IL NOTIZIARIO DELLA RICERCA

Quattro sfide per il futuro

La sfida del bersaglio

sfida-bersaglio

 

Molti farmaci noti sono potenti antitumorali, ma la difficoltà è farli arrivare esclusivamente al bersaglio, evitando che colpiscano cellule sane e utili. La ricerca oncologica si concentra quindi su due importanti aspetti: da un lato cerca di identificare, all'interno o all'esterno della cellula tumorale, sempre più bersagli chiave, ovvero siti che, se colpiti o inattivati da farmaci specifici, sono in grado di portare alla morte della cellula stessa; dall'altro sviluppa nuove tecnologie che possono contribuire a raggiungere questo obiettivo.

Alcuni farmaci vengono già oggi somministrati all'interno di speciali vettori di sintesi che ne facilitano il viaggio verso il bersaglio. È il caso, per esempio, dei farmaci che sfruttano i cosiddetti liposomi, strutture lipidiche che semplificano il trasporto delle sostanze nel sangue e nei tessuti. Gli scienziati hanno allo studio anche altre tipologie di vettori progettati per facilitare l'arrivo delle cure là dove devono agire.

Nel futuro della medicina sembrano esserci anche i nanomateriali, grazie ai quali si possono costruire minuscoli vettori. Vi sono diversi studi promettenti in ambito oncologico: se le sperimentazioni cliniche escluderanno fenomeni di tossicità per l'organismo, tali vettori potrebbero costituire una vera svolta per i malati.

La precisione nel raggiungere il bersaglio consentirà non solo di selezionare le cellule da colpire, ma anche di superare eventuali resistenze alle terapie. Ormai è noto che non basta eliminare il tumore primario e la sua massa: bisogna essere certi di aver ucciso anche le cellule staminali tumorali, che sembrano costituire la riserva del tumore e che sono all'origine di fenomeni come le metastasi e le ricadute. Le staminali tumorali sono dotate di caratteristiche particolari che le rendono più resistenti ai comuni trattamenti. Per questo è essenziale imparare a identificarle e trovare molecole in grado di distruggerle, oppure veicolare fino a loro le molecole che attualmente sono efficaci contro le cellule tumorali "semplici", quelle che - a differenza delle staminali tumorali - si riproducono di più.

 

Trasformarsi per resistere

Perché alcuni pazienti con tumori avanzati alla prostata smettono di rispondere ai farmaci contro gli ormoni androgeni, fino ad allora molto efficaci? Uno studio finanziato da AIRC e pubblicato su Nature Medicine da un'équipe internazionale di scienziati coordinati da Francesca Demichelis dell'Università di Trento, ha esaminato un fenomeno che si verifica in questi pazienti, e cioè la trasformazione del tumore da adenocarcinoma classico a cancro neuroendocrino. La trasformazione è il tentativo delle cellule tumorali di sopravvivere al trattamento con farmaci che inibiscono gli androgeni. Una volta avvenuto il cambiamento, il tumore non ha più bisogno degli ormoni e per questo diventa insensibile al farmaco. I ricercatori, grazie alla collaborazione di biologi e medici, ma anche informatici, fisici, matematici, hanno sequenziato il DNA di pazienti con adenocarcinoma puro, tumore neuroendocrino puro o forme intermedie tra i due. L'analisi molecolare ha permesso di identificare una serie di possibili bersagli terapeutici, che potrebbero essere utili, in futuro, per la messa a punto di nuove terapie mirate.

 


Come Aiutarci

Scopri di più »