambito
dell’epigenetica si
basano sull’aggiunta o il taglio di due tipi di piccoli
gruppi chimici: i metili, presenti
sugli istoni e sul DNA,
e gli acetili, presenti solo
sugli istoni. Negli anni si è
visto che in molti tumori vi
sono geni che presentano
eccessi o difetti proprio nella
metilazione o nell’acetilazione,
e si è capito che è possibile
intervenire farmacologicamente
per correggere queste
anomalie, ripristinando una
situazione di normalità”.
Qui
sta il punto forse più importante,
come sottolinea lo
stesso Vannucchi: “Ciò che
rende tutto il settore dell’epigenetica
così interessante è
proprio la possibilità di agire
su quanto è errato con farmaci,
azione impossibile a livello
di mutazioni del DNA.
Infatti, sulle mutazioni genetiche
del DNA non si può
fare molto, ma su queste anomalie
è possibile intervenire
con molecole che sono
attualmente in studio, e con
alcuni farmaci conosciuti e
usati da anni, dei quali si è
scoperto solo di recente la
funzione di regolazione dei
fenomeni epigenetici”.
GIÀ DISPONIBILI FARMACI
I tumori in cui questi processi
sono stati più studiati
sono quelli ematologici, perché
si è visto che questo tipo
di alterazioni è presente
molto spesso e che, anche
quando c’è una mutazione o
un’altra alterazione del DNA
conosciuta, spesso la malattia
assume caratteristiche proprie
in individui diversi a
seconda di quanto accade a
livello epigenetico.
Il risultato
di questa concentrazione
di energie lo si è visto nei
mesi scorsi, come dice Clara
Nervi: “La Food and Drug
Administration statunitense
ha approvato per la prima
volta due molecole che vanno
ad agire proprio sulla metilazione
del DNA, e che sono
utilizzabili in alcune forme
tumorali del sangue. Molti
altri farmaci epigenetici sono
in avanzata fase di studio: tra
questi l’acido valproico, un
antiepilettico di cui si sa
molto - si hanno a disposizione
dati di persone che ne
hanno fatto uso per decenni -
e che di recente si è scoperto
essere efficace proprio a livello
delle modificazioni epigenetiche”.
Il segnale è dunque chiaro:
il settore è promettente, e gli
investimenti nello sviluppo
clinico di farmaci vecchi e
nuovi stanno dando i primi
risultati concreti. Anche se, è
bene sottolinearlo, non si
tratta di terapie risolutive.
Aggiunge in merito Vannucchi:
“Proprio perché non
intervengono sul DNA, queste
terapie da sole non saranno
mai risolutive, ma potranno,
con ogni probabilità,
arrestare una progressione o
contribuire a far diminuire le
dosi di chemioterapici necessari”.
E non è tutto. Stanno
infatti emergendo relazioni
molto interessanti con altri
protagonisti della ricerca
degli ultimi anni, i cosiddetti
microRNA, piccoli frammenti
che intervengono anch’essi
nella regolazione dell’espressione
di altri geni. Ci sono
inoltre conferme del fatto che
l’epigenetica riguarda anche,
in maniera altrettanto importante,
i tumori solidi, come
quello della mammella, del
colon, del polmone, alcuni
tumori cerebrali e del sistema
riproduttivo.
LE MUTAZIONI SONO TRASMISSIBILI
Infine, è stato dimostrato che le mutazioni che riguardano i fenomeni epigenetici possono essere trasmesse alle cellule figlie. Ciò apre un importante capitolo sul quale si inizia solo ora a lavorare, l’importanza dello stile di vita sulla predisposizione al cancro, che ha implicazioni che vanno al di là della
pur importantissima possibilità
di cura delle singole forme di
tumore, come spiega Pier
Paolo Di Fiore, direttore scientifico
dell’IFOM di Milano,
genetista e autore di importanti
studi nel campo: “Si può dire
che ci troviamo di fronte a un
passo in avanti davvero fondamentale
nella comprensione di
tutto ciò che porta allo sviluppo
di un tumore, e a un cambiamento
epocale: si è sempre
ritenuto, infatti, che le mutazioni
acquisite durante la vita
non potessero essere ereditate
dalla progenie, ma ora si sa che
non è così.
Questo cambia
radicalmente le nostre idee
(non solo sul cancro), anche se
ancora dobbiamo comprendere
come ciò sia possibile. In
ogni caso, il mutamento di
prospettiva è tale per cui si inizia
a pensare che le mutazioni
epigenetiche e quelle del DNA
rispettino una precisa gerarchia,
e non è detto che sia il
DNA al primo posto: molti
gruppi di ricerca nel mondo
stanno cercando di capire il
peso reale dell’epigenetica.
Tenendo ben presente il vero
asso nella manica: le mutazioni
epigenetiche, che probabilmente
sono presenti in tutti i
tumori, sono farmacologicamente
reversibili. Si può intervenire
quindi efficacemente, e
questo potrebbe condurre a
risultati insperati in molte
forme tumorali”.
Dal DNA all'epigenetica
Quasi tutte le cellule umane contengono una parte più interna,
detta nucleo, che a sua volta contiene il materiale genetico
raggruppato in 46 cromosomi. Il cromosoma (rappresentato
a sinistra nell’immagine in basso) è a sua volta fatto
di una
sostanza, detta
cromatina, che
consiste di diversi
nucleosomi
(rappresentati dalle
palline raggruppate
al centro
nell’immagine in
basso).
I nucleosomi
sono composti da
DNA arrotolato
intorno ad alcune
proteine dette istoni
(vedi qui a fianco).
Più in dettaglio, è
possibile vedere gli
istoni (sotto forma di bastoncini colorati), intorno ai quali si
pone
il DNA in doppia elica.
Per produrre una proteina è necessario leggere l'informazione
contenuta in un filamento di DNA. Perché ciò sia
possibile
la cromatina deve aprirsi e la doppia elica sciogliersi, per poi
richiudersi e ricompattarsi una volta ottenuto lo ‘stampo’
dell'informazione genetica sotto forma di RNA.
Gli istoni giocano un ruolo chiave nel regolare questo meccanismo
di apertura e lettura del DNA, ma essendo anch'essi composti da
proteine vengono ovviamente prodotti sulla base di informazioni
contenute nel DNA. Tutte le modificazioni che avvengono a carico
degli istoni possono influenzare il modo con cui la cellula produce
le proteine, e di conseguenza, il modo in cui si comporta, pur
non
modificando direttamente la fonte dell'informazione, cioè il
DNA.
Ogni alterazione o cambiamento del DNA è di pertinenza della
genetica, mentre eventuali modificazioni a carico degli istoni
vengono studiate da un ramo della biologia chiamato epigenetica.
Il risultato di una mutazione epigenetica può però essere
molto
simile a quello di una modificazione genetica, poiché trasforma
il comportamento cellulare. Le alterazioni epigenetiche sono anche
all'origine di alcuni tumori.
Scomode eredità
Le ricerche sulla relazione tra ambiente e geni e sulla
possibilità che i cambiamenti epigenetici possano essere
trasmessi alla progenie aprono un importante capitolo
sull’ereditarietà delle malattie.
Non sono infatti
solo le
sequenze inscritte nel DNA, sulle quali l’individuo non ha
possibilità di intervento, a determinare il rischio di malattia
di figli e nipoti, ma anche l’ambiente in cui si vive e gli
stili
di vita che si adottano. Se si confermeranno i risultati degli
studi che identificano nelle mutazioni epigenetiche l’origine
di patologie come il cancro (ma anche di determinanti della
longevità) ogni individuo avrà una responsabilità in
più nel
condurre la propria vita in modo sano e nell’aderire ai
consigli di prevenzione.
Qualche prova scientifica in questo senso già esiste,
sebbene si tratti di un argomento ancora controverso. In
una lontana cittadina del Nord della Svezia, Overkalix,
Marcus Pembrey, docente di Genetica clinica dell’Institute
of child health di Londra (in collaborazione con il
ricercatore svedese Lars Olov Byrgen), spulciando i registri
delle nascite e dei decessi ha dimostrato che gli effetti di
un ambiente negativo si riflettono sulle generazioni future.
Gli episodi di carestia occorsi durante la vita dei nonni
influenzano infatti l’aspettativa media di vita dei nipotini,
dimostrando così che un effetto ambientale può essere
ereditato. (D.O.)