Cos'è la ricerca scientifica in oncologia

Dal laboratorio alla cura: il percorso di una scoperta non è sempre lineare. Talvolta l'idea di una nuova terapia può nascere tra le provette, ma anche dall'osservazione dei pazienti

La ricerca scientifica è una delle protagoniste della lotta quotidiana di medici e ricercatori per sconfiggere il cancro e in essa sono riposte le speranze di migliaia di pazienti.

Ma cosa si intende con questo termine?
Dare una definizione sintetica e univoca non è affatto semplice, perché la ricerca, specie quella sul cancro, è composta di diverse aree, tutte strettamente collegate tra di loro e ognuna fondamentale per raggiungere l'obiettivo finale di migliorare la terapia del tumore.

In linea generale, fare ricerca significa raccogliere informazioni, fare esperimenti e interpretarne i risultati per aumentare le conoscenze su un determinato argomento, il cancro nel caso della ricerca oncologica. Attenzione però: la ricerca scientifica non è una pratica approssimata e generica, ma un'attività che si basa su regole precise che consentono di arrivare, attraverso percorsi ben definiti, a un risultato concreto, oggettivo e riproducibile: in poche parole si basa sul metodo scientifico, lo stesso introdotto nel XVI-XVII secolo da Galileo Galilei, considerato il padre della scienza moderna.

Questioni di obiettivi

Seguendo dunque le regole del metodo scientifico, i ricercatori di tutto il mondo lavorano per trovare nuove terapie contro il cancro o addirittura per prevenirlo, ma la strada è lunga e composta da molte tappe, ognuna delle quali rappresentata da un particolare tipo di ricerca scientifica. Ne possiamo distinguere almeno cinque in base agli obiettivi dei ricercatori o al tipo di esperimenti che vengono effettuati:

Questa suddivisione non è l'unica possibile, ma rappresenta abbastanza bene il percorso che porta dall'idea originale di un ricercatore fino al risultato (prevenzione o nuove cure) che può concretamente aiutare il paziente.

Grazie al prezioso contributo di tutti i suoi soci, AIRC sostiene ogni giorno i ricercatori che operano nella ricerca oncologica, da quella di base a quella clinica, e li accompagna per mano nella strada che porta al raggiungimento dell'ambizioso obiettivo di sconfiggere il cancro.

La ricerca di base

Viene definita ricerca di base quella iniziata senza particolari fini pratici, ma, in un certo senso, guidata soprattutto dalla curiosità del ricercatore che vuole conoscere, per esempio, il meccanismo molecolare che sta alla base di un particolare fenomeno biologico. È la ricerca portata avanti sui banconi del laboratorio, tra provette e reagenti chimici e che ci fa capire come funzionano i geni o come le proteine lavorano all'interno del nostro organismo.

La ricerca di base potrebbe sembrare lontana dal paziente e dalla sua malattia, ma in realtà rappresenta il punto di partenza per tutte le successive scoperte anche cliniche: conoscere, per esempio, i meccanismi che regolano l'espressione dei geni e che portano la cellula a produrre metastasi - tanto per fare un esempio concreto - è fondamentale per contrastare in modo sempre più efficace e sicuro la comparsa del tumore e per creare nuovi farmaci mirati verso bersagli precisi.

Questo tipo di ricerca scientifica, inoltre, spesso riserva grandi sorprese agli stessi scienziati: non sono rari i casi nei quali si parte per studiare una particolare molecola e si scopre che questa ha delle proprietà completamente diverse da quelle immaginate e che può, magari, essere utilizzata come bersaglio ideale e così permettere di disegnare nuovi farmaci ad hoc. Sono molti i laboratori oncologici dedicati alla ricerca di base, alla quale viene riconosciuto un ruolo fondamentale nella progressione della scienza.

La ricerca traslazionale

In campo oncologico, la ricerca traslazionale verifica la possibilità di trasformare le scoperte scientifiche che arrivano dal laboratorio in applicazioni cliniche per ridurre l'incidenza e la mortalità per cancro. Questa è solo una delle definizioni possibili per questo ramo della ricerca scientifica che viene ben rappresentata anche dalla frase "dal bancone del laboratorio al letto del paziente" (in inglese, "from bench to bedside").

Si tratta, in altre parole, di costruire una sorta di ponte tra la scienza e la medicina, per poter utilizzare nel modo migliore le scoperte dei ricercatori. Il concetto non è nuovo, ma ha assunto un significato molto diverso negli ultimi anni: fin dalla metà del secolo scorso esisteva uno stretto legame tra ricerca di base e medicina, ma oggi le due discipline viaggiano a velocità molto diverse. La ricerca di base è incredibilmente veloce, produce risultati a ritmi molto rapidi mentre i tempi per portare questi risultati al letto del paziente sono molto lunghi e spesso accade che le enormi possibilità nella diagnosi o nella terapia suggerite dalla scienza non possano essere sfruttate fino in fondo dai medici che si confrontano ogni giorno con i pazienti. A salvaguardia dei pazienti ci sono infatti normative di legge che fanno slittare l'applicazione dopo molti anni.

Serve dunque un esperto capace di tradurre in pratica le scoperte della scienza, cercando le strategie migliori per poter utilizzare "sul letto del paziente" l'ultima scoperta nel campo della genetica o della biologia molecolare. E nei laboratori di oncologia più avanzati nascono centri specifici di ricerca traslazionale presso i quali lavorano persone capaci di camminare in equilibrio tra i due ambiti: si tratta di ricercatori che conoscono la ricerca di base, ma che hanno anche un'attenzione particolare per il paziente e una grande capacità di comprendere le necessità di chi si prende cura dei malati ogni giorno nella pratica clinica.

Come precisano gli esperti del settore, il ponte che collega scienza e medicina, è un ponte a due sensi di marcia. Il percorso tradizionale prevede che le informazioni che arrivano dal laboratorio vengano tradotte in strumenti utili da applicare al letto del paziente, cioè alla pratica clinica di tutti i giorni, ma non è raro che da informazioni che arrivano dall'osservazione dei pazienti i ricercatori colgano spunti per nuovi esperimenti in laboratorio.

La ricerca preclinica

Supponiamo che dalla ricerca di base arrivino le indicazioni per un nuovo bersaglio molecolare verso il quale indirizzare gli studi di farmaci da utilizzare nella pratica clinica e nella lotta quotidiana contro il cancro. Prima di valutare gli effetti di una nuova cura sull'uomo, però, i ricercatori devono verificarne l'efficacia e soprattutto la sicurezza in modelli sperimentali. Si tratta di quella che gli esperti chiamano ricerca preclinica, un tipo di ricerca essenziale prima di passare alla sperimentazione sull'uomo.

Questo tipo di ricerca serve per valutare un nuovo farmaco, ma anche nuovi strumenti clinici o diagnostici, nuove strategie per la somministrazione dei farmaci eccetera. I ricercatori che si occupano di ricerca preclinica portano avanti esperimenti in vitro e in vivo, cioè basati sull'uso di provette, geni e cellule coltivate in laboratorio, o sull'uso di modelli animali, anche se il loro utilizzo è stato notevolmente ridotto negli ultimi anni per motivi etici ed economici.< br/> Ovviamente, tutti gli esperimenti condotti nelle fasi precliniche sono sottoposte a stretto controllo da parte delle autorità competenti e, per poter poi essere utilizzati come base per studi sugli uomini, i risultati devono essere ottenuti seguendo regole ben precise, definite Good Laboratory Practices nelle linee guida internazionali.

Non è possibile fare a meno della ricerca preclinica, poiché sulla base dei risultati ottenuti in questi studi vengono disegnati gli studi clinici di fase I, cioè le prime fasi della sperimentazione nell'uomo che porteranno, dopo anni di attente osservazioni, all'approvazione della nuova terapia.

La ricerca clinica

L'ultima fase della ricerca scientifica prima della approvazione di un nuovo farmaco o di un nuovo tipo trattamento deve, per forza di cose, passare da quella branca della ricerca chiamata ricerca clinica.

Si tratta di sperimentazioni che coinvolgono pazienti in carne e ossa per valutare l'efficacia di una nuova molecola o di un nuovo trattamento e che in genere sono divise in quattro fasi. Le prime tre fasi sono necessarie per ottenere l'approvazione del nuovo trattamento e della sua commercializzazione, mentre la quarta viene effettuata quando la terapia ha già ricevuto tale approvazione, per osservarne gli effetti su larga scala.

La ricerca clinica comprende gli studi che si occupano di identificare il trattamento o le modalità di trattamento più efficaci. Tutte le persone che prendono parte agli studi clinici devono firmare un consenso ad entrare nello studio che autorizza i ricercatori a raccogliere i dati che li riguardano e che descrivono le loro reazioni al trattamento studiato, ma è importante sottolineare che le informazioni ottenute nel corso dello studio restano in forma del tutto anonima.

Può succedere che, durante il ricovero in ospedale, il medico chieda al paziente di fare parte di uno studio clinico per sperimentare, per esempio, un nuovo farmaco da affiancare o sostituire alla chemioterapia tradizionale: il paziente è libero di decidere e il medico è tenuto a fornire tutte le indicazioni necessarie per arrivare a una scelta consapevole, senza forzature o condizionamenti.

La ricerca epidemiologica

Gli studi di tipo epidemiologico si occupano, invece, di esaminare la distribuzione della malattia nella popolazione, i fattori di rischio per la sua comparsa e la relazione con abitudini e stili di vita.

Inoltre l'epidemiologia analizza l'efficacia degli esami preventivi e degli screening per la diagnosi precoce, valutando il rapporto tra costi e benefici. La struttura degli studi epidemiologici è simile a quella degli studi clinici: si selezionano gruppi di persone da osservare (coorti), a volte in modo retroattivo (andando a verificare l'effetto di comportamenti o fattori pregressi sullo stato di salute al momento dell'osservazione). Si usano anche studi in cui un gruppo di persone è o è stato esposto all'effetto della sostanza che si vuole studiare mentre un secondo gruppo, che funge da controllo, non è o è stato esposto ai suoi effetti.

Negli ultimi anni, in oncologia, hanno assunto sempre maggiore importanza gli studi di epidemiologia molecolare, in cui le analisi epidemiologiche sono messe in relazione con le caratteristiche genetiche degli individui.

Top

Ultimo aggiornamento venerdì 1 gennaio 2010.

Autore: Agenzia Zoe

Articolo conforme ai principi HONCode

Leggi anche

Cos'è il cancro

Cose il cancro

Traguardi dei nostri ricercatori

I traguardi dei nostri ricercatori

Sosteniamo la ricerca

Sosteniamo la ricerca

Disarmare i tumori

Piero Angela  ci guida alla scoperta delle dieci proprietà biologiche, comuni a ogni tipo di tumore, su cui la ricerca sta lavorando per migliorare la diagnosi, la prognosi e la cura dei tumori.

Guarda il video

Partire per tornare:
la nostra strada verso nuove cure

in-viaggio-con-la-ricerca-logo

Scopri il programma di donazione continuativa che permette ai nostri ricercatori di rientrare in Italia e sviluppare le cure più innovative.

Aderisci subito: scegli quando e quanto donare!

5 X 1000 X AIRC

Cinque per 1000

Inserisci il codice fiscale di AIRC nello spazio destinato al 5X1000 della tua dichiarazione dei redditi e aiutaci a moltiplicare i risultati della ricerca.

Richiedi un sms promemoria con il codice fiscale!

Resta in contatto

TIENITI INFORMATO

UNA CORRETTA INFORMAZIONE È IL PRIMO PASSO
PER PREVENIRE IL CANCRO.

X
Come da informativa sulla privacy acconsento al trattamento dei miei dati
Iscriviti alla newsletter