Grazie ai ricercatori oggi possiamo parlare di curabilità del cancro.
Ma c’è ancora molto da fare!
Scopri cosa fa la ricerca e cosa puoi fare tu ogni giorno.

Nella lotta contro il cancro si cominciano a raccogliere i primi frutti: oltre che negli Stati Uniti, anche in Europa e in Italia le campagne di prevenzione e l’introduzione di nuove cure più efficaci stanno spuntando le armi ai tumori, riducendone la mortalità.
Uno studio sostenuto da AIRC e FIRC e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Annals of Oncology dimostra che il cancro è sempre più una malattia curabile.
Basandosi sui dati ufficiali dell’Organizzazione mondiale della sanità, Carlo La Vecchia, dell’Istituto Mario Negri di Milano, insieme con Fabio Levi, dell'Istituto di Medicina Sociale e Preventiva del Centre Hospitalier Universitaire Vaudois e dell'Università di Losanna in Svizzera, ha osservato che tra il periodo 1990-1994 e quello 2000-2004 i tassi di mortalità per 25 tumori in 34 Paesi europei sono diminuiti del 9 per cento negli uomini e dell’8 per cento nelle donne, con un forte calo soprattutto tra gli individui di mezza età.

C’è ancora però molto da fare e il quadro complessivo mostra grandi differenze da tumore a tumore e da Paese a Paese. Per alcuni tumori, come quelli del testicolo o le leucemie, il calo di mortalità è significativo e costante nel tempo, soprattutto grazie alle conquiste della medicina, che cura sempre meglio queste malattie; per altri, come il tumore del collo dell’utero, il successo è da attribuire soprattutto alla prevenzione, con una diagnosi sempre più precoce; per altri ancora, l’andamento della mortalità dipende da quanto sono diffusi i comportamenti a rischio.
È il caso del tumore del polmone, che fa sempre meno vittime tra gli uomini, i quali fumano molto meno di un tempo, e colpisce invece sempre più le donne, tra le quali purtroppo è sempre più diffusa l’abitudine alla sigaretta, una volta considerata sconveniente. Lo stesso vale per altre forme di cancro associate, oltre che al fumo, anche al consumo di alcol.
Queste differenze nella diffusione di abitudini nocive per la salute, ma anche nell’accessibilità ai programmi di screening e alle cure più moderne, spiegano la variabilità dei risultati ottenuti da una parte o dall’altra del Vecchio continente. I ricercatori infatti hanno considerato, oltre alla maggior parte dei membri dell’Unione europea, anche alcuni Paesi dell’Europa orientale, dalla Russia all’Ucraina, dalla Bielorussia alla Romania. Quest’ultima è l’unica nazione nella quale non si osserva la tendenza alla riduzione della mortalità che, invece, in misura maggiore o minore, è presente altrove.
I dati europei sono in linea con quelli statunitensi, pubblicati su Cancer. Anche oltreoceano il fenomeno sembra da attribuire in buona parte alla rinuncia al tabacco nel sesso maschile, che ha ridotto la frequenza del tumori del polmone e quindi le sue vittime. Ha però contribuito anche il calo nella mortalità dovuta al tumore della prostata e del colon-retto. Il cancro all’intestino uccide meno, anche nel sesso femminile, soprattutto grazie alla diffusione di programmi di screening.
Miglioramenti significativi si sono osservati anche nella sopravvivenza delle donne colpite da tumore al seno. Il divario tra i due sessi registrato a livello europeo appare ancora più marcato in Italia. Sebbene in valore assoluto le donne continuino ad ammalarsi e a morire di cancro meno degli uomini, questi ultimi stanno accorciando le distanze. I dati AIRTUM del 2009, derivanti dai registri tumori italiani, mostrano che dal 1998 al 2005 si è verificata una riduzione di mortalità per ogni forma di tumore del 12% tra gli uomini e del 6% tra le donne: un calo ancora più significativo considerato che il numero di nuovi tumori scoperti ogni anno al contrario aumenta, complici l’invecchiamento della popolazione e la diffusione di mezzi diagnostici più sensibili.

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